giovedì 8 gennaio 2026

Satispay lancia "Investimenti"

 

Chi mi segue sa che sono un grande fan della semplicità. Per questo uso regolarmente Satispay per i piccoli pagamenti quotidiani, dalle colazioni agli scambi di denaro con gli amici (solo con Funflus praticamente) . Ultimamente mi sono trovato molto bene anche con il loro Salvadanaio remunerato: un modo comodo per mettere da parte qualcosa e vederlo crescere senza sforzo.

​Tuttavia, aprendo l'app oggi, la novità è un’altra: è arrivata la sezione Investimenti. Satispay ha deciso di fare il "grande salto", proponendo tre diversi profili per far fruttare i nostri risparmi nel tempo. Mi sono fatto aiutare da VIKI per avere più chiarezza a riguardo:

​Come funziona la nuova sezione?

​L'idea è quella di rendere l'investimento accessibile a tutti, suddividendo l'offerta in tre strade principali, a seconda di quanto tempo vuoi lasciare lì i tuoi soldi e di quanto rischio sei disposto a correre:

  1. Satispay Obbligazionario: Pensato per il breve termine (1 anno o più). È il profilo più cauto, focalizzato su titoli di stato e obbligazioni.
  2. Satispay Bilanciato: Per il medio termine (3 anni o più). Un mix tra obbligazioni e azioni globali per chi cerca una via di mezzo.
  3. Satispay Azionario Globale: Per il lungo termine (5 anni o più). Qui il potenziale di crescita è alto, ma lo è anche il rischio, puntando forte sulle azioni.

​Perché sono ancora un po' titubante?

​Lo dico con estrema onestà: nonostante la comodità dell'app, non sono ancora certo di fare questo passo. Il motivo è semplice: non amo il rischio, nemmeno quando viene definito "minimo". Quando si parla dei propri risparmi, la prudenza non è mai troppa e preferisco muovermi solo quando mi sento sicuro al 100%. Come recita il disclaimer in fondo alla loro comunicazione (sempre meglio leggerlo!): il capitale non è garantito. Ed è proprio questo il punto che mi fa riflettere.

​Il mio prossimo passo? Forse le obbligazioni

​Se dovessi decidere di dare una possibilità a questo nuovo strumento, credo che inizierei dalla versione Obbligazionaria.

​È quella che più si avvicina al mio profilo attuale: un orizzonte temporale breve e un rischio basso. Potrebbe essere un modo per testare la piattaforma senza allontanarmi troppo dalla mia "comfort zone" finanziaria, lasciando i profili bilanciati e azionari a chi ha lo stomaco più forte o obiettivi molto più lontani nel tempo.

E voi? Avete già dato un'occhiata alla nuova sezione Investimenti di Satispay? Siete tipi da "tutto sul globale" o, come me, preferite procedere con i piedi di piombo?

Nota: Ricorda che questo articolo riflette la mia esperienza personale e non costituisce un consiglio finanziario. Prima di investire, leggi sempre attentamente i prospetti informativi all'interno dell'app.


Guns N' Roses - G N' R Lies

 

Autore: Guns N'Roses 
Anno: 1988
Tracce: 8
Formato: CD
Acquista su Amazon

Fu un regalo di compleanno di Funflus, mentre eravamo all'Elba. Che ricordi! G N' R Lies non è semplicemente un disco, ma un’istantanea rubata nel momento esatto in cui i Guns N' Roses stavano passando dall'essere i teppisti del Sunset Strip a diventare le divinità del rock mondiale. Ascoltarlo significa immergersi in una dualità affascinante che pochi gruppi hanno saputo gestire con tanta sfrontatezza. La prima parte del lavoro ci trascina a forza nei club fumosi di Los Angeles, riproponendo quel suono sporco e viscerale che aveva reso celebre l'EP "Live ?!*@ Like a Suicide". A quei tempi era introvabile, poi fortunatamente sono nati Napster e Co, ma i Guns avevano già inserito le tracce in questo album. Qui non c’è spazio per la raffinatezza: brani come la cover di Mama Kin degli Aerosmith o l'adrenalina pura di Nice Boys gridano ribellione e urgenza, con un Axl Rose che graffia l'aria e una sezione ritmica che sembra non voler fare prigionieri. È il lato elettrico e pericoloso della band, quello che profuma di asfalto e notti brave, capace di far saltare i diffusori di qualsiasi impianto stereo.

