giovedì 3 aprile 2025

Chrome OS Flex

 

Tante, tante volte ho proposto e provato diversi sistemi operativi per PC di ogni tipo. Soprattutto quelli da battaglia, i cosiddetti muletti per ogni evenienza. Quelli da poverini che ritrovi da qualche parte e non vuoi buttare perché oggi è difficilissimo smaltire legalmente ed ecologicamente. Quindi, nonostante il mondo vada avanti e creino computer quantistici sempre più potenti , c'è chi si accontenta di dare seconda vita, anche soltanto testando, ad un vecchio portatile.

Dai nuova vita al tuo vecchio portatile con Chrome OS Flex

Se hai un vecchio PC che fatica a reggere Windows potresti trasformarlo in un Chromebook con Chrome OS Flex. Questo sistema operativo leggero e veloce di Google permette di ridare usabilità ai dispositivi datati, offrendo un'esperienza fluida e sicura.


Perché scegliere Chrome OS Flex?

  • Leggero e veloce: Ideale per dispositivi con hardware datato, con avvii rapidi e prestazioni fluide.
  • Sicuro: Gli aggiornamenti automatici e il sandboxing delle applicazioni riducono il rischio di malware.
  • Basato su cloud: Perfetto per chi utilizza principalmente servizi online come Google Drive, Gmail e YouTube.
  • Compatibile con diversi dispositivi: Supporta molti modelli di PC e Mac, anche di 10+ anni fa.

Requisiti minimi per l'installazione

Google fornisce una lista di dispositivi certificati, ma i requisiti minimi generali sono:

  • CPU: Intel o AMD x86-64 (non supporta processori ARM)
  • RAM: Almeno 4 GB
  • Storage: Almeno 16 GB
  • Avvio da USB: Il PC deve supportare il boot da USB
  • BIOS compatibile: Alcuni modelli molto vecchi potrebbero avere problemi

Come installare Chrome OS Flex su un vecchio portatile

1. Scaricare lo strumento di creazione del supporto USB

Per creare una chiavetta USB avviabile con Chrome OS Flex, serve l'estensione Chromebook Recovery Utility: Scarica Chromebook Recovery Utility

2. Creare la chiavetta USB avviabile

  • Apri Chromebook Recovery Utility in Chrome.
  • Seleziona "Avanti" e poi "Modello personalizzato".
  • Scegli "Google Chrome OS Flex" e crea il supporto USB (minimo 8 GB).

3. Avviare il PC dalla chiavetta USB

  • Riavvia il computer e accedi al BIOS (solitamente premendo F2, F12, ESC o DEL all'avvio).
  • Seleziona la chiavetta USB come dispositivo di avvio principale.

4. Provare o installare Chrome OS Flex

  • Puoi scegliere "Prova prima di installare" (senza modificare il disco) oppure "Installa" per sostituire il sistema esistente.

Per la guida ufficiale dettagliata: Istruzioni di installazione


Limitazioni di Chrome OS Flex

  • Niente Play Store: A differenza dei Chromebook ufficiali, non supporta le app Android.
  • Compatibilità hardware variabile: Touchscreen, lettori di impronte e alcune periferiche potrebbero non funzionare.
  • Meno flessibile di Linux: Se cerchi personalizzazione avanzata, potresti valutare una distribuzione Linux.

Per chi è ideale?

  • Chi usa principalmente il browser per navigazione, email, streaming e documenti.
  • Chi vuole un PC veloce per compiti di base.
  • Chi ha un vecchio portatile che non regge più Windows.

Se vuoi scoprire se il tuo dispositivo è compatibile, consulta la lista ufficiale: Dispositivi certificati

Con Chrome OS Flex, il tuo vecchio PC può avere una seconda vita senza costi aggiuntivi. Sei pronto a provarlo?


