venerdì 10 aprile 2026

Blind Guardian - Battalions Of Fear



 Artista: Blind Guardian
Anno: 1988
Tracce: 9
Formato: CD 
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Con i Blind Guardian il percorso l'ho fatto a ritroso. Prima Imaginations From The Other Side, poi Nightfall in Middle-Earth, e solo dopo, quando certi suoni avevano già fatto breccia, sono andato a recuperare anche altri album ed il loro esordio. Battalions of Fear  è un disco che si ascolta con occhi diversi sapendo cosa la band sarebbe diventata, e questo cambia tutto.

È un album acerbo, e non ha senso nasconderlo. I Blind Guardian del 1988 sono ancora dentro la tradizione dello speed e power metal teutonico dell'epoca con velocità forsennata, produzione ruvida, Hansi Kürsch con una voce che deve ancora trovare la sua dimensione più teatrale e narrativa. Si sente il peso delle influenze ( Helloween su tutti) e la band non ha ancora sviluppato quella capacità di costruire architetture sonore complesse che li renderà unici.

Eppure i temi ci sono già. La fantasia tolkieniana, i riferimenti letterari, quella voglia di raccontare storie invece di limitarsi a suonare forte: tutto questo è già presente, anche se ancora grezzo e non del tutto a fuoco. Guardian of the Blind e By the Gates of Moria mostrano già dove la band vuole andare, anche se non ci arriva ancora del tutto.

Ascoltato oggi, Battalions è un documento interessante più che un disco da rimettere su spesso. Vale per capire da dove vengono, e per apprezzare ancora di più quanto lontano siano arrivati.

giovedì 9 aprile 2026

Manowar - The Triumph Of Steel

 
Artista: Manowar
Anno: 1992
Tracce: 8
Formato: CD
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Con i Manowar ho già dichiarato la mia posizione: li seguo, li ascolto, e mi vergogno un po' di ammetterlo. The Triumph of Steel  non aiuta esattamente a superare questa ambivalenza ed anzi, la incarna in modo quasi esemplare.

Il disco apre con Achilles, Agony and Ecstasy in Eight Parts: ventotto minuti divisi in otto movimenti dedicati alle vicende dell'eroe omerico. Ventotto minuti. In apertura. Se c'è una cosa che i Manowar non hanno mai avuto è il senso della misura, e qui lo dimostrano con una grandiosità che sfiora il grottesco  eppure, come spesso accade con loro, funziona lo stesso. Non perché sia raffinata, ma perché è suonata con una convinzione assoluta che disarma qualsiasi tentativo di ironia. Eric Adams alla voce è nel pieno della sua forma, e su certi passaggi epici riesce a fare cose che pochi cantanti metal possono permettersi.

Il resto del disco alterna momenti più diretti e muscolari come Metal Warriors, Burning  ad altri che scivolano nella retorica più pomposa che la band sa produrre. La differenza rispetto a Hail to England è evidente: lì c'era una compattezza e una cattiveria che tenevano tutto in piedi; qui la lunghezza e la grandiosità prendono il sopravvento, e il disco finisce per essere meno coeso.

È un Manowar tipico degli anni Novanta più dilatato, più ambizioso, con tutti i pregi e i difetti che questo comporta. Lo ascolto, mi vergogno un po', e vado avanti.

mercoledì 8 aprile 2026

Iron Maiden - Virtual XI

 
Artista: Iron Maiden
Anno: 1998
Tracce: 8
Formato: CD
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C'è un periodo nella storia degli Iron Maiden che i fan tendono a sorvolare rapidamente, e Virtual XI ( ne è forse il momento più emblematico. È il secondo disco con Blaze Bayley alla voce, uscito in un momento in cui la band stava cercando una direzione dopo l'addio di Bruce Dickinson, e si sente. Anche se siamo al suo secondo album con il gruppo.

Bayley non è il problema. Va detto chiaramente: è un cantante con la sua identità, la sua potenza, il suo stile. Il problema è che quella voce più bassa, più terrigna, meno teatrale di Dickinson , non si sposa naturalmente con il suono Maiden, e l'album non trova mai un modo convincente per risolvere questa tensione. Alcuni brani sembrano scritti pensando a un cantante diverso, altri suonano come tentativi di adattarsi a qualcosa che non si adatta del tutto.

