Anche questa in differita, ma senza conoscere anticipatamente il risultato. Juventus in difficoltà e senza idee nella prima parte del primo tempo, un po' meglio nella seconda, pur senza creare chissà cosa. Ma almeno ha cercato di tirare su la testa, anche se senza punte in campo, i centrocampisti non riuscivano ad inserirsi e fraseggiare. La ripresa inizia con un piglio differente e nei primi minuti passiamo in vantaggio. Proviamo anche a raddoppiare, ma manca ancora qualcosa. L'Atalanta non ci sta, eppure riusciamo a difendere anche meglio nonostante le azioni pericolose siano perlopiù a marchio nerazzurro. Partita importante per entrambe le compagini, ma la spuntiamo noi e momentaneamente superiamo il Como. Avanti così!
Vomito Ergo Rum
Non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto
domenica 12 aprile 2026
sabato 11 aprile 2026
Ligabue, il ruggito dell'anima, Pisa
iciDiciamocelo subito: non è che uno vada agli Arsenali di Pisa aspettandosi di uscire con addosso quella specie di peso specifico che certi artisti ti lasciano dentro. Eppure è andata così. La mostra si chiama Il ruggito dell'anima e il titolo, per una volta, non è una di quelle trovate di marketing che promettono mari e monti: è proprio la descrizione esatta di quello che trovi.
Cominciamo dall'uomo, perché con Ligabue non si può fare diversamente: l'uomo e il pittore sono la stessa cosa, inscindibili. Nasce a Zurigo alla fine dell'Ottocento, figlio di una ragazza madre italiana e di padre ignoto. La madre muore quando lui è ancora bambino. Cresce tra famiglie affidatarie svizzere, istituti per "ragazzi difficili", cliniche psichiatriche. A vent'anni viene espulso dalla Svizzera dopo la denuncia della madre adottiva per maltrattamenti e spedito in Italia senza conoscere una parola di italiano, in un paese di provincia dell'Emilia che non ha mai visto in vita sua.
Pensate un attimo alla scena. Un ragazzo che tutti considerano matto, senza soldi, senza famiglia, senza lingua. I compaesani lo schivano (o schifano) e lui si porta dietro "el mat" come un secondo nome. Campa di sussidi, fa il manovale, per qualche tempo segue compagnie di circo disegnando cartelloni. Poi comincia a dipingere, prima con mezzi di fortuna, poi grazie a un incontro fortuito con uno scultore del posto che gli vede dentro qualcosa che gli altri non vedono. Da lì non si ferma più, pur tra altri ricoveri in manicomio, miseria, e una solitudine che non lo abbandonerà mai davvero.
Per dipingere gli animali studia libri di zoologia e va al mattatoio ad esaminarne le carcasse. Un metodo di ricerca, diciamo, non convenzionale.
La mostra agli Arsenali porta oltre ottanta opere tra dipinti, sculture, disegni, autoritratti e il percorso è costruito bene: ti accompagna attraverso la vita dell'uomo mentre guardi i quadri, e le due cose si intrecciano in modo che l'una illumina l'altra. Lo spazio funziona: le navate medievali hanno una grandiosità sobria che non schiaccia le opere ma le sostiene.
Davanti ai quadri succede una cosa strana: ti aspetti l'arte naïf, quella roba pittoresca e un po' ingenua, e invece ti ritrovi di fronte a qualcosa di molto più inquieto. Il curatore insiste sul paragone con l'Espressionismo europeo e il paragone regge. Ligabue non ha mai frequentato accademie, non ha mai vissuto vicino ai circuiti dell'arte, eppure dipinge con la stessa urgenza viscerale di quei tedeschi e austriaci tormentati che nel frattempo riformavano la pittura europea. Uno di loro, solo che nessuno glielo ha detto.
Gli animali sono ovunque (tigri, leopardi, aquile, galli in lotta) ma non è zoologia, è autoritratto mascherato. Ogni tigre che balza, ogni rapace che piomba sulla preda: è Ligabue che urla. Il tratto pittorico racconta la forza e il temperamento degli animali, ma quello che emerge davvero è il suo tumulto interiore, la fragilità, la rabbia, la fame di vita di un uomo che il mondo ha respinto fin da quando era in fasce.
E poi ci sono gli autoritratti veri e propri, che sono forse la cosa più devastante della mostra. Ne ha dipinti circa cinquecento nel corso della vita. Cinquecento. Una quantità ossessiva, compulsiva, che racconta da sola tutto quello che c'è da sapere su qualcuno che ha trovato nel farsi ritratto un modo per affermare: io esisto, ci sono, sono reale. E cromaticamente ricordano quelli di Van Gogh... Addirittura. La prima mostra personale arriva quando ha già più di sessant'anni. L'anno dopo un incidente lo lascia paralizzato. Muore poco dopo a Gualtieri, il paese che lo aveva preso in giro per tutta la vita e che adesso gli dedica un museo.
L'audioguida in italiano è inclusa nel biglietto (sconto se siete soci FAI): usatela, perché aiuta non poco.
