Vomito Ergo Rum
Non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto
mercoledì 22 aprile 2026
Primo giorno sul Monte Olimpo
martedì 21 aprile 2026
Palaios Panteleomas, Platamonas e Agia Kori
lunedì 20 aprile 2026
Dalle Meteore a Larisa
Nuovo giorno, nuovo cambio di scenario. Oggi si punta verso Larisa: una città decisamente più caotica, ma vibrante e piena di vita, il che non guasta se l'idea è quella di godersi un po' di movimento serale e magari tirare tardi senza il silenzio monastico di Kastráki. Prima di salutare definitivamente le rocce giganti, però, non potevo non concedermi l'ultimo "saluto" in quota.
domenica 19 aprile 2026
Meteore, sei monasteri
sabato 18 aprile 2026
Arrivo a Kastraki
Ci risiamo. Dopo aver battuto palmo a palmo le spiagge di Creta, il caos magnetico di Atene e la storia polverosa del Peloponneso, questa volta il mio radar punta verso nord, con gli scarponi da trekking già scalpitanti addosso (non entrano nello zaino). Tutto comincia nel cuore della notte, in quel limbo temporale dove il confine tra "andare a dormire" e "svegliarsi" svanisce del tutto: direzione Roma, perché il mio volo per Salonicco decolla alle sei in punto. Qualcuno la chiamerebbe follia, io lo chiamo spirito d'adattamento, perché quando la meta chiama, la sveglia non pesa mai davvero. Il mio "jet privato" marchiato Ryanair decide di fare il miracolo, sfrecciando come un missile (metafora rischiosa, lo so, ma passatemela per l'entusiasmo) e atterrando a destinazione con addirittura trenta minuti di anticipo. Una volta recuperata l'auto a noleggio, la prima tappa è un classico intramontabile: l'autogrill. Sfido apertamente la sorte, ma stavolta nessun camion ha deciso di montarmi sopra e, appurato che la fortuna aiuta gli audaci, mi metto finalmente in marcia verso la vera prima meta di questa avventura: Kastráki.
Magari vi starete chiedendo che posto sia, ed effettivamente Kastráki è poco più di un avamposto, un grumo di case basse e tetti rossi che sembra quasi scusarsi per essere lì, schiacciato contro le pareti di roccia ciclopiche di Meteora. Ma è proprio questa la sua magia: è la porta d'accesso a uno dei luoghi più surreali del pianeta, dove la geologia ha deciso di fare a pugni con la gravità. Le Meteore, letteralmente "rocce sospese nell'aria", sono enormi pilastri di conglomerato che emergono dalla pianura della Tessaglia come dita di pietra puntate verso il cielo. Secoli fa, i monaci bizantini cercarono rifugio e isolamento proprio sulle loro sommità, costruendo monasteri che sembrano sfidare ogni legge fisica. Un tempo ci si arrivava solo con carrucole e scale di corda, mentre oggi, per nostra fortuna, ci sono sentieri e scalinate scavate nella roccia.
Il paesino di Kastráki, a parte la vista che ti toglie il fiato ogni volta che alzi gli occhi, è piuttosto tranquillo, non offre chissà cosa e dato che la vera grande sfacchinata l'ho programmata per domani, non riesco comunque a stare fermo. Nonostante il cielo decida di fare i capricci con qualche gocciolone di pioggia che appare e scompare nel giro di pochi minuti, decido di improvvisare una piccola escursione esplorativa. Mi metto in cammino lungo i sentieri più battuti che serpeggiano ai piedi delle torri di pietra, avvolto da un silenzio quasi mistico, finché non mi ritrovo al cospetto del monastero di San Nicola Anapausas. (EDIT: sarebbe Exōkklḗsi Genesíou Tēs Theotókou, scoperto il giorno dopo ). È uno dei più piccoli e affascinanti, arrampicato su una rupe strettissima che ha costretto i monaci a sviluppare la struttura verticalmente su più piani. Vedere quella costruzione così minuta eppure così tenace, incastrata tra le rocce scure e il verde brillante della primavera greca, è il benvenuto perfetto. Il trekking vero inizia domani, ma la Grecia del nord ha già iniziato a sussurrare le sue storie. E io ascolto.
Album fotografico Arrivo a Kastraki
mercoledì 15 aprile 2026
Motorhead - Overkill
Lemmy Kilmister, Fast Eddie Clarke e Phil Taylor formavano un trio che non aveva nessun interesse a sembrare raffinato. Overkill è grezzo, veloce, rumoroso, registrato con quell'urgenza che i dischi di fine anni Settanta avevano quasi per definizione. Il basso di Lemmy non sta mai sotto la chitarra: è in primo piano, borbottante e aggressivo, quasi un secondo strumento solista. Clarke sforna riff diretti e senza fronzoli. Taylor picchia sulla batteria come se stesse cercando di sfondare qualcosa.
La title track apre il disco con una doppia cassa che all'epoca doveva sembrare una dichiarazione di guerra, e per certi versi lo era. Stay Clean e Damage Case sono forse i brani più accessibili, quelli che restano più in testa. Ma l'intero disco (ho la versione con le cinque tracce aggiuntive, non quello originale) ha una coerenza di fondo che non stanca: non ci sono momenti di pausa, non ci sono concessioni, non c'è niente che non debba esserci.
È esattamente il tipo di musica che sento più vicina rispetto a molta roba nata dopo il 2000, non per nostalgia, ma perché ha qualcosa di concreto e fisico che fatico a trovare altrove. I Motörhead non suonavano per piacere a qualcuno. Si sente.