Bulletproof Man (2011)


Regia: Jonathan Hensleigh
Anno: 2011
Titolo originale: Kill The Irishman
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (7.0)
Pagina di I Check Movies
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In questi giorni Val Kilmer ci ha abbandonati e così ho cercato di omaggiarlo guardandomi uno dei tanti film in cui è stato tra i protagonisti. VER ne ha recensiti diversi, ma mancava (tra gli altri) Bulletproof Man, presente su Amazon Prime Video. Sicuramente non il più iconico, ma ogni tassello è importante nella vita di un grande attore.

Bulletproof Man, conosciuto anche come Kill the Irishman, è un film del 2011 diretto da Jonathan Hensleigh. Basato su eventi reali, racconta la storia di Danny Greene, un boss della malavita irlandese che sfidò apertamente la mafia italiana nella Cleveland degli anni '70. Il protagonista è interpretato da Ray Stevenson, mentre Val Kilmer veste i panni del detective Joe Manditski, una figura chiave nell’indagine sul crimine organizzato della città.

Il film offre un ritratto brutale e realistico del mondo criminale, con una narrazione che alterna momenti di pura azione a sequenze più riflessive, in cui emerge la personalità carismatica e spregiudicata di Greene. La regia di Hensleigh è solida, con un buon ritmo e una ricostruzione d'epoca accurata, che restituisce l'atmosfera tesa e pericolosa di quegli anni.

Ray Stevenson si dimostra perfettamente calato nel ruolo del protagonista, conferendo a Danny Greene un mix di fascino e ferocia che rende il personaggio credibile e coinvolgente (da notare anche la ricerca di una vita sana con preferenze vegetariane e allenamenti costanti). Accanto a lui, un cast di grande livello, con attori del calibro di Vincent D’Onofrio, Christopher Walken e Paul Sorvino, che aggiungono spessore alla pellicola. Val Kilmer, pur avendo un ruolo secondario, lascia comunque il segno con la sua interpretazione misurata ma efficace.

Kill the Irishman è un gangster movie che, pur senza rivoluzionare il genere, riesce a intrattenere e a raccontare una storia avvincente, arricchita da un’ottima fotografia e da una colonna sonora che sottolinea il contesto storico e culturale. Il film è una piacevole sorpresa per chi ama il genere crime e una degna occasione per ricordare il talento di Val Kilmer, un attore che ha sempre saputo dare qualcosa di speciale a ogni suo personaggio.




 
 
 

mercoledì 2 aprile 2025

Dark Crystal (1982)


Regia: Jim Henson, Frank Oz
Anno: 1982
Titolo originale: The Dark Crystal
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDb (7.1)
Pagina di I Check Movies
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Film:
"Dark Crystal" è un film del 1982 diretto da Jim Henson e Frank Oz (al suo primo lavoro come regista), un'opera pionieristica che ha ridefinito il cinema fantasy attraverso l'uso esclusivo di marionette e pupazzi animatronici (termine oggi in disuso). Ambientato nel mondo di Thra, la storia segue le avventure di Jen, l'ultimo sopravvissuto della razza dei Gelfling, incaricato di ripristinare l'equilibrio rompendo l'oscuro dominio degli spietati Skeksis. Tuttavia, il vero punto di forza del film non è tanto la trama, quanto l'incredibile lavoro di sviluppo e design che lo ha reso un capolavoro visivo e tecnico.

La concezione di "Dark Crystal" nacque dall'ossessione di Jim Henson per le fiabe oscure e le mitologie antiche. L'universo del film fu plasmato grazie alla collaborazione con Brian Froud, illustratore di talento che creò l'estetica unica delle creature e degli ambienti. Ogni dettaglio visivo, dalle architetture alle piante di Thra, fu studiato per sembrare parte di un mondo organico e antico, con un forte richiamo all'Art Nouveau e alle forme naturali.

Un aspetto rivoluzionario del film fu l'uso avanzato delle marionette. Le creature di "Dark Crystal" erano dotate di meccanismi sofisticati che permettevano un'ampia gamma di espressioni facciali e movimenti fluidi. Gli Skeksis, per esempio, richiedevano più operatori per essere manovrati: uno per la testa e la bocca, uno per le mani e altri per i movimenti corporei. La tecnologia animatronica utilizzata fu tra le più avanzate del periodo, gettando le basi per film successivi come "Labyrinth".