​Ma è quando si gira idealmente il disco che accade la vera magia, quella che probabilmente rende questo album così caro a chi lo ha ricevuto in un momento speciale come un compleanno estivo. All'improvviso le distorsioni lasciano il posto al legno delle chitarre acustiche, e i Guns N' Roses si spogliano di ogni sovrastruttura per mostrare un'anima inaspettatamente melodica e profonda. In brani come Patience, il tempo sembra fermarsi: quel fischio iconico all'inizio e l'intreccio delicato tra le chitarre di Slash e Izzy Stradlin creano un'intimità quasi commovente, dimostrando che dietro la maschera da cattivi ragazzi batteva il cuore di musicisti straordinari, capaci di scrivere ballate senza tempo.

​Tutto l'album vive di questo contrasto continuo tra l'arroganza del rock n' roll e una vulnerabilità acustica che culmina in pezzi più scanzonati come Used to Love Her, dove l'ironia tagliente del gruppo emerge in tutta la sua forza, o nella complessa e discussa One in a Million. Nel complesso, G N' R Lies resta un’opera essenziale proprio perché non cerca di essere perfetta o levigata; è un disco autentico, a tratti persino grezzo, che cattura perfettamente quell'energia irripetibile della fine degli anni Ottanta. Per chi lo ha vissuto come colonna sonora di un viaggio o di un legame d'amicizia, rappresenta molto più di una semplice raccolta di canzoni: è il manifesto di un'epoca e di un modo di vivere la musica senza compromessi, un regalo che continua a suonare fresco e necessario anche a distanza di decenni.


martedì 6 gennaio 2026

Epilogo: toccata e fuga a Maratea

 
Articolo veramente veloce e conclusivo della mia gita natalizia mista col Cammino del POVERINO parte IV, più che altro come "memoria" e per pubblicare le foto. Terminato il bellissimo Kalabria Coast to Coast e ritirato il Testimonium torno a Lamezia Terme, ritiro suzukina e mi dirigo su al Nord. Destinazione Maratea per spezzare il lungo viaggio di ritorno. Nel piano iniziale c'era l'idea di riposarmi, godermi il piccolo borgo e fare il mio ultimo trekking ovvero salita e discesa dal mare al Cristo Redentore. Ma i piani son fatti per essere modificati ed ho anticipato il ritorno al giorno dopo per condividere prima le mie avventure con Zizzi (senza y). Mi godo comunque Maratea by night e lascio qui una bandierina perché è un posto in cui ritornare sicuramente con calma e godersela. Raggiungo la statua copia di quella di Rio in auto la mattina, respiro a pieni polmoni il panorama e riparto subito per Piomba. Si tratta del ritorno esodo più lungo e complicato: quasi dieci ore di auto per code, pioggia incidenti e forse cantieri... Non importa, arrivo stanco ma mi ricarico subito. 

Album fotografico Maratea 

domenica 4 gennaio 2026

KCtC #3.3: da Monterosso Calabro a Pizzo

 

Eccoci alla fine del viaggio. Ce l’ho fatta. Mentre scrivo queste righe, ho davanti a me un tartufo artigianale di Pizzo che sembra un premio Nobel per la resistenza fisica, e negli occhi ho ancora il blu del Tirreno che si fonde con il cielo.​ Stamattina la sveglia è suonata presto: alle 8:00 ero già in marcia da Monterosso Calabro. L'obiettivo era chiaro: arrivare al Castello Aragonese (Murat) prima della chiusura per il rito finale del Testimonium.

