lunedì 31 agosto 2026

Aggiornamento OxygenOS versione CPH2769_16.0.10.500

 

È arrivato anche sul mio OnePlus 15R un nuovo aggiornamento di sistema. Si tratta della versione CPH2769_16.0.10.500, basata su OxygenOS 16, con un download di circa 880 MB.

Non siamo davanti a una nuova versione major di Android, naturalmente, ma a un aggiornamento abbastanza corposo che interviene su diversi aspetti del telefono: schermata Home, Note, fotocamera, sicurezza e gestione delle app nascoste.

OnePlus ha iniziato a distribuirlo il 19 agosto 2026 attraverso un rollout progressivo. La versione CPH2769_16.0.10.500(EX01) è quella destinata ai dispositivi EU/GLO, quindi è proprio quella che interessa il mercato europeo.

Nel mio caso l'OTA è comparso direttamente sul telefono.

Un aggiornamento da quasi 880 MB

La schermata dell'aggiornamento segnala:

OxygenOS 16
CPH2769_16.0.10.500
879,73 MB

Quindi non è il classico aggiornamento da poche decine o centinaia di megabyte dedicato esclusivamente alle patch di sicurezza.

Il changelog ufficiale, però, fa capire abbastanza bene dove OnePlus abbia concentrato il lavoro.

Home screen: finalmente un modo rapido per eliminare i badge

Una delle novità più piccole, ma potenzialmente comode, riguarda i badge delle notifiche sulle icone delle applicazioni.

Ora è possibile fare un gesto di apertura con due dita sulla schermata Home per cancellare contemporaneamente tutti i badge delle notifiche.

Non cambia la gestione delle notifiche vere e proprie: semplicemente permette di ripulire rapidamente quei numerini rossi che, dopo qualche ora o qualche giorno, finiscono inevitabilmente per trasformare la Home in una specie di tabellone della borsa.

Una funzione minuscola, ma che può diventare comoda per chi tende ad avere molte notifiche non lette.

Note diventa un po' più utile

Un'altra modifica riguarda l'app Note.

Con OxygenOS 16.0.10.500 è possibile annotare direttamente le immagini inserite nelle Note, utilizzando gli strumenti di modifica per evidenziare particolari o aggiungere indicazioni.

È una funzione pensata soprattutto per chi utilizza lo smartphone anche per lavoro, studio o organizzazione personale: fotografare qualcosa, inserirlo in una nota e indicare direttamente sull'immagine ciò che interessa diventa più immediato.

Niente di rivoluzionario, ma è il genere di piccola aggiunta che ha senso in un'interfaccia ormai sempre più orientata alla produttività.

La novità più interessante: AI Remix Collage

La parte più curiosa dell'aggiornamento è probabilmente quella dedicata a Camera & Photos.

OnePlus introduce AI Remix Collage, una funzione che permette di prendere un soggetto da un video e trasformarlo in uno sticker animato.

Il soggetto può poi essere utilizzato su:

  • altri video;
  • Motion Photo;
  • fotografie;
  • nuovi contenuti creativi;
  • immagini con contorni animati.

In pratica OnePlus sta portando nella galleria una serie di strumenti di manipolazione delle immagini basati sull'intelligenza artificiale, con un approccio decisamente più "social" e creativo che fotografico.

È una di quelle funzioni che probabilmente utilizzeremo tutti meno di quanto suggerisca il comunicato stampa, ma che può diventare divertente quando si vuole fare qualcosa di un po' meno serio con le fotografie.

Risolto anche un piccolo problema della fotocamera

L'aggiornamento corregge inoltre un problema che poteva verificarsi utilizzando la fotocamera in modalità orizzontale.

In alcune situazioni icone, testi e menu potevano infatti rimanere visualizzati con l'orientamento verticale.

Con la nuova versione il problema dovrebbe essere risolto.

Più attenzione alla sicurezza

La parte probabilmente meno spettacolare, ma più importante, riguarda la sicurezza.

OnePlus ha migliorato il sistema di protezione contro comportamenti considerati ad alto rischio, in particolare quelli che possono sfruttare impropriamente i servizi di Accessibilità.

Il sistema può bloccare automaticamente determinate attività sospette, registrare gli eventi rilevati e mostrare un avviso all'utente.

La funzione è accessibile dal Gestore telefono → Virus e rischi → Blocca attività app sospette.

È un intervento interessante perché i permessi di Accessibilità sono da tempo uno dei punti delicati della sicurezza Android: applicazioni malevole possono cercare di sfruttarli per interagire con l'interfaccia e compiere operazioni che normalmente non sarebbero consentite.

Migliorata anche la gestione delle app nascoste

OnePlus ha inserito inoltre una piccola modifica per le app nascoste.

Quando si utilizza un'app nascosta, è ora possibile effettuare uno swipe dal basso verso l'area della finestra fluttuante nell'angolo superiore destro per aprirla in una finestra flottante.

