domenica 3 maggio 2026

AC/DC - Let There Be Rock

 
Artista: AC/DC
Anno: 1977
Tracce: 8
Formato: CD
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Gli AC/DC li conoscevo come tutti: dai singoli, dalle tracce che girano ovunque, da quella chitarra scolara di Angus Young in divisa che è diventata un'icona prima ancora che un suono. Ma conoscerli per i singoli e conoscerli attraverso un album sono due cose diverse, e quando ho deciso di approfondire ho scelto di partire da Let There Be Rock. Scelta che non ho rimpianto.

Mi son ripreso diversi attimi per cercare info in maniera speifica su questo album che è il quarto disco, registrato agli Albert Studios di Sydney con produttore  George Young, fratello maggiore di Angus e Malcolm, e secondo molti il vero artefice del suono AC/DC di quegli anni. La filosofia di registrazione era semplice e radicale: niente sovraincisioni, niente surplus. Il risultato è un disco che suona esattamente come una band che suona insieme in una stanza, senza filtri e senza mediazioni. Bon Scott alla voce, Malcolm Young al ritmo, Angus al solismo, Phil Rudd alla batteria ed Evans al suo ultimo disco con il basso,  tutto al suo posto, tutto con una funzione precisa.

Il 1977 era un anno in cui il rock stava prendendo mille direzioni diverse ( punk, new wave, disco) e gli AC/DC risposero con qualcosa di volutamente opposto: un hard rock grezzo, diretto, fisico, che non aveva nessuna intenzione di inseguire le mode. Go Down apre con quel blues veloce e tipicamente australiano che è il loro marchio di fabbrica. Dog Eat Dog è più serrata e aggressiva. E poi arriva la title track con  quasi sette minuti in cui Angus costruisce un assolo che parte piano e cresce fino a diventare qualcosa di quasi ipnotico, uno dei momenti più riusciti dell'intera loro discografia.

Ascoltarli per album invece che per singoli cambia la prospettiva: si capisce che la formula non è semplicità per mancanza di idee, ma semplicità come scelta consapevole e coerente. Let There Be Rock è il disco che me lo ha fatto capire meglio di qualsiasi altro. Un ottimo punto di partenza.

sabato 2 maggio 2026

The Crow - Il Corvo (2024)

 
Regia. Rupert Sanders
Anno: 2024
Titolo originale: The Crow
Voto e recensione: 3/10
Pagina di IMDB (4.7)
Pagina di I Check Movies
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Quando capitano ste cose mi dico sempre che basterebbe non guardarla. Anche in questo caso infatti siamo di fronte all'ennesima operazione marchettara, senza idee, che vuole operare resuscitando un franchise che già si era inabissato con l'uscita del secondo, sterile capitolo. Eppure quello, pur brutto quanto vogliamo, a due anni dall'uscita dell'originale, poteva pure avere un senso. Adesso invece tutto puzza di presa in giro. Essendo compreso in Prime Video  ho deciso di perdere e sacrificare il mio tempo, consapevole del fatto che non sarebbe stato chissà cosa e che almeno si parlava di una produzione di un certo livello. Invece eccomi qua a ribadire che non ha funzionato niente, neanche il cast con nomi all'avanguardia (non li cito perchè forse tra qualche anno si vergogneranno di averlo fatto) o una fotografia che costa qualche soldo, effetti video da gaming (pure la pioggia finta... vabbeh), sono riusciti nell'intento di renderlo piacevole. Non dico curioso o ben fatto, ma almeno piacevole. No. E se vogliamo puntare il dito facciamo pure sulla sceneggiatura in cui si perde tutta la poesia ed il romanticismo, la vendetta, la rabbia, l'amore .... Tutto quanto lasciato per strada. Un film in cui si parla di sentimenti ed emozioni, ma latitano. Da non guardare.

Opeth - Blackwater Park

 
Artista: Opeth
Anno: 2001
Tracce: 8
Formato: CD
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Con i Dark Tranquillity avevo già esplorato un certo tipo di metal scandinavo, melodico, oscuro, costruito su strati. Gli Opeth appartengono a quel territorio ma ci fanno cose diverse, più ambiziose e meno lineari. Blackwater Park del 2001 è il disco che li ha fatti conoscere al grande pubblico, il quinto della loro discografia, e si capisce subito perché.

