venerdì 2 gennaio 2026

KCtC #1.3: da Soverato a Petrizzi

 

Il primo passo è sempre quello più emozionante. Stamattina, con lo zaino in spalla e il cuore colmo di aspettativa, ho ufficialmente iniziato il mio Kalabria Coast to Coast. È un viaggio che attraversa l’anima della Calabria, dal Mar Ionio al Mar Tirreno, e oggi ho assaporato i primi contrasti di questa terra incredibile. Il viaggio è iniziato sul Lungomare Europa di Soverato. Camminare per quei primi due chilometri tra palme e oleandri, con il rumore delle onde a farmi compagnia, è stato il modo perfetto per rompere il ghiaccio. Il tempo è stato dalla mia parte: un clima mite, l'aria fresca del mattino e una luce nitida che rendeva i colori della costa quasi irreali sebbene inizialmente ci fossero nubi sparse all'orizzonte. 

​Dopo un tratto sulla sabbia fino al "Tamada Beach" (uno tra i tanti lidi, oggi chiusi per la stagione invernale) , ho lasciato la costa alle spalle per puntare verso l'entroterra. Se la prima parte è stata una piacevole passeggiata in pianura, la musica è cambiata superato il villaggio Calaghena. Qui è iniziata la vera salita. Il sentiero, che alterna asfalto e sterrato, si trasforma in un’antica mulattiera che mette alla prova le gambe ma ripaga ampiamente lo spirito.

​Il dislivello totale di oggi ha toccato quasi i 700 metri positivi. Fatica? Quasi nulla. Ne è valsa la pena? Assolutamente. Arrivato quasi in vetta al Monte La Rosa, mi sono fermato a riprendere fiato e lo spettacolo mi ha lasciato senza parole: una vista panoramica mozzafiato su tutto il Golfo di Squillace. Da lassù capisci davvero quanto sia profonda la connessione tra mare e montagna in questa regione. Prima di scendere verso il paese, ho fatto una piccola deviazione alla stele di Sant’Antonio da Padova, il patrono di Petrizzi, un luogo di pace assoluta che domina la vallata.

​La discesa ripida mi ha condotto infine nel cuore pulsante di Petrizzi. Arrivare in Piazza Regina Elena ("al pioppo come dicono qui) è come fare un salto indietro nel tempo. Al centro della piazza svetta il maestoso pioppo nero, un monumento naturale che sembra vigilare sul borgo, accanto alla "menzalora", l'antica pietra usata per misurare le granaglie. 

Sono arrivato in paese abbondantemente prima di mezzogiorno perché ho la gamba ancora molto buona, ma mi son preso il mio tempo e il mio spazio al Bar del Corso. Qui ho incontrato il Signor Pietro, con cui mi sono accordato per una passeggiata divulgativa in paese nel pomeriggio. Gentilissimo ed esaustivo, ne è valsa la pena di fare su e giù dall'Agriturismo Seminaroti, oasi di pace e serenità. Qui faccio anche cena con prodotti del territorio e condivido la tavola con altri due viandanti e racconti preziosi. 

Album fotografico KCtC #1.3: da Soverato a Petrizzi 




giovedì 1 gennaio 2026

Interludio: arrivo a Soverato

 
Oggi primo giorno del 2026, che mi auguro già sia bellissimo come il precedente. Ci svegliamo a Rotonda dopo non aver partecipato all'esplosione di fuochi e schiamazzi, con un freddo gelido che dire diaccio non rende l'idea. Partiamo presto per questioni meramente logistiche e raggiungiamo Scalea, sulla costa, per il viaggio di ritorno di Zizzy. Da qui continuerò da solo, un vero poverino che però ha ancora al suo fianco la Compagnia per antonomasia. Proseguo lungo la tirrenica costiera, col sole e la tramontana in faccia. Suzukina non è decappottabile però, quindi me la cavo egregiamente. La prima tappa è Lamezia Terme dove la lascio e prendo il treno per Soverato. È il primo giorno dell'anno, giorno di festa e di riposo, tutto chiuso, tutto deserto. Almeno fino a che non calano le luci. Ne approfitto per visitare un po' svogliatamente il paese, sicuramente più estivo che invernale. Da qui domani inizierà il mio Cammino del POVERINO parte IV, ovvero il Kalabria Coast to Coast. E si ricomincia.

Album fotografico Arrivo a Soverato 

mercoledì 31 dicembre 2025

Ultimo dell'anno alle Gole del Raganello

 

Quarto giorno. Ed è anche l’ultimo dell’anno. Il calendario dice 31 dicembre e il viaggio entra nella sua fase finale.

Oggi ci spostiamo direttamente in Calabria. Ieri abbiamo scavallato a piedi dalla Basilicata, oggi invece cambiamo regione in modo più lineare. Si parte da Civita per un anello fatto di continui sali e scendi, con lo sguardo e i passi sempre attratti dalle splendide Gole del Raganello, patrimonio UNESCO.

Il vento è gelido e il freddo si fa sentire, ma la giornata è piena di sole. Una di quelle combinazioni perfette: luce limpida, cielo pulito e paesaggi che sembrano ancora più netti. Camminiamo avvolti dal silenzio e dalla roccia, salutando così, passo dopo passo, questo 2025.

È un modo semplice e sincero di chiudere l’anno: all’aperto, in movimento, senza fuochi d’artificio ma con panorami che valgono molto di più.

La sera lo festeggiamo a modo nostro, tornando nella piccola ma accogliente Rotonda. Niente grandi eventi, solo gente del posto, chiacchiere, calore umano e la sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto.

Un ultimo giorno che non chiude soltanto un viaggio, ma anche un anno. E lo fa nel modo migliore possibile. Il miglior 2025 di sempre.

Album fotografico Ultimo dell'anno alle Gole del Raganello 

martedì 30 dicembre 2025

Monte Pollino, Pollinello e Gaudolino

 

Terzo giorno. Oggi si sale di quota. E si capisce subito che sarà tutta un’altra storia.

Paesaggi innevati ovunque, luoghi che sembrano sospesi e rumori attutiti dal bianco. La neve cambia tutto: i colori, i tempi, perfino il modo di camminare. È uno di quei giorni in cui ti viene naturale parlare a bassa voce.

Partiamo dal Colle dell’Impiso e raggiungiamo il Piano di Gaudolino, già di per sé un posto che merita la gita. Da lì decidiamo di salire anche sul Monte Pollino, seguendo la via normale, che normale lo è solo sulla carta: il percorso è comunque intriso di neve e ghiaccio.

Lungo la salita attraversiamo ancora una volta alberi maestosi e storici, presenze silenziose che sembrano lì da sempre e che probabilmente ci sopravviveranno senza accorgersene. Il paesaggio è severo ma mai ostile, anzi, invita ad andare avanti.

Arrivati in alto ci fermiamo sulla vetta del Pollinello, il punto perfetto per una pausa lunga. Davanti a noi si apre una vista mozzafiato, ampia, pulita, di quelle che ripagano ogni passo e ogni dito intorpidito dal freddo.

Da lì decidiamo di tornare indietro, senza forzare oltre. Il trekking non è tecnicamente impegnativo, ma tra neve, quota e lunghezza del percorso ci riempie l’intera giornata, lasciandoci addosso quella stanchezza buona che non pesa.

Si rientra con la sensazione di aver vissuto il Pollino nella sua versione più pura. Silenziosa, bianca, memorabile.

Album fotografico Monte Pollino, Pollinello e Gaudolino 

lunedì 29 dicembre 2025

Area Faunistica del Cervo e Torrente Peschiera

 

Secondo giorno. Considerando che siamo entrambi ancora convalescenti dall’influenza, decidiamo saggiamente di non partire subito a bomba. Meglio ascoltare il corpo e andarci piano, almeno all’inizio.

