Con la conclusione della quinta stagione di The Boys (stagione 1, 2, 3 e 4), cala definitivamente il sipario su una delle produzioni più iconiche, dissacranti e di successo di Amazon Prime Video. Sapere in anticipo che questo capitolo sarebbe stato l'ultimo aveva acceso nei fan, e in chi vi scrive, un’aspettativa altissima, la promessa di una resa dei conti finale epica, studiata nei minimi dettagli per far esplodere tutte le tensioni accumulate negli anni. Purtroppo, la realtà dello schermo si è rivelata profondamente diversa, trasformando quello che doveva essere il coronamento di un viaggio straordinario nella stagione più deludente in senso assoluto, un passo falso così evidente da riuscire persino nell'impresa di ridimensionare il valore emotivo e l'importanza dei capitoli precedenti.
Guardando indietro, i limiti della sceneggiatura, che prima venivano camuffati dal ritmo e dal carisma dei personaggi, sono emersi in tutta la loro spietata chiarezza. Ci si rende conto, con un pizzico di amaro in bocca, che lo show è rimasto intrappolato per anni in un loop narrativo tanto ridondante quanto frustrante, con il gruppo di Butcher costantemente impegnato a tessere piani per abbattere un Patriota apparentemente intoccabile, fallendo puntualmente a ogni tentativo. Se questo schema ripetitivo poteva essere accettato e persino apprezzato nelle prime quattro stagioni, sorretto com'era da una reale e profonda evoluzione psicologica dei protagonisti, nell'atto finale questa giustificazione viene del tutto a mancare. La quinta stagione soffre di una scrittura pigra, costellata da buchi di trama enormi e da una costante, fastidiosa sensazione di "filler", di riempitivo purissimo creato solo per allungare il brodo e raggiungere il minutaggio stabilito, quando l'unica cosa che sarebbe servita era un'accelerazione brutale verso l'epilogo.
A peggiorare le cose si aggiunge una gestione dei tempi e dei legami con l'universo espanso che lascia molto a desiderare. Chi ha amato e seguito con interesse lo spin-off Gen V (stagione 1 e stagione 2) si è ritrovato di fronte a una gestione frettolosa dei suoi elementi, liquidati troppo rapidamente per fare spazio a un'operazione commerciale fin troppo trasparente. La sensazione diffusa, condivisa anche da gran parte delle recensioni lette in questi giorni, è che l'attenzione degli sceneggiatori fosse tragicamente divisa tra la necessità di chiudere la storia principale e l'obbligo aziendale di inserire personaggi ed elementi utili solo a sponsorizzare e lanciare i futuri spin-off del franchise. Questa commercializzazione forzata ha sottratto spazio vitale al cuore drammatico della serie, disperdendo l'energia proprio quando la tensione avrebbe dovuto essere al culmine.
Il paradosso più grande si consuma proprio nel tanto atteso scontro finale con Patriota. Quel momento rappresenta indubbiamente il punto più alto e memorabile dell'intera stagione, regalandoci l'immagine potentissima di un superuomo privato del suo potere divino, trasformato improvvisamente in un essere umano umile, vulnerabile e divorato dalla paura. Una scelta narrativa straordinaria, che mette a nudo l'essenza stessa della nemesi di Butcher e che avrebbe meritato di essere sviscerata, sofferta e dilatata. Invece, tutto si consuma in un lampo, una risoluzione velocissima che lascia quasi storditi per la sua rapidità e che non rende giustizia ad anni di attesa. Viene quasi da chiedersi se il tempo perso in sotto-trame inutili non potesse essere investito proprio qui, regalando una degna celebrazione a una delle figure più complesse della televisione recente. Il bilancio finale è quindi segnato dal rimpianto. Resta la gratitudine per il divertimento, la satira feroce e la straordinaria compagnia che questa serie ci ha garantito per anni, ma è impossibile non guardare a quest'ultima stagione come a un epilogo indegno, un finale sbrigativo che ha spento con troppa fretta un fuoco che avrebbe dovuto bruciare tutto.