​La tappa di oggi, circa 20 km, è stata una carezza dopo le fatiche di ieri. Il dislivello positivo è stato minimo, permettendomi di godermi il paesaggio mozzafiato dell'Oasi del Lago Angitola. Camminare tra gli aironi cenerini e gli scorci lacustri è stato rigenerante, anche se l'imprevisto è sempre dietro l'angolo: un codice di un cancello non ne voleva sapere di funzionare, ma mi sono riscoperto "ninja" e ho scavalcato senza troppi complimenti. Il cammino è fatto di incontri surreali. Poco dopo l'oasi mi sono imbattuto in un pastore e nel suo gregge di pecore (sembravano quasi mufloni!). Abbiamo scambiato due chiacchiere: io nel mio dialetto, lui nel suo. Non abbiamo capito una parola l'uno dell'altro, ma ci siamo intesi perfettamente con un sorriso e un cenno del capo.

​Poi è arrivata la prova del fuoco: i famigerati "canacci" segnalati vicino a un'azienda agricola. Erano liberi e numerosi, ma alla fine si sono rivelati dei giganti buoni e docili, lasciandomi passare come se fossi uno di famiglia. Salire verso i ruderi della città normanna di Rocca Angitola è stato come camminare sulle macerie del tempo. Da lassù la vista è incredibile: si domina tutto il comprensorio delle Serre e, improvvisamente, eccolo lì. Il Golfo di Sant’Eufemia. Lo Stromboli all'orizzonte (che mi immagino, ma c'è foschia e sono ciecato) . La Costa degli Dei. In quel momento capisci che il Coast to Coast è quasi finito. La discesa verso Pizzo è stata una passerella d'onore. Sono arrivato al Castello Murat giusto in tempo: ho ritirato il mio Testimonium, ho scattato la foto di rito per voi che mi avete seguito e mi sono perso tra i vicoli storici fino a Piazza della Repubblica.

​Ho concluso ufficialmente il cammino scendendo fino alla spiaggia della Marina, toccando l'acqua del Tirreno dopo aver lasciato quella dello Ionio solo due giorni fa.

​Album fotografico KCtC #3.3: da Monterosso Calabro a Pizzo 


sabato 3 gennaio 2026

KCtC #2.3: da Petrizzi a Monterosso Calabro

 


​Se la prima tappa è stata l’emozione della partenza, il secondo giorno è stato quello della connessione profonda con la natura. Una giornata lunga, intensa, caratterizzata da un dislivello più distribuito rispetto a ieri, ma che mi ha portato nel punto più alto dell'intero cammino. Ho salutato l'agriturismo alle 8.00 in punto, lasciandomi  i vicoli del borgo e l'antico ponte in pietra vicino alla Chiesa di Santa Maria della Provvidenza alle spalle. 

​La prima parte del percorso è un viaggio nella storia rurale: ho camminato lungo il torrente Beltrame e poi su un tratto affascinante che ricalca il vecchio tracciato della "Littorina", l'ex ferrovia che un tempo collegava Soverato a Chiaravalle. Camminare dove un tempo passava il treno, immersi nel silenzio della campagna, dà una strana e bellissima sensazione di sospensione temporale. Dopo una sosta rigenerante a San Vito sullo Ionio, dove ho visitato la Chiesa Matrice e l'antica Filanda, è iniziata la vera ascesa verso il Lago Acero.

​Ma è dopo il lago che il cammino mi ha regalato la sua parte migliore: l'ingresso in un'imponente foresta di faggi. È qui che ho lasciato il cuore. Il bosco ti avvolge, il suono dei passi sulle foglie secche diventa l'unico ritmo, e l'aria cambia, facendosi pungente e profumata di resina.

​Salendo ancora, ho raggiunto la dorsale di Monte Coppari. Con i suoi quasi 1000 metri, è il punto più alto del Cammino. Qui la leggenda incontra la natura: ho incrociato le antiche "niviere" (dove un tempo si conservava la neve) e la misteriosa "Pietra della Fata". Dalla vetta è iniziata la lunga discesa verso la destinazione finale. Man mano che il bosco si diradava, l'orizzonte si è aperto regalandomi il primo, emozionante scorcio sul Lago Angitola e, finalmente, sulla striscia blu del Mar Tirreno.