Curiosamente, il film inizialmente prevedeva che gli Skeksis parlassero una lingua inventata, ispirata a lingue antiche come il tedesco medievale e l'egiziano. Tuttavia, i test di proiezione rivelarono che il pubblico faceva fatica a seguire la storia, portando alla decisione di doppiarli in inglese. Anche le scene di volo dei Landstrider, le creature simili a giraffe che aiutano i Gelfling, furono una sfida tecnica: gli attori che li interpretavano camminavano su trampoli appositamente progettati, dando l'illusione di una locomozione naturale.

Rivedere "Dark Crystal" oggi significa immergersi in un mondo che non ha perso il suo fascino. Le tecnologie digitali hanno ormai soppiantato gli effetti pratici, ma il film rimane una testimonianza di quanto si potesse ottenere con maestria artigianale e creatività pura. Un'opera da riscoprire, soprattutto per chi apprezza il lato artistico e tecnico della cinematografia fantasy. Io non sono mai stato un fan del genere, ma alcuni lavori gasano.

Edizione: doppio DVD
Collector's Edition di scarso valore economico, ma contenente due dischi DVD. Nel primo il film con traccia in Dolby Digital a 4 canali, rarissima come cosa ed il secondo con esclusivamente contenuti extra. Ecco come questi sono suddivisi:
Disco 1:
  • Commento audio di Brian Froud
Disco 2: 
  • The World of The Dark Crystal (57 minuti)
  • Reflections of  The Dark Crystal (37 minuti)
  • 8 scena extra
  • 2 gallerie fotografiche
 

martedì 1 aprile 2025

Queen - News Of The World

 



Autore: Queen
Anno: 1977
Tracce: 11
Acquista CD su Amazon

Ci sono album che definiscono un'epoca, e poi ci sono album che sfidano il tempo stesso. News of the World appartiene a questa seconda categoria. Pubblicato nel 1977, è un'opera che non solo cattura l'energia e la versatilità dei Queen, ma consolida il loro status di icone immortali del rock. Con la sua iconica copertina disegnata da Frank Kelly Freas, l'album porta con sé un senso di grandiosità e drammaticità che si riflette perfettamente nella musica. Personalmente, ho incorniciato nel mio angolo musicale la versione pubblicitaria della copertina in cui il robot cerca di catturare gli uomini con la sua grande mano.

Fin dall'inizio, l'impatto è devastante: We Will Rock You e We Are the Champions sono inni destinati all'eternità, costruiti per riempire stadi e scolpiti nella memoria collettiva della cultura musicale. Sono brani che superano il concetto stesso di canzone rock e diventano simboli.

Ma sarebbe un errore ridurre l'album solo a questi due giganti. Sheer Heart Attack (da non confondere con l'omonimo albumè un'esplosione punk aggressiva che anticipa certe sonorità della fine degli anni '70, mentre Spread Your Wings dimostra la sensibilità melodica di John Deacon con una ballata che si libra con grazia sopra riff avvolgenti. Fight from the Inside e Get Down, Make Love mostrano il lato più sporco e sperimentale della band, con influenze funk e hard rock fuse in un mix di potenza e sensualità.

Sleeping on the Sidewalk, con il suo groove bluesy e l'approccio rilassato di Brian May, offre una pausa prima che Who Needs You introduca sonorità latineggianti in un album già incredibilmente vario. La chiusura con It's Late e My Melancholy Blues conferma il genio compositivo della band: il primo è un viaggio epico nel rock drammatico, il secondo un brano jazzato che Freddie Mercury trasforma in un'intima confessione.

A distanza di quasi cinquant'anni, News of the World rimane un'opera imprescindibile per chiunque voglia comprendere la grandezza dei Queen. Non solo un album di successo, ma una dichiarazione d'intenti: i Queen non si sarebbero mai fermati davanti a nulla, esplorando generi, suoni e dinamiche con un coraggio che ancora oggi ispira. E forse, proprio come il robot di Freas che ci guarda dalla copertina, continueranno a farlo per sempre.



Ghiblification

 

Il Diluvio di Facce Ghibli e l’Inarrestabile Corsa all’Appiattimento Digitale

Ormai ci siamo dentro fino al collo: apri un social qualsiasi e vieni sommerso da un’orda di facce trasformate in personaggi da cartone animato. Tutti, ma proprio tutti, sembrano essere diventati protagonisti di un film dello Studio Ghibli, con occhi luccicanti e fondali bucolici da sogno. Il problema? Questo trend è ormai ovunque, talmente diffuso che persino il mio frigorifero potrebbe decidere di presentarsi con un filtro anime mentre cerco di prendere un succhino. 

E ovviamente non ho potuto fare a meno di provarlo anch’io. Perché sì, è una moda un po’ scocciante, ma è anche maledettamente divertente.

Benvenuti nell’era del Ghibli-fication selvaggio

Non fraintendetemi, il fascino di vedere la propria faccia trasformata in un’illustrazione d’autore è innegabile. Ti senti un po’ come quei due quando scoprono Totoro per la prima volta: un mondo magico e affascinante che ti fa sorridere… fino a quando non realizzi che ogni singola persona sui social ha incontrato lo stesso Coso e ora siamo circondati da cloni digitali con la medesima espressione sognante.. Un esercito di copie che avanzano inesorabili, pronti a riempire le bacheche con versioni alternative di se stessi.

E non finisce qui: perché limitarsi allo stile Ghibli quando puoi diventare un personaggio Disney, un Simpson, un supereroe Marvel o persino una versione animata di te stesso nel peggior stile generato dall’intelligenza artificiale? Il tutto mentre gigabyte di dati personali vengono allegramente ceduti a qualche misteriosa startup, che nel frattempo si sta costruendo un database mondiale di volti, magari per scopi “innocui” (forse).

IA: salverà il mondo o ci trasformerà tutti in adesivi?

Quando ci hanno promesso che l’intelligenza artificiale avrebbe migliorato l’umanità, l’idea era un tantino più ambiziosa di "trasformare ogni selfie in un cartone animato". E invece eccoci qui, a usare il più grande balzo tecnologico del secolo per giocare a fare i protagonisti di un film animato. Diciamo che se Skynet deciderà di sterminarci tutti, un po’ ce la saremo cercata.

Nel frattempo, però, ci divertiamo. Perché sì, è un’idiozia, ma è un’idiozia simpatica. C’è qualcosa di affascinante nel vedersi trasportati in un universo illustrato, anche se lo fanno tutti, anche se non è per niente originale, anche se ormai anche il tuo capo ha messo la sua versione anime su LinkedIn e sai che qualcosa è andato terribilmente storto.

E il copyright? Ci vediamo in tribunale!

C’è poi il piccolo dettaglio della legalità. Perché, sorpresa sorpresa, il mondo dell’animazione non è esattamente entusiasta di questo saccheggio visivo su scala globale. Gli artisti tradizionali (quelli veri, che disegnano con le mani e non con un algoritmo) sono già sul piede di guerra, mentre gli avvocati dei grandi studi cinematografici stanno probabilmente sfregandosi le mani in attesa della prima maxi-causa per violazione di copyright.

Quindi, ecco lo scenario più probabile: ci divertiremo per qualche mese, poi arriverà qualche colosso dell’intrattenimento a spegnere la festa, tra denunce, blocchi e app improvvisamente sparite dal mercato. A quel punto ci guarderemo indietro e ci chiederemo: “Era davvero così necessario?”.

Ovviamente no.

Ma era divertente? Maledettamente sì.

Conclusione: continuiamo a giocare, ma con moderazione

In fondo, non c’è nulla di male nel divertirsi con questi filtri e lasciarsi prendere dall’entusiasmo di vedersi in versione cartone animato. Basta solo non perdere il controllo e non trasformare i nostri feed in un’infinita galleria di sosia digitali, almeno finché non inventeranno qualcosa di ancora più inutile con cui distrarci.