La caratteristica che colpisce di più è il modo in cui il disco respira. Non è semplicemente death metal progressivo, è un continuo alternarsi di ferocia e intimismo, di growl pesantissimi e passaggi acustici quasi folk, di riff oscuri e improvvisi squarci melodici. Mikael Åkerfeldt è la mente e la voce di tutto questo: passa dal cantato pulito e malinconico al growl più brutale con una naturalezza disarmante, senza mai sembrare schizofrenico. Il tutto con la produzione di Steven Wilson dei Porcupine Tree, che aveva scoperto la band quasi per caso e chiesto di collaborare, e il suo tocco si sente, in quell'equilibrio tra pesantezza e spazio che tiene tutto in piedi.

The Leper Affinity apre il disco con dieci minuti che dichiarano subito le intenzioni. Harvest è una ballata acustica malinconica che sorprende per quanto funzioni nel contesto. The Drapery Falls è forse il brano più compiuto: inizia dolce, poi precipita nel nero più cupo e poi risale, tutto dentro la stessa canzone. Dirge for November parte con un intro quasi jazzistico prima di sprofondare nella lava. La title track chiude il disco con una grandiosità che si fa perdonare perché è guadagnata nota per nota.

Non è un disco semplice da seguire, e non ha nessuna intenzione di esserlo. Ma per chi ha le vedute abbastanza aperte da starci dentro  e la pazienza di lasciarlo lavorare  Blackwater Park è uno di quei dischi che restano. 

venerdì 1 maggio 2026

Andrea Viscusi - Dimenticami Trovami Sognami

 
Autore: Andrea Viscusi
Anno: 2015
Titolo originale:  Dimenticami Trovami Sognami
Voto e recensione: 3/5
Pagine: 326
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 Trama del libro e quarta di copertina:
 Selezionato per un progetto speciale dell’ESA, Dorian capisce presto che la sua non sarà una missione ordinaria. Al suo ritorno, dodici anni dopo, deve affrontare il mondo che si è lasciato alle spalle e i lati oscuri del Progetto a cui ha preso parte. Ma c’è qualcos’altro, qualcosa che si annida dentro di lui e prende possesso dei suoi sogni, una forza sconosciuta che Dorian dovrà imparare a conoscere e controllare, prima di esserne sopraffatto. La missione di Dorian è l’ultimo tassello di una vicenda iniziata molto tempo prima. Una storia che coinvolge personaggi enigmatici con strane teorie e che affonda le proprie radici nell’origine stessa dell’Universo. Esiste un meccanismo anomalo, un bug cosmico, che permette di riscrivere la realtà e che una volta appreso conferisce un potere immenso. Ma è davvero possibile sfruttarlo per i propri scopi? O questo processo, una volta innescato, sfugge prepotentemente a ogni tentativo di controllo? I protagonisti di "Dimenticami Trovami Sognami" affrontano un mistero che rischia di travolgere la loro stessa esistenza: Dorian, costretto a confrontarsi con forze più grandi di lui; il dottor Novembre, a cui si rivolgono in cerca d’aiuto persone tormentate da visioni incomprensibili; Simona, che ha aspettato Dorian per dodici anni e dovrà rimettere insieme i pezzi di una storia che forse, in questo Universo, non è mai avvenuta. Con un racconto inedito dell'autore. Introduzione di Elvezio Sciallis
 
 Commento personale e recensione:
Anche questo libro lo ho "trovato" in qualche gruppo come consigliato, relativamente ad una richiesta di autori contemporanei simili a Dick, Vabbeh, ovviamente son differenti, ma in effetti una parte del tema trattato può alzare le antenne per qualche richiamo. A me ad esempio ha richiamato un po' anche Shutter Island (ho letto anche il libro) e Donnie Darko. Tutto questo però non significa che non sia originale, ma quanto Viscusi sia stato bravo nel riuscire a cogliere lementi interessanti un po' qua ed un po' là. Ovviamente inserendoli in un contesto particolarmente intrigante. Caso vuole inoltre, che abbia iniziato a leggere il romanzo proprio mentre ero a Lucca sulle mura e sì, i protagonisti sono italiani e quando si muovono lo fanno proprio a Lucca. Un caso simpatico e che fa riflettere soprattutto una volta terminata la lettura. Torniamo al libro in sè: la prima parte è senza dubbio quella più vivace, mentre quella centrale (senza un senno di poi) invece per me era lenta e faticosa. Con la terza parte (sognami), che ha fatto a chiusura e collante mi sono ricreduto ed ho apprezzato il tutto. Una buona visione d'insieme. 
 

giovedì 30 aprile 2026

Saxon - Wheels Of Steel

 

Autore: Saxon
Anno: 1980
Tracce: 9
Formato: CD 
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Cambio totale di registro. Dai pratoni di Baratti con i Green Day ci spostiamo nel 1980, nella working class inglese, con i Saxon e Wheels of Steel, uno dei dischi fondativi della NWOBHM, la New Wave of British Heavy Metal, quel movimento che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta ridefinì il suono dell'heavy metal prima che il resto del mondo se ne accorgesse.