​Il mio arrivo a Monterosso Calabro è stato reso ancora più speciale dall'accoglienza a "Casa di Zia Rosina". Qui ho conosciuto Rebecca, che non è solo un'ospite squisita, ma è stata un pilastro fondamentale per l'organizzazione di questa avventura. La sua gentilezza e i suoi consigli sono quel valore aggiunto umano che rende i cammini un'esperienza diversa da qualsiasi altro viaggio.

Anticipo l'articolo perché in casa non c'è segnale e lo sto scrivendo da un bar trovato casualmente aperto. 

​Album fotografico KCtC #2.3: da Petrizzi a Monterosso Calabro 


venerdì 2 gennaio 2026

KCtC #1.3: da Soverato a Petrizzi

 

Il primo passo è sempre quello più emozionante. Stamattina, con lo zaino in spalla e il cuore colmo di aspettativa, ho ufficialmente iniziato il mio Kalabria Coast to Coast. È un viaggio che attraversa l’anima della Calabria, dal Mar Ionio al Mar Tirreno, e oggi ho assaporato i primi contrasti di questa terra incredibile. Il viaggio è iniziato sul Lungomare Europa di Soverato. Camminare per quei primi due chilometri tra palme e oleandri, con il rumore delle onde a farmi compagnia, è stato il modo perfetto per rompere il ghiaccio. Il tempo è stato dalla mia parte: un clima mite, l'aria fresca del mattino e una luce nitida che rendeva i colori della costa quasi irreali sebbene inizialmente ci fossero nubi sparse all'orizzonte. 

​Dopo un tratto sulla sabbia fino al "Tamada Beach" (uno tra i tanti lidi, oggi chiusi per la stagione invernale) , ho lasciato la costa alle spalle per puntare verso l'entroterra. Se la prima parte è stata una piacevole passeggiata in pianura, la musica è cambiata superato il villaggio Calaghena. Qui è iniziata la vera salita. Il sentiero, che alterna asfalto e sterrato, si trasforma in un’antica mulattiera che mette alla prova le gambe ma ripaga ampiamente lo spirito.

​Il dislivello totale di oggi ha toccato quasi i 700 metri positivi. Fatica? Quasi nulla. Ne è valsa la pena? Assolutamente. Arrivato quasi in vetta al Monte La Rosa, mi sono fermato a riprendere fiato e lo spettacolo mi ha lasciato senza parole: una vista panoramica mozzafiato su tutto il Golfo di Squillace. Da lassù capisci davvero quanto sia profonda la connessione tra mare e montagna in questa regione. Prima di scendere verso il paese, ho fatto una piccola deviazione alla stele di Sant’Antonio da Padova, il patrono di Petrizzi, un luogo di pace assoluta che domina la vallata.

​La discesa ripida mi ha condotto infine nel cuore pulsante di Petrizzi. Arrivare in Piazza Regina Elena ("al pioppo come dicono qui) è come fare un salto indietro nel tempo. Al centro della piazza svetta il maestoso pioppo nero, un monumento naturale che sembra vigilare sul borgo, accanto alla "menzalora", l'antica pietra usata per misurare le granaglie. 

Sono arrivato in paese abbondantemente prima di mezzogiorno perché ho la gamba ancora molto buona, ma mi son preso il mio tempo e il mio spazio al Bar del Corso. Qui ho incontrato il Signor Pietro, con cui mi sono accordato per una passeggiata divulgativa in paese nel pomeriggio. Gentilissimo ed esaustivo, ne è valsa la pena di fare su e giù dall'Agriturismo Seminaroti, oasi di pace e serenità. Qui faccio anche cena con prodotti del territorio e condivido la tavola con altri due viandanti e racconti preziosi. 

Album fotografico KCtC #1.3: da Soverato a Petrizzi