E ora scusatemi, devo tornare a generare la mia versione Ghibli con un gatto parlante e una città sospesa nel cielo. Perché sì, lo so, ho appena criticato questa moda… ma resistere è impossibile. Anzi vi metto la versione di me POVERINO, rubata da LeonardoIA, senza chiamare in causa stili al momento abusati:




domenica 30 marzo 2025

La Cosa Da Un Altro Mondo (1951)

Image of 1951 theatrical poster
Regia: Christian Nyby, Howard Hawks
Anno: 1951
Titolo originale: The Thing From Another World
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (7.1)
Pagina di I Check Movies
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Film:

Quando si parla di "La Cosa", il capolavoro di John Carpenter del 1982 viene spesso considerato il punto di riferimento assoluto. Tuttavia, il film di Carpenter ha un predecessore predecessore del 1951, La Cosa dell'altro mondo (The Thing from Another World), diretto da Christian Nyby sotto la supervisione del grande Howard Hawks (regista non accreditato)

Basato sul racconto Who Goes There? di John W. Campbell, questo film rappresenta la prima trasposizione cinematografica dell'idea di un'entità aliena ostile confinata in un avamposto isolato. Pur essendo lontano dalle atmosfere paranoiche e viscerali della versione di Carpenter, mantiene comunque un valore storico e cinematografico significativo. Si tratta quindi di un horror fantascientifico dal taglio classico

Il film segue un gruppo di scienziati e militari in una base artica che scoprono e riportano in vita una creatura aliena imprigionata nel ghiaccio. A differenza della versione di Carpenter, qui la minaccia è più concreta e meno subdola: il mostro è una creatura umanoide che si muove e attacca come un predatore implacabile. Non c'è il concetto di assimilazione o imitazione, ma piuttosto uno scontro diretto tra uomini e alieno con una struttura di tipo vegetale, ma comunque dalle sembianze umanoidi.

Uno degli elementi più interessanti del film è il ritmo incalzante dei dialoghi, tipico dello stile di Hawks, che dona realismo e dinamismo alle interazioni tra i personaggi, anche se a distanza di oltre settanta anni possano questi sembrare davvero vetusti. Anche se le tensioni tra scienza e militarismo sono presenti, il film si schiera decisamente dalla parte dell'azione e della risoluzione pragmatica del problema, a differenza del più ambiguo e angosciante approccio carpenteriano.

Dal punto di vista visivo, il film è figlio della sua epoca: gli effetti speciali sono rudimentali e la creatura, pur inquietante nel suo design, non riesce a trasmettere lo stesso senso di terrore e mistero della versione di Carpenter. Inoltre, il tema dell’invasione aliena riflette il clima della Guerra Fredda e la paura dell’ignoto, più che un vero e proprio horror psicologico.

Se confrontato con la pellicola del 1982, La Cosa dell'altro mondo risulta meno incisivo e meno spaventoso, ma rimane comunque un pezzo importante della storia del cinema di fantascienza. La sua importanza non si misura solo con gli standard attuali, ma con la sua influenza sul genere e sulla sua capacità di introdurre un concetto destinato a essere sviluppato con maggiore profondità e inquietudine nel futuro.

Pur preferendo il film di Carpenter, riconosco il merito di La Cosa dell'altro mondo come una delle prime pellicole a portare sullo schermo la paura dell’ignoto extraterrestre. È un film che va visto con la giusta contestualizzazione storica e che, nonostante i suoi limiti, rimane un classico della fantascienza anni ’50. Se si vuole comprendere l’evoluzione dell’horror e della sci-fi, è una visione obbligata.

Edizione: doppio DVD
Edizione a cofanetto con slipcover in cartoncino, purtroppo un solo artwork ripetuto anche sulla custodia, che contiene oltre che a due dischi DVD anche una cartolina rigida con la locandina originale. Nel primo disco abbiamo la versione con colori (lavoro non perfetto vista l'età, ma godibile) mentre nel secondo quella originale in bianco e nero con formato originale. In entrambe le versioni la traccia audio italiana è in stereo e gli extra sono i medesimi:
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