Vale la visita? Assolutamente sì. Non è una di quelle mostre dove vai, guardi dei quadri carini e torni a casa. È una di quelle che ti seguono per qualche giorno, a rimuginare su un uomo che ha trasformato una vita ai margini in qualcosa che, sessant'anni dopo la sua morte, fa ancora effetto. El Matt aveva ragione su tutto.
Album fotografico Antonio Ligabue, Il Ruggito dell'anima
venerdì 10 aprile 2026
Blind Guardian - Battalions Of Fear
Artista: Blind Guardian
Anno: 1988
Tracce: 9
Formato: CD
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È un album acerbo, e non ha senso nasconderlo. I Blind Guardian del 1988 sono ancora dentro la tradizione dello speed e power metal teutonico dell'epoca con velocità forsennata, produzione ruvida, Hansi Kürsch con una voce che deve ancora trovare la sua dimensione più teatrale e narrativa. Si sente il peso delle influenze ( Helloween su tutti) e la band non ha ancora sviluppato quella capacità di costruire architetture sonore complesse che li renderà unici.
Eppure i temi ci sono già. La fantasia tolkieniana, i riferimenti letterari, quella voglia di raccontare storie invece di limitarsi a suonare forte: tutto questo è già presente, anche se ancora grezzo e non del tutto a fuoco. Guardian of the Blind e By the Gates of Moria mostrano già dove la band vuole andare, anche se non ci arriva ancora del tutto.
Ascoltato oggi, Battalions è un documento interessante più che un disco da rimettere su spesso. Vale per capire da dove vengono, e per apprezzare ancora di più quanto lontano siano arrivati.
giovedì 9 aprile 2026
Manowar - The Triumph Of Steel
Artista: Manowar
Anno: 1992
Tracce: 8
Formato: CD
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Il disco apre con Achilles, Agony and Ecstasy in Eight Parts: ventotto minuti divisi in otto movimenti dedicati alle vicende dell'eroe omerico. Ventotto minuti. In apertura. Se c'è una cosa che i Manowar non hanno mai avuto è il senso della misura, e qui lo dimostrano con una grandiosità che sfiora il grottesco eppure, come spesso accade con loro, funziona lo stesso. Non perché sia raffinata, ma perché è suonata con una convinzione assoluta che disarma qualsiasi tentativo di ironia. Eric Adams alla voce è nel pieno della sua forma, e su certi passaggi epici riesce a fare cose che pochi cantanti metal possono permettersi.
Il resto del disco alterna momenti più diretti e muscolari come Metal Warriors, Burning ad altri che scivolano nella retorica più pomposa che la band sa produrre. La differenza rispetto a Hail to England è evidente: lì c'era una compattezza e una cattiveria che tenevano tutto in piedi; qui la lunghezza e la grandiosità prendono il sopravvento, e il disco finisce per essere meno coeso.
È un Manowar tipico degli anni Novanta più dilatato, più ambizioso, con tutti i pregi e i difetti che questo comporta. Lo ascolto, mi vergogno un po', e vado avanti.
mercoledì 8 aprile 2026
Iron Maiden - Virtual XI
Artista: Iron Maiden
Anno: 1998
Tracce: 8
Formato: CD
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Bayley non è il problema. Va detto chiaramente: è un cantante con la sua identità, la sua potenza, il suo stile. Il problema è che quella voce più bassa, più terrigna, meno teatrale di Dickinson , non si sposa naturalmente con il suono Maiden, e l'album non trova mai un modo convincente per risolvere questa tensione. Alcuni brani sembrano scritti pensando a un cantante diverso, altri suonano come tentativi di adattarsi a qualcosa che non si adatta del tutto.
C'è però un tentativo di sperimentazione che va riconosciuto. The Clansman è probabilmente il pezzo più riuscito del disco poichè risulta epico, lungo, con una costruzione che ricorda i momenti migliori della band, e Bayley che ci mette dentro tutto quello che ha. Lightning Strikes Twice funziona come brano diretto e senza fronzoli. Qualcosa, insomma, si salva. Ma il disco nel complesso suona come una band che sta cercando se stessa senza ancora trovarsi, con qualche lungaggine di troppo e una produzione che non aiuta.
Non è una bocciatura definitiva. È un disco rimandato, uno di quelli che si ascolta con rispetto per il tentativo, sapendo però che i Maiden sapevano fare molto di meglio. E che di lì a poco avrebbero dimostrato di saperlo ancora.
lunedì 6 aprile 2026
Juventus 2 - Genoa 0

Articoletto veloce perchè mi annoio, ma voglio comunque tenere traccia
dei passi buoni o di quelli falsi fatti dalla Juventus, in questo
Campionato. Anche perchè ormai solo questo è rimasto, essendo usciti
dalle altre competizioni. Vista in differita in nottata, ma senza sapere
il risultato, mi son goduto un ottimo primo tempo. E mi son fatto anche
fregare dalle reti bianconere e dal gioco votato in attacco. Credevo
potesse finire in goleada. Invece ci siamo fermati e abbiamo portato
avanti un secondo tempo tedioso e giocato male. Comunque tre punti
importanti che ci consentono ancora di sperare nel quarto posto.
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