Articolo furbetto giusto per scrivere qualcosa e soprattutto perché ho scattato una foto fenomenale dall'aereo con l'Olimpo innevato sullo sfondo. Comunque due piccole critiche sulla mattinata dedicata al ritorno. Inizio con sveglia pre alba per consegnare la macchina a noleggio e riprendermi la caparra (350 cucuzze nonostante l'assicurazione completa). Arrivo in aeroporto e vengo "sorteggiato" per un bel controllo del bagaglio neanche fossi un trafficante di té. E va bene, questa ci può anche stare. Ma la tipa della Ryanair prima dell'imbarco insiste che il mio zaino è troppo grande nonostante le misure standard rispettate. Effettivamente era più gonfio, perché dentro ci ho infilato, per comodità, lo zaino da trekking. Basta spingere e tutto si risolve.. Ma lei no, è pagata per rompere le palle e vuole che usi entrambi gli zaini. Spazientito lo tiro fuori, fingo di darle retta e lo rimetto dove deve stare. A parte questo, volo ancora una volta (come l'andata) impeccabile che atterra prima del previsto. Così ho modo di raggiungere Zizzi al Carciofo Pride (la Festa del Carciofo) di Venturina.
Vomito Ergo Rum
Non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto
domenica 26 aprile 2026
sabato 25 aprile 2026
Dion, Aigai e Salonicco
L'ultimo giorno di questa incredibile avventura greca ha tutto un altro ritmo. Niente sveglie prima dell'alba o bastoncini da utilizzare; oggi la giornata è dedicata alla bellezza che resta impressa nei libri di storia. La prima tappa è il sito archeologico di Dion, ai piedi dell'Olimpo. È un posto magico, lontano dall'idea del museo polveroso: le rovine sono letteralmente immerse in un parco rigoglioso, tra canali d'acqua, sorgenti e una vegetazione così fitta che sembra voler proteggere i resti della città sacra dei Macedoni. Camminare tra i teatri antichi e i santuari di Iside mentre senti il rumore dell'acqua che scorre è un’esperienza quasi meditativa.
Dalla pace di Dion mi sposto verso Vergina (quella che un tempo era l'antica Aigai) per un incontro faccia a faccia con la Storia, quella con la "S" maiuscola. Il complesso tombale di Filippo II il Macedone, padre di Alessandro Magno, è qualcosa che ti toglie il respiro. Non è solo un sito archeologico, è un tumulo sotterraneo che custodisce tesori d’oro e armature reali in un'atmosfera sospesa e solenne. Vedere dal vivo la corona d'oro e i resti di una dinastia che ha cambiato il mondo mette i brividi e ti fa sentire, ancora una volta, quanto questo pezzo di terra sia denso di passato.
Per chiudere in bellezza, trascino i miei ricordi verso Salonicco. Il contrasto è netto: dai silenzi delle tombe reali al caos vibrante e caldissimo di questa città. Salonicco è viva, giovane, profuma di mare e di spezie, con i suoi viali affollati e i tavolini dei bar che non restano mai vuoti. Mi godo il pomeriggio e la sera tra una passeggiata sul lungomare sotto la Torre Bianca e un ultimo brindisi al tramonto. È il finale perfetto: un mix di cultura millenaria e quella gioia di vivere tutta greca che ti fa già pensare a quando, e dove, sarà il prossimo viaggio. Alla prossima, Grecia!
Album fotografico Dion, Aigai e Salonicco
venerdì 24 aprile 2026
Ascesa del Monte Olimpo
Dopo due giorni di pioggia e nuvole basse, che mi hanno costretto a esplorare le gole di Enipeas sotto un cielo plumbeo ma incredibilmente scenografico, finalmente oggi il sole ha deciso di farsi vedere. È il segnale che aspettavo. Salgo in auto fino a Prionia, a circa 1100 metri, dove il sentiero si stacca dalla civiltà per puntare dritto alla dimora degli dei. Il Monte Olimpo, dopotutto, non è solo una montagna: è un colosso che si alza quasi direttamente dal mare fino ai 2918 metri della vetta del Mytikas. È un ecosistema unico, Riserva della Biosfera, dove la vegetazione cambia drasticamente man mano che si sale, passando dai boschi fitti ai paesaggi lunari della cima.
Zaino in spalla, inizio la lunga ascesa verso il "fin dove posso". Quel limite, oggi, si è palesato a quota 1906 metri. Oltre quella soglia, la neve e il ghiaccio sono diventati troppo consistenti e traditori per le mie scarpe e, onestamente, per la mia esperienza in solitaria. Il Rifugio Spilios Agapitos, che svetta poco più su a 2100 metri, rimarrà un miraggio per questa volta, ma va bene così: la montagna insegna soprattutto a capire quando è il momento di ringraziare e tornare indietro.
A differenza della solitudine quasi totale dei giorni scorsi, oggi il sentiero era vivo. Ho scambiato qualche chiacchiera con quattro ragazzi polacchi proprio nel punto in cui ho deciso di fermarmi; un classico momento da escursionisti: due di loro, più temerari, hanno deciso di sfidare il ghiaccio e proseguire, mentre gli altri due si sono saggiamente accampati lì ad aspettarli. Ma il momento più curioso è stato l'incontro, durante la discesa, con una coppia di tedeschi. Tra un commento sul meteo e uno sul panorama, è saltato fuori che sono stati in vacanza in Italia e conoscevano Piombino!
Torno a valle con le gambe stanche ma il cuore leggero. Non avrò toccato il trono di Zeus, ma l'Olimpo mi ha regalato esattamente quello che cercavo: aria pura, panorami immensi e la giusta dose di rispetto per la natura selvaggia. Domani si riparte, ma con un po' di quella polvere greca rimasta incastrata per sempre tra le suole degli scarponi.
Album fotografico Ascesa del Monte Olimpo
giovedì 23 aprile 2026
Secondo giorno sul Monte Olimpo
Ci sono diversi tipi di avventure. Oggi rientra a pieno titolo tra le epiche. E si può vedere sul mio volto la fierezza. Indomito come Eracle insomma. Oggi mi dedico alle gole di Enipeas e tutto ciò che le riguarda, dal bosco al torrente, dalle cascate alle pareti rocciose e pure i ponti franati. Nonostante la mia app per il meteo mettesse sole, la mattina è stata caratterizzata da continue piogge, ma alle 8.00 in punto parto ugualmente per non perdere altro tempo. Oggi la salita è più immediata e costante, ma con l'uso di entrambi i bastoncini raggiungo velocità che Valentino spostati e mi godo il silenzio assoluto nei boschi colorati di un verde acceso. Sono già due giorni che non incontro anima viva sui sentieri, se non uccellini e una bella salamandra pezzata (tipo la nostra apuana). La signora della casa diceva il vero: i ponti non sono agibili (uno fa schifo ma si passa con qualche scricchiolio). In un tratto riesco a fare comunque il guado, ma in quello successivo non è proprio possibile. Mi tolgo anche le scarpe e tiro su i pantaloni, ma (a parte l'acqua che è diaccia marmata) la corrente è forte, il letto profondo e troppo largo per farlo in fretta. Così penso che siccome ho del sale in zucca, non mi va di ritrovarmi a valle. Nonostante non abbia internet per caricare altre mappe della zona, e non volendo (assolutamente) tornare indietro sui miei passi, mi muovo un po' a sentimento. Un sentiero qua e uno là, raggiungo il Monastero di Dionisio (prima però la grotta sacra, non facile da raggiungere) da cui mi ricollego all'asfalto. Allungo quindi di altri sei o sette km di strada per poi ricollegarmi ai sentieri che a troncamacchia ridiscendono verso Litóchoron. Intanto spunta anche il sole e mi riscaldo un po', terminando questo trekking di 25km (contro i 16 previsti).
Album fotografico Secondo giorno sul Monte Olimpo
mercoledì 22 aprile 2026
Primo giorno sul Monte Olimpo
Eh lo so, poca roba a livello fotografico. Non ci posso fare niente, oggi pioggia tutto il santo giorno. Senza via di scampo. Decido però di seguire uno dei tanti sentieri che mi portano verso l'alto, alla ricerca, se non degli déi, quantomeno di Pollon. Escludo quindi la salita più ripida che porta ai rifugi, ma escludo anche le gole e i guadi. Già il fatto che l'acqua venga dall'alto mi sembra abbastanza e non sono di quelli che se le vanno a cercare. Così tocco una delle cime più basse del massiccio tale Γκόλνα (che non so come si pronunci o scriva in caratteri latini). Comunque siamo a solo un terzo circa delle vette più imponenti, arrivando solo a 1034 metri. Il dislivello di 750 non è però una bazzecola anche se devo dire che se le pendenze saranno sempre queste, in condizioni meteo favorevoli posso raddoppiare senza problemi. Anche le discese, nonostante il fango mi sembrano accettabili ed il bosco copre per la maggior parte del tracciato i sentieri. Intanto continua a piovere, ma io sono pratico, logico e ottimista e so che sopra le nuvole c'è il sole.
Album fotografico Primo giorno sul Monte Olimpo
martedì 21 aprile 2026
Palaios Panteleomas, Platamonas e Agia Kori
Se Larisa mi aveva stupito per la sua vitalità, la serata di ieri mi ha definitivamente conquistato con i suoi prezzi bislacchi: ho pagato un’intera cena quanto un singolo cocktail. Rigenerato, stamattina mi sono messo in viaggio verso nuove avventure, puntando la bussola ancora più a nord.
La prima tappa è stata il paesino di Palaios Panteleimonas, una vera gemma di pietra arroccata nel tempo. Passeggiare tra le sue viuzze strette è stato come entrare in una cartolina (si dice così, no?): da una parte la vista si perdeva verso il Mar Egeo, oggi velato da una saracinesca di foschia, mentre dall'altra svettava, imponente e ancora innevato, il Monte Olimpo. È lui il fulcro dei miei prossimi giorni, ed era lì a guardarmi mentre facevo colazione con un caffè e una fetta di torta tipica locale, di quelle che non ricordi il nome ma di cui non dimentichi il sapore. Sulla strada, una sosta veloce per ammirare dall'esterno l'imponente Castello di Platamonas, una sentinella medievale che domina la costa.
Ma la vera chicca della giornata è arrivata poco dopo: le cascate di Agia Kori, vicino a Vrontou. Per arrivarci ho seguito un breve trekking nel bosco che definire rigenerante è poco. La combinazione tra il verde intenso degli alberi, il rumore dell'acqua e la piccola chiesetta nascosta rende il posto incredibilmente suggestivo. Un momento di pace pura prima di raggiungere Litóchoron, la mia base per le prossime sfide.
Litóchoron è una sorpresa. Nonostante si trovi a una quota molto bassa, proprio alle pendici dell'Olimpo, l'atmosfera che si respira è quella di un borgo della Val di Fassa: estremamente curato, pulito e con quell'aria di montagna che ti fa venire voglia di stringere i lacci degli scarponi e partire subito. Ma è troppo tardi, così corro a fare check-in. Qui ho il privilegio di dormire nella casa più antica del paese, un luogo che trasuda storia, ma la vera fortuna è stata incontrare Anna, la padrona di casa. Di origini teutonico-greche e grande appassionata di montagna, si è rivelata una miniera d'oro di informazioni. Mi ha fatto un briefing degno di una guida alpina su cosa aspettarmi nei prossimi giorni: ghiaccio, neve in quota, guadi e ponti che potrebbero aver visto giorni migliori. Mi ha persino prestato i suoi bastoncini, che domani saranno i miei migliori amici. L'Olimpo mi aspetta, anche se ora ha iniziato a piovere come Zeus la manda.
Album fotografico Ai piedi dell'Olimpo
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