Una funzione abbastanza particolare, destinata probabilmente a una minoranza di utenti, ma che aumenta le possibilità del sistema multitasking di OxygenOS.

E soprattutto: patch di sicurezza di agosto 2026

La parte più importante dell'aggiornamento dal punto di vista della manutenzione è probabilmente l'integrazione della patch di sicurezza Android di agosto 2026.

È un dettaglio che spesso passa inosservato perché non produce nessuna nuova icona o animazione sullo schermo, ma è esattamente il tipo di aggiornamento che è bene installare.

Il rollout è comunque incrementale: OnePlus non distribuisce necessariamente l'OTA contemporaneamente a tutti gli utenti. La società ha infatti spiegato che l'aggiornamento viene inizialmente inviato a una percentuale limitata di dispositivi per poi essere esteso progressivamente.

Vale la pena aggiornare?

Direi proprio di sì.

Non perché OxygenOS 16.0.10.500 trasformi improvvisamente il OnePlus 15R in un telefono diverso, ma perché è un aggiornamento che mette insieme nuove funzioni, correzioni, miglioramenti della sicurezza e patch mensile.

Le novità che probabilmente noteremo di più sono AI Remix Collage, le nuove possibilità di annotazione delle immagini nelle Note e il gesto a due dita per cancellare i badge.

Molto più importanti, anche se invisibili nell'uso quotidiano, sono invece le correzioni di sicurezza e il miglioramento della gestione delle applicazioni potenzialmente rischiose.

Il mio 15R, quindi, si aggiorna ancora una volta. E considerando che l'ho appena scelto come successore del vecchio OnePlus 9 Pro, è anche un buon modo per iniziare a vedere quanto OnePlus continuerà a lavorare sul software di questo dispositivo nel corso del suo ciclo di vita.

Per ora, insomma, 879 MB ben spesi.

Scheda dell'aggiornamento

Dispositivo: OnePlus 15R
Sistema: OxygenOS 16
Versione: CPH2769_16.0.10.500
Build europea: CPH2769_16.0.10.500(EX01)
Dimensione OTA: 879,73 MB
Patch sicurezza: agosto 2026
Distribuzione: rollout incrementale EU/GLO
Principali novità: AI Remix Collage, annotazione immagini nelle Note, gestione dei badge, miglioramenti fotocamera, sicurezza e app nascoste.


*Aggiornamento ricevuto sul mio OnePlus 15R (CPH2769) il 31 agosto 2026.*


domenica 30 agosto 2026

Perfect Days (2023)


 
Regia: Wim Wenders
Anno: 2023
Titolo originale: Perfect Days
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.9)
Pagina di I Check Movies
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Quando ho iniziato a vederlo e ho notato la combo Jappo + Wenders ho capito subito che sarebbe stato un film da moviola. Non avevo tutti i torti, il film è statico e segue la vita apparentemente ripetitiva di un uomo sui sessanta che, single, vive a Tokyo e pulisce i bagni pubblici. La sua esistenza è scandita da una routine meticolosa, un loop senza verve in cui si dedica con semplicità al suo lavoro e a piccoli hobby quotidiani. Di contrasto a questo tipo di vita che annoierebbe anche un eremita, c'è la tranquillità e la serena spensieratezza con cui riesce ad affrontare ogni situazione che gli capita. Mai un lamento, mai autocommiserazione, ma sempre questo accogliere la bellezza nelle piccole cose. Che si tratti di fotografare le fronde degli alberi o di ascoltare musica anni settanta durante il tragitto casa lavoro, il protagonista sembra non sentirne mai il peso. A proposito piccola parentesi, colonna sonora davvero ben studiata e piacevole con The Animals, Patti Smith, Van Morrison e compagnia.

Il protagonista si chiama Hirayama e per buona parte del film Wenders lo lascia praticamente muto, affidando tutto il racconto al volto di Koji Yakusho, che infatti a Cannes ci si è portato a casa il premio come miglior attore, oltre al premio della giuria ecumenica. Ed è proprio lì che sta il trucco del film, se di trucco si può parlare in un'opera così antiretorica. Hirayama non parla quasi mai, eppure capisci tutto di lui dal modo in cui piega gli asciugamani, dal modo in cui sorride guardando in alto tra i rami, dal modo in cui ogni sera prima di dormire legge qualche pagina di un libro comprato usato. È un cinema che chiede fiducia allo spettatore, gli chiede di rallentare, e se sei disposto a farlo ti restituisce parecchio.

Quello che mi ha colpito di più è come Wenders lasci filtrare il passato di Hirayama col contagocce, senza mai spiegarlo davvero. Arriva la nipote Niko, scappata di casa, e attraverso lei intuiamo che la famiglia di origine del protagonista è benestante, che c'è stata una rottura con la sorella, che la scelta di questa vita umile e ordinata è stata proprio una scelta, non un destino subito. Non lo sapremo mