domenica 4 gennaio 2026

KCtC #3.3: da Monterosso Calabro a Pizzo

 

Eccoci alla fine del viaggio. Ce l’ho fatta. Mentre scrivo queste righe, ho davanti a me un tartufo artigianale di Pizzo che sembra un premio Nobel per la resistenza fisica, e negli occhi ho ancora il blu del Tirreno che si fonde con il cielo.​ Stamattina la sveglia è suonata presto: alle 8:00 ero già in marcia da Monterosso Calabro. L'obiettivo era chiaro: arrivare al Castello Aragonese (Murat) prima della chiusura per il rito finale del Testimonium.

​La tappa di oggi, circa 20 km, è stata una carezza dopo le fatiche di ieri. Il dislivello positivo è stato minimo, permettendomi di godermi il paesaggio mozzafiato dell'Oasi del Lago Angitola. Camminare tra gli aironi cenerini e gli scorci lacustri è stato rigenerante, anche se l'imprevisto è sempre dietro l'angolo: un codice di un cancello non ne voleva sapere di funzionare, ma mi sono riscoperto "ninja" e ho scavalcato senza troppi complimenti. Il cammino è fatto di incontri surreali. Poco dopo l'oasi mi sono imbattuto in un pastore e nel suo gregge di pecore (sembravano quasi mufloni!). Abbiamo scambiato due chiacchiere: io nel mio dialetto, lui nel suo. Non abbiamo capito una parola l'uno dell'altro, ma ci siamo intesi perfettamente con un sorriso e un cenno del capo.

​Poi è arrivata la prova del fuoco: i famigerati "canacci" segnalati vicino a un'azienda agricola. Erano liberi e numerosi, ma alla fine si sono rivelati dei giganti buoni e docili, lasciandomi passare come se fossi uno di famiglia. Salire verso i ruderi della città normanna di Rocca Angitola è stato come camminare sulle macerie del tempo. Da lassù la vista è incredibile: si domina tutto il comprensorio delle Serre e, improvvisamente, eccolo lì. Il Golfo di Sant’Eufemia. Lo Stromboli all'orizzonte (che mi immagino, ma c'è foschia e sono ciecato) . La Costa degli Dei. In quel momento capisci che il Coast to Coast è quasi finito. La discesa verso Pizzo è stata una passerella d'onore. Sono arrivato al Castello Murat giusto in tempo: ho ritirato il mio Testimonium, ho scattato la foto di rito per voi che mi avete seguito e mi sono perso tra i vicoli storici fino a Piazza della Repubblica.

​Ho concluso ufficialmente il cammino scendendo fino alla spiaggia della Marina, toccando l'acqua del Tirreno dopo aver lasciato quella dello Ionio solo due giorni fa.

​Album fotografico KCtC #3.3: da Monterosso Calabro a Pizzo 


sabato 3 gennaio 2026

KCtC #2.3: da Petrizzi a Monterosso Calabro

 


​Se la prima tappa è stata l’emozione della partenza, il secondo giorno è stato quello della connessione profonda con la natura. Una giornata lunga, intensa, caratterizzata da un dislivello più distribuito rispetto a ieri, ma che mi ha portato nel punto più alto dell'intero cammino. Ho salutato l'agriturismo alle 8.00 in punto, lasciandomi  i vicoli del borgo e l'antico ponte in pietra vicino alla Chiesa di Santa Maria della Provvidenza alle spalle. 

​La prima parte del percorso è un viaggio nella storia rurale: ho camminato lungo il torrente Beltrame e poi su un tratto affascinante che ricalca il vecchio tracciato della "Littorina", l'ex ferrovia che un tempo collegava Soverato a Chiaravalle. Camminare dove un tempo passava il treno, immersi nel silenzio della campagna, dà una strana e bellissima sensazione di sospensione temporale. Dopo una sosta rigenerante a San Vito sullo Ionio, dove ho visitato la Chiesa Matrice e l'antica Filanda, è iniziata la vera ascesa verso il Lago Acero.

​Ma è dopo il lago che il cammino mi ha regalato la sua parte migliore: l'ingresso in un'imponente foresta di faggi. È qui che ho lasciato il cuore. Il bosco ti avvolge, il suono dei passi sulle foglie secche diventa l'unico ritmo, e l'aria cambia, facendosi pungente e profumata di resina.

​Salendo ancora, ho raggiunto la dorsale di Monte Coppari. Con i suoi quasi 1000 metri, è il punto più alto del Cammino. Qui la leggenda incontra la natura: ho incrociato le antiche "niviere" (dove un tempo si conservava la neve) e la misteriosa "Pietra della Fata". Dalla vetta è iniziata la lunga discesa verso la destinazione finale. Man mano che il bosco si diradava, l'orizzonte si è aperto regalandomi il primo, emozionante scorcio sul Lago Angitola e, finalmente, sulla striscia blu del Mar Tirreno.

​Il mio arrivo a Monterosso Calabro è stato reso ancora più speciale dall'accoglienza a "Casa di Zia Rosina". Qui ho conosciuto Rebecca, che non è solo un'ospite squisita, ma è stata un pilastro fondamentale per l'organizzazione di questa avventura. La sua gentilezza e i suoi consigli sono quel valore aggiunto umano che rende i cammini un'esperienza diversa da qualsiasi altro viaggio.

Anticipo l'articolo perché in casa non c'è segnale e lo sto scrivendo da un bar trovato casualmente aperto. 

​Album fotografico KCtC #2.3: da Petrizzi a Monterosso Calabro 


venerdì 2 gennaio 2026

KCtC #1.3: da Soverato a Petrizzi

 

Il primo passo è sempre quello più emozionante. Stamattina, con lo zaino in spalla e il cuore colmo di aspettativa, ho ufficialmente iniziato il mio Kalabria Coast to Coast. È un viaggio che attraversa l’anima della Calabria, dal Mar Ionio al Mar Tirreno, e oggi ho assaporato i primi contrasti di questa terra incredibile. Il viaggio è iniziato sul Lungomare Europa di Soverato. Camminare per quei primi due chilometri tra palme e oleandri, con il rumore delle onde a farmi compagnia, è stato il modo perfetto per rompere il ghiaccio. Il tempo è stato dalla mia parte: un clima mite, l'aria fresca del mattino e una luce nitida che rendeva i colori della costa quasi irreali sebbene inizialmente ci fossero nubi sparse all'orizzonte. 

​Dopo un tratto sulla sabbia fino al "Tamada Beach" (uno tra i tanti lidi, oggi chiusi per la stagione invernale) , ho lasciato la costa alle spalle per puntare verso l'entroterra. Se la prima parte è stata una piacevole passeggiata in pianura, la musica è cambiata superato il villaggio Calaghena. Qui è iniziata la vera salita. Il sentiero, che alterna asfalto e sterrato, si trasforma in un’antica mulattiera che mette alla prova le gambe ma ripaga ampiamente lo spirito.

​Il dislivello totale di oggi ha toccato quasi i 700 metri positivi. Fatica? Quasi nulla. Ne è valsa la pena? Assolutamente. Arrivato quasi in vetta al Monte La Rosa, mi sono fermato a riprendere fiato e lo spettacolo mi ha lasciato senza parole: una vista panoramica mozzafiato su tutto il Golfo di Squillace. Da lassù capisci davvero quanto sia profonda la connessione tra mare e montagna in questa regione. Prima di scendere verso il paese, ho fatto una piccola deviazione alla stele di Sant’Antonio da Padova, il patrono di Petrizzi, un luogo di pace assoluta che domina la vallata.

​La discesa ripida mi ha condotto infine nel cuore pulsante di Petrizzi. Arrivare in Piazza Regina Elena ("al pioppo come dicono qui) è come fare un salto indietro nel tempo. Al centro della piazza svetta il maestoso pioppo nero, un monumento naturale che sembra vigilare sul borgo, accanto alla "menzalora", l'antica pietra usata per misurare le granaglie. 

Sono arrivato in paese abbondantemente prima di mezzogiorno perché ho la gamba ancora molto buona, ma mi son preso il mio tempo e il mio spazio al Bar del Corso. Qui ho incontrato il Signor Pietro, con cui mi sono accordato per una passeggiata divulgativa in paese nel pomeriggio. Gentilissimo ed esaustivo, ne è valsa la pena di fare su e giù dall'Agriturismo Seminaroti, oasi di pace e serenità. Qui faccio anche cena con prodotti del territorio e condivido la tavola con altri due viandanti e racconti preziosi. 

Album fotografico KCtC #1.3: da Soverato a Petrizzi 




giovedì 1 gennaio 2026

Interludio: arrivo a Soverato

 
Oggi primo giorno del 2026, che mi auguro già sia bellissimo come il precedente. Ci svegliamo a Rotonda dopo non aver partecipato all'esplosione di fuochi e schiamazzi, con un freddo gelido che dire diaccio non rende l'idea. Partiamo presto per questioni meramente logistiche e raggiungiamo Scalea, sulla costa, per il viaggio di ritorno di Zizzy. Da qui continuerò da solo, un vero poverino che però ha ancora al suo fianco la Compagnia per antonomasia. Proseguo lungo la tirrenica costiera, col sole e la tramontana in faccia. Suzukina non è decappottabile però, quindi me la cavo egregiamente. La prima tappa è Lamezia Terme dove la lascio e prendo il treno per Soverato. È il primo giorno dell'anno, giorno di festa e di riposo, tutto chiuso, tutto deserto. Almeno fino a che non calano le luci. Ne approfitto per visitare un po' svogliatamente il paese, sicuramente più estivo che invernale. Da qui domani inizierà il mio Cammino del POVERINO parte IV, ovvero il Kalabria Coast to Coast. E si ricomincia.

Album fotografico Arrivo a Soverato 

mercoledì 31 dicembre 2025

Ultimo dell'anno alle Gole del Raganello

 

Quarto giorno. Ed è anche l’ultimo dell’anno. Il calendario dice 31 dicembre e il viaggio entra nella sua fase finale.

Oggi ci spostiamo direttamente in Calabria. Ieri abbiamo scavallato a piedi dalla Basilicata, oggi invece cambiamo regione in modo più lineare. Si parte da Civita per un anello fatto di continui sali e scendi, con lo sguardo e i passi sempre attratti dalle splendide Gole del Raganello, patrimonio UNESCO.

Il vento è gelido e il freddo si fa sentire, ma la giornata è piena di sole. Una di quelle combinazioni perfette: luce limpida, cielo pulito e paesaggi che sembrano ancora più netti. Camminiamo avvolti dal silenzio e dalla roccia, salutando così, passo dopo passo, questo 2025.

È un modo semplice e sincero di chiudere l’anno: all’aperto, in movimento, senza fuochi d’artificio ma con panorami che valgono molto di più.

La sera lo festeggiamo a modo nostro, tornando nella piccola ma accogliente Rotonda. Niente grandi eventi, solo gente del posto, chiacchiere, calore umano e la sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto.

Un ultimo giorno che non chiude soltanto un viaggio, ma anche un anno. E lo fa nel modo migliore possibile. Il miglior 2025 di sempre.

Album fotografico Ultimo dell'anno alle Gole del Raganello 

martedì 30 dicembre 2025

Monte Pollino, Pollinello e Gaudolino

 

Terzo giorno. Oggi si sale di quota. E si capisce subito che sarà tutta un’altra storia.

Paesaggi innevati ovunque, luoghi che sembrano sospesi e rumori attutiti dal bianco. La neve cambia tutto: i colori, i tempi, perfino il modo di camminare. È uno di quei giorni in cui ti viene naturale parlare a bassa voce.

Partiamo dal Colle dell’Impiso e raggiungiamo il Piano di Gaudolino, già di per sé un posto che merita la gita. Da lì decidiamo di salire anche sul Monte Pollino, seguendo la via normale, che normale lo è solo sulla carta: il percorso è comunque intriso di neve e ghiaccio.

Lungo la salita attraversiamo ancora una volta alberi maestosi e storici, presenze silenziose che sembrano lì da sempre e che probabilmente ci sopravviveranno senza accorgersene. Il paesaggio è severo ma mai ostile, anzi, invita ad andare avanti.

Arrivati in alto ci fermiamo sulla vetta del Pollinello, il punto perfetto per una pausa lunga. Davanti a noi si apre una vista mozzafiato, ampia, pulita, di quelle che ripagano ogni passo e ogni dito intorpidito dal freddo.

Da lì decidiamo di tornare indietro, senza forzare oltre. Il trekking non è tecnicamente impegnativo, ma tra neve, quota e lunghezza del percorso ci riempie l’intera giornata, lasciandoci addosso quella stanchezza buona che non pesa.

Si rientra con la sensazione di aver vissuto il Pollino nella sua versione più pura. Silenziosa, bianca, memorabile.

Album fotografico Monte Pollino, Pollinello e Gaudolino