mercoledì 13 maggio 2026

Suburbicon (2017)

 
Regia: George Clooney
Anno: 2017
Titolo originale: Suburbicon
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (5.8)
Pagina di I Check Movies
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Nonostante le premesse fossero a dir poco eccitanti, Suburbicon si rivela purtroppo uno di quei casi in cui la somma dei singoli talenti non riesce a generare il capolavoro sperato. Il film poggia su una solida sceneggiatura originale dei fratelli Coen, rimasta nel cassetto per decenni, che George Clooney ha deciso di rispolverare e dirigere, aggiungendo però un sottotesto sociale molto marcato. L’estetica è impeccabile: siamo nell'America anni '50, un paradiso di villette pastello e prati perfettamente curati che, come spesso accade nel cinema noir, nasconde un cuore marcio e violento.

​Il problema principale della pellicola risiede proprio nella sua natura altalenante. Clooney tenta di far convivere due film diversi: da un lato c'è la commedia nerissima e grottesca tipica dei Coen, con Matt Damon nei panni di un padre di famiglia mediocre che sprofonda in un vortice di crimini maldestri; dall'altro c'è una denuncia politica sul razzismo sistemico dell'epoca, rappresentata dall'assedio che l'intera comunità riserva a una famiglia afroamericana appena trasferitasi nel quartiere.

​Sebbene le interpretazioni siano di alto livello con un Damon viscido al punto giusto e una Julianne Moore glaciale nel suo doppio ruolo, la regia non riesce a legare questi due binari in modo armonioso. Il tono passa dal satirico al tragico senza soluzione di continuità, lasciando lo spettatore con la sensazione di assistere a due storie che corrono parallele senza mai influenzarsi davvero. Alla fine, pur apprezzando la confezione tecnica e l'ironia pungente di alcuni scambi, resta l'amaro in bocca per un’occasione mancata. È un film che si lascia guardare, ma che manca di quell'anima coesa che avrebbe potuto trasformare un interessante esperimento in un grande classico del genere.

 

Metallica - Ride the Lightning

 

Artista: Metallica
Anno: 1984
Tracce: 8
Formato: CD 
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Con i Metallica il percorso l'ho fatto in modo non cronologico, come spesso capita quando si approfondisce una band a posteriori.  Ride the Lightning  lo presi in seguito, per ampliare la conoscenza di una discografia che meritava di essere esplorata oltre i dischi più celebrati come il Black Album, Master of Puppets e ...And Justice for All.

È il secondo album, registrato in tre settimane a Copenaghen negli Sweet Silence Studios con il produttore Flemming Rasmussen, lo stesso che avrebbe lavorato poi con i Blind Guardian. Le condizioni non erano esattamente di lusso: dormivano di giorno negli spazi dello studio e registravano di notte, dopo che parte dell'attrezzatura era stata rubata tre settimane prima di partire. Si sente, in senso positivo: c'è un'urgenza in questo disco che difficilmente si riproduce in condizioni comode.

Qui la velocità lascia spazio alla potenza ed i brani diventano più articolati, più pesanti, meno grezzi di quanto ci si possa aspettare da una band nata da poco. Il merito è in larga parte di Cliff Burton, il bassista, che introduce il gruppo alla teoria musicale e contribuisce alla composizione in modo determinante. Si sente su For Whom the Bell Tolls con quel riff di basso in apertura è diventato uno dei più riconoscibili della storia del metal e ancora di più su The Call of Ktulu, quasi nove minuti strumentali ispirati a Lovecraft, con una costruzione che cresce lentamente fino a diventare qualcosa di quasi ipnotico.

Fade to Black è l'altra grande sorpresa del disco: la prima ballata dei Metallica, con un intro acustico che si apre progressivamente in un finale catartico, e un testo che all'epoca fece storcere il naso ai fan della prima ora  già pronti a gridare alla commercializzazione. Creeping Death è il brano thrash più riuscito del disco, con riff monumentali e uno stacco centrale che diventerà un classico dei live. Qualcosa di meno convincente, come Trapped Under Ice ed Escape, c'è  ma sono peccati veniali in un contesto di livello generale molto alto.


martedì 12 maggio 2026

Trans-Siberian Orchestra - Christmas Eve And Other Stories



 Artista: Trans-Siberian Orchestra
Anno: 1996
Tracce: 15 + 2
Formato: CD 
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Con i Savatage avevo già capito che Paul O'Neill e Jon Oliva avevano in testa qualcosa di più grande di un semplice album metal. La conferma era arrivata con Dead Winter Dead e quel brano strumentale finale  (Christmas Eve (Sarajevo 12/24)) che sembrava già vivere in un contesto diverso da tutto il resto. Curioso di capire dove stessero andando, mi ero avvicinato al progetto parallelo che da lì era nato direttamente: i Trans-Siberian Orchestra e il loro disco d'esordio, Christmas Eve and Other Stories (che farà parte di una trilogia natalizia) 

La premessa è già di per sé insolita. Un'orchestra di sessanta elementi e coro completo uniti a una rock band, per raccontare la storia di un giovane che la vigilia di Natale entra in un bar e incontra un vecchio misterioso che gli narra come il Natale abbia il potere di cambiare gli esseri umani. Un concept natalizio, dunque, ma niente di convenzionale: i TSO prendono melodie classiche e le reinventano con arrangiamenti che mescolano progressive rock, metal sinfonico e Broadway, con un risultato che non assomiglia a nient'altro.

Christmas Eve/Sarajevo 12/24 è il brano che già conoscevo da Savatage, e qui torna in versione strumentale con le melodie natalizie trasfigurate da chitarre e orchestra in qualcosa di maestoso e malinconico che regge benissimo anche fuori dal contesto del disco originale. A Mad Russian's Christmas è forse il pezzo più spettacolare dal punto di vista tecnico, con il tema di Čajkovskij (così mi dice Viki) riletto in chiave metal con una velocità e una precisione che lasciano senza fiato. Old City Bar è il momento più intimo e narrativo del disco, quasi una ballata da musical. This Christmas Day porta Zak Stevens alla voce, lo stesso dei Savatage, e chiude il cerchio tra i due progetti.

È un disco sperimentale e originale nel senso più letterale: non ha un genere preciso, non ha un pubblico predefinito, e probabilmente non si sarebbe potuto realizzare senza la libertà creativa che O'Neill aveva conquistato con i Savatage. Non è qualcosa che metto su spesso, e per certi versi resta un oggetto curioso più che un ascolto quotidiano. Ma come esperimento è riuscito  e come punto di arrivo naturale di tutto il percorso sinfonico dei Savatage, ha perfettamente senso.

domenica 10 maggio 2026

Il Diavolo Veste Prada 2 (2026)

 The film's cast are seen on a white staircase, with the film's title in the center.
 Regia: David Frankel
Anno: 2026
Titolo originale: The Devil Wears Prada 2
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.8)
Pagina di I Check Movies 


 
 
Stesso cinema, stesso orario, un anno dopo la prima volta che ci siamo visti. Con Zizzi. Il film avrebbe potuto essere qualsiasi cosa, peccato che Il Diavolo Veste Prada 2 non abbia reso particolarmente onore all'occasione.

Partiamo dall'ovvio: l'originale del 2006 lo avevo rivalutato con sorpresa, pur non essendo il mio genere. Aveva un'anima, una cattiveria, e soprattutto aveva Meryl Streep che con un sopracciglio appena alzato inceneriva chiunque le stesse di fronte. Tutto questo ritorna anche qui visto che abbiamo lo  stesso regista David Frankel, stessa sceneggiatrice, stesso cast compreso Stanley Tucci e Emily Blunt , ma il problema dei sequel è che non possono essere originali per definizione, e questo non fa eccezione.

La premessa ha un senso: vent'anni dopo, il mondo dell'editoria è cambiato radicalmente. Andy Sachs è diventata una giornalista affermata, licenziata via messaggio mentre riceveva un premio   (immagine abbastanza efficace del presente) e Miranda Priestly deve fare i conti con algoritmi, branded content e contenuti da scrollare mentre la gente fa pipì. C'è materiale per dire qualcosa di interessante. Ma il film lo usa a metà, perdendosi in una storia d'amore della Hathaway che occupa minuti preziosi senza aggiungere nulla di necessario, inserita evidentemente per allungare il brodo e dare una struttura romantica che il copione non richiedeva. Alcune scene sono forzate, buoniste e slegate dal contesto in modo che si sente.

Quello che funziona, come sempre, è il cast. Tucci è ancora il cuore emotivo di tutto, l'unico personaggio con un arco narrativo davvero riuscito. La Streep fa la Streep e già questo vale il biglietto. Però il suo personaggio è più debole, sterile, stanco. Ma il paradosso più grande è che il film parla di operazioni di marketing che svuotano il contenuto mentre è esso stesso una gigantesca operazione di marketing, con collaborazioni con brand, borse per popcorn a tema e ogni scena trasformata in una passerella. Lo espone quasi con compiacimento, come se l'autoconsapevolezza bastasse ad assolverlo.

Ne potevamo fare a meno? Probabilmente sì. 

Fallout [Stagione 2]

 
Anno: 2025 - 2026
Titolo originale: Fallout
Numero episodi: 8
Stagione: 2
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Dopo l'esperienza positiva con la prima stagione, mi son lasciato catturare anche dal seguito. Resta in me l'ignoranza sul format videoludico, ma almeno adesso no son partito da zero. Ci ho messo un po' di più ad ingranare, ma la seconda metà della stagione è stata intrigante e con numerosi colpi di scena. Si delinea il mondo del futuro, si risponde ad alcuni interrogativi e se ne creano altri. I personaggi risultano ancora una volta ben delineati, ci sono alcune forzature, ma non troppo evidenti, ed altri personaggi hanno una struttura di minore impatto (anche meno interessanti se vogliamo), però la linea narrativa è sempre piacevole. Mi aspetto che (purtroppo però) ci saranno altre stagioni, ma mi auguro anche che non sia uno di quei prodotti che tendono all'infinito. 

Lecce 0 - Juventus 1

 
Con una rete nei primi secondi di gioco e con un risultato unico da raggiungere a tutti i costi, puoi aspettarti la goleada. Non è così però quando si tratta di Juventus. Le occasioni ci sono e non mancano, ma anche i rischi. Sicuramente meglio della precedente partita contro il Verona, non solo per i tre punti conquistati, ma troppe disattenzioni ed un bel po' di pochezza. Distanza di sicurezza sulla Roma mantenuta e secondo me era il minimo sindacale vista la situazione globale del campionato. Adesso aspettiamo le prossime due gare, ancora decisive nel caso appunto che Roma e Milan vincano (ma non solo).