C'è però un tentativo di sperimentazione che va riconosciuto. The Clansman è probabilmente il pezzo più riuscito del disco poichè risulta epico, lungo, con una costruzione che ricorda i momenti migliori della band, e Bayley che ci mette dentro tutto quello che ha. Lightning Strikes Twice funziona come brano diretto e senza fronzoli. Qualcosa, insomma, si salva. Ma il disco nel complesso suona come una band che sta cercando se stessa senza ancora trovarsi, con qualche lungaggine di troppo e una produzione che non aiuta.

Non è una bocciatura definitiva. È un disco rimandato, uno di quelli che si ascolta con rispetto per il tentativo, sapendo però che i Maiden sapevano fare molto di meglio. E che di lì a poco avrebbero dimostrato di saperlo ancora.

lunedì 6 aprile 2026

Juventus 2 - Genoa 0


 
Articoletto veloce perchè mi annoio, ma voglio comunque tenere traccia dei passi buoni o di quelli falsi fatti dalla Juventus, in questo Campionato. Anche perchè ormai solo questo è rimasto, essendo usciti dalle altre competizioni. Vista in differita in nottata, ma senza sapere il risultato, mi son goduto un ottimo primo tempo. E mi son fatto anche fregare dalle reti bianconere e dal gioco votato in attacco. Credevo potesse finire in goleada. Invece ci siamo fermati e abbiamo portato avanti un secondo tempo tedioso e giocato male. Comunque tre punti importanti che ci consentono ancora di sperare nel quarto posto. 

Il ritorno a Pasquetta

 
Prendiamola con senso zen, anche quando non tutto va per il verso giusto. Torno dalla mia breve vacanza elbana con una nave della mattina che mi porta a Piombino. Posso rivedere Zizzi e passare il giorno di festa con le ed altri amici. Abbiamo tempo per fare diverse cose tra cui incontrarci a Baratti per vedere il pratone infestato di ex noi con palloni, palline, aquiloni e forse droni e farci una breve passeggiata prima di pranzo. Con il senno di poi ci sarebbe stato tempo anche per salire sulle Apuane, volendo. Infatti il pranzo si è rivelata una lunghissima ed estenuante attesa per avere un semplice "birraepanino". Ma vabbeh, quel che è fatto è fatto e poco importa se in realtà è stata una merenda. Proseguiamo tutti e sei verso una nuova passeggiata, questa volta in pineta al Lago Verde e ci svacchiamo sulla spiaggia per digerire. Ultima puntatina sul calar del sole nella ridente Populonia (stazione) dove la genuinità vince su tutto.

domenica 5 aprile 2026

Elba: non solo spiagge #28 (Promontorio di Capoliveri)

 

Pasqua. Niente pranzo della tradizione, niente tavolate, almeno non oggi. Prima si cammina.

Il promontorio di Capoliveri è uno di quei posti che non deludono mai, e la scelta di farne un anello panoramico per il giorno di Pasqua è stata più che azzeccata. Il territorio qui porta ancora i segni delle vecchie miniere di ferro, pirite, ematite, che per secoli hanno definito l'economia di questa parte dell'isola. I tracciati che seguono il promontorio sono gli stessi su cui ogni anno si disputano le gare di Mountainbike che hanno reso Capoliveri famosa nel mondo del ciclismo off-road: sentieri tecnici, cambio continuo di quota, panorami che si aprono e si chiudono tra la macchia con una frequenza quasi ritmica. A piedi si gode tutto questo con un ritmo diverso, più lento, più consapevole. Meno faticoso soprattutto. 

A metà percorso, pausa pranzo alla spiaggia di Buzzancone. Quasi deserta, come ci si aspetta da una spiaggia elbana a Pasqua, ancora troppo presto per i bagnanti, giusto in tempo per chi preferisce il silenzio. Un buon posto per fermarsi, mangiare qualcosa e guardare il mare senza fretta.

Si chiude il cerchio risalendo verso il promontorio e tornando a Capoliveri, uno dei borghi più belli dell'isola con strade strette, vicoli in salita, quella sensazione di paese che non ha ancora perso la sua misura. Un giretto tra i vicoli per concludere la giornata, prima di rientrare alla base.

Album fotografico Promontorio di Capoliveri