Artista: Manowar
Anno: 1992
Tracce: 8
Formato: CD
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Il disco apre con Achilles, Agony and Ecstasy in Eight Parts: ventotto minuti divisi in otto movimenti dedicati alle vicende dell'eroe omerico. Ventotto minuti. In apertura. Se c'è una cosa che i Manowar non hanno mai avuto è il senso della misura, e qui lo dimostrano con una grandiosità che sfiora il grottesco eppure, come spesso accade con loro, funziona lo stesso. Non perché sia raffinata, ma perché è suonata con una convinzione assoluta che disarma qualsiasi tentativo di ironia. Eric Adams alla voce è nel pieno della sua forma, e su certi passaggi epici riesce a fare cose che pochi cantanti metal possono permettersi.
Il resto del disco alterna momenti più diretti e muscolari come Metal Warriors, Burning ad altri che scivolano nella retorica più pomposa che la band sa produrre. La differenza rispetto a Hail to England è evidente: lì c'era una compattezza e una cattiveria che tenevano tutto in piedi; qui la lunghezza e la grandiosità prendono il sopravvento, e il disco finisce per essere meno coeso.
È un Manowar tipico degli anni Novanta più dilatato, più ambizioso, con tutti i pregi e i difetti che questo comporta. Lo ascolto, mi vergogno un po', e vado avanti.