I Saxon non erano i più tecnici né i più innovativi della scena ( i Maiden e i Judas Priest stavano già altrove) ma avevano qualcosa che funzionava in modo diverso: una fisicità diretta, un suono da pub e da strada, riff costruiti per essere suonati a tutto volume senza troppi fronzoli. Wheels of Steel è il secondo album, quello che li catapultò fuori dall'underground e li portò nei grandi palasport, con una formula semplice ma irresistibile. Chitarre doppie affidate a Graham Oliver e Paul Quinn, ritmo biker quasi boogie in certi momenti, e la voce graffiante di Biff Byford che tiene tutto insieme con una sicurezza disarmante.

Il disco è frontalmente caricato nel senso migliore: Motorcycle Man, la title track e 747 (Strangers in the Night), quest'ultima ispirata a un blackout di New York nel 1965 che costrinse diversi aerei a restare in volo nel buio, sono tre brani che da soli giustificano l'acquisto. Machine Gun chiude il disco con una furia antidisturbo compatta ed efficace. Il resto è solido, diretto, senza riempitivi inutili.

Non è un disco complesso, e non ha alcuna intenzione di esserlo. È metal grezzo e onesto, suonato da gente che veniva dal circuito dei club operai inglesi e non ha mai cercato di sembrare qualcosa di diverso. Per questo funziona ancora oggi  e per questo è rimasto nella storia.

mercoledì 29 aprile 2026

Jeffery Deaver, Isabella Maldonado - Fatal Intrusion

 
Autore: Jeffery Deaver, Isabella Maldonado
Anno: 2024
Titolo originale. Fatal Intrusion
Pagine: 510
Voto e recensione: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
 Carmen Sanchez è un’agente dell’FBI che rispetta le regole, è ligia al distintivo e serve il Paese con coraggio e senso della giustizia. Ma quando sua sorella subisce un’aggressione da cui riesce a sfuggire per pura fortuna, Sanchez capisce di trovarsi davanti a un mostro inafferrabile, che non riuscirà a incastrare con un’indagine tradizionale. Il killer, infatti, oltre a essere spietato, è troppo bravo a nascondersi, troppo bravo a colpire al momento giusto, troppo abile a sfuggire alla polizia… E se lei vuole impedire che altro sangue venga versato nelle strade della California meridionale dovrà rinunciare ai protocolli e tentare il tutto per tutto.
La necessità di trovare risposte in fretta la costringe a rivolgersi al professor Jake Heron, brillante ed eccentrico esperto di sicurezza privata per cui le regole sono solo suggerimenti. Li lega un passato difficile e i loro rapporti sono ancora tesi, ma Heron non ha scelta: deve aiutarla a capire chi è il killer.
Nelle settantadue ore che seguono, Sanchez ed Heron si ritrovano a giocare una partita a scacchi con l’assassino, cercando di fermare la carneficina. Ma la ragnatela del killer è più intricata di quanto potessero pensare, e rischia di intrappolare anche loro…
 
Commento personale e recensione:
Ho letto molto di Jeffery Deaver, quasi tutto a dire il vero. E ci sono molto legato, sebbene molti suoi romanzi siano stati una vera e propria delusione. Però repentinamente, se mi capita l'occasione ci riprovo. Passando dalla libreria ho notato che veniva pubblicizzato il suo ultimo romanzo, in collaborazione con Isabella Maldonado, e mi è ha acceso nuovamente la curiosità. Ho scoperto che si trattava del secondo libro di una nuova saga (e te pareva!) con inserti informatici e molto moderno. Approvato! Soprattutto perchè tra i suoi lavori che preferisco c'è Profondo Blu. Purtroppo, mi aspettavo qualcosa di molto più realistico, in questo caso la visione hacker e i giochetti da poter fare sono molto hollywoodiani. Per cui il fenomeno di turno scrive a tutta velocità sulla tastiera e spegne i semafori, oppure accede a telecamere di sicurezza, sposta denaro... Senza però entrare nel merito tecnico e con neanche mezza spiegazione. Quindi ok il thriller rocambolesco con vari colpi di scena, la voglia di stupire e l'interesse per le innovazioni.... Però mi aspettavo di più. Resto ad ogni modo soddisfatto perchè è stato un piacere leggerlo.