Facciamo quindi qualche chilometro in più in auto, ma scegliamo un trekking semplice e a bassa quota, ideale per rimettere in moto le gambe senza esagerare. La destinazione è l’area faunistica del Cervo, che percorriamo praticamente tutta ad anello, anzi a palloncino. 

Di cervi non ne vediamo perché vedono loro prima noi , ma le tracce sul terreno raccontano una presenza costante. Dal vivo, invece, incontriamo mufloni e cinghiali, che non è certo un ripiego. Il percorso segue in parte il tracciato del Torrente Peschiera e attraversa il suggestivo Bosco Magnano.

Lungo il cammino ci sono diversi punti in cui è possibile avvicinarsi a piccole cascate. Si passa sotto o accanto a alberi secolari caduti, a volte direttamente sul letto del fiume, altre più comodamente sul sentiero. Tutto è naturale, niente è addomesticato, ed è proprio questo il bello.

Il bosco è dominato da mastodontici faggi secolari, presenze silenziose e imponenti. Tra tutti spicca “Il Patriarca”, con i suoi 32 metri di altezza, che sembra più una cattedrale vegetale che un semplice albero.

Scendendo di quota si incontrano le affascinanti Marmitte degli Elfi, mentre il manto di foglie bagnate, illuminato dai raggi del sole che filtrano tra i rami, trasforma il bosco in qualcosa di decisamente incantato. Uno di quei luoghi in cui rallenti automaticamente il passo, anche se non ne avresti bisogno.

Un giro tranquillo, perfetto per riprendere fiato e confidenza con il Pollino. La sensazione è chiara: il bello deve ancora venire.

Album fotografico Area Faunistica del Cervo e Torrente Peschiera 

domenica 28 dicembre 2025

Arrivo al Parco del Pollino

 

Primo giorno di gita. Io e Zizzy, zaini pieni e aspettative pure.

Partiamo di buon mattino, di quelli in cui il caffè serve più a rimettere in moto il cervello che il corpo. Il viaggio è lungo — circa sette ore, soste non comprese — ma fila liscio fino a quando finalmente arriviamo nel Parco Nazionale del Pollino.

Giusto il tempo di realizzare che siamo davvero in vacanza ed ecco spuntare la paletta dei carabinieri. Controllo rapido, qualche battuta e la "classica" domanda se siamo lì a trovare i parenti. No, tranquilli: siamo qui apposta per camminare, respirare e perderci nella natura.

Fa freddo, sì, ma niente di proibitivo. In alto si vede la neve, l’aria è frizzante e sorprendentemente il clima è più clemente di quanto immaginassi. Pensavo decisamente peggio. Invece è uno di quei freddi onesti, che si fanno sentire senza risultare fastidiosi.

Ci sistemiamo nel nostro chalet e facciamo subito amicizia con Michele, il proprietario, uno di quelli che in pochi minuti riesce a farti sentire a casa. Il camino acceso aiuta, il vino fa il resto. A completare il quadro c’è anche un’altra coppia pugliese: atmosfera rilassata, chiacchiere lente, tutto al posto giusto.

Prima che il sole scompaia del tutto, usciamo per un giretto semplice nei dintorni, giusto per sgranchire le gambe e goderci il tramonto. Colori netti, silenzio vero, aria pulita. Il Pollino comincia a farsi sentire, senza alzare la voce.

Con il buio decidiamo di fare un salto a Rotonda, tipico paesino della Basilicata e punto nevralgico per esplorare il Parco. Molte luci, poche persone se non nei , quell’atmosfera sospesa che solo certi borghi sanno regalare.

Si rientra allo chalet stanchi il giusto, con quella sensazione bella di inizio viaggio, quando sai che il meglio deve ancora arrivare.

Domani inizieranno le nostre escursioni.

Album fotografico Arrivo nel Parco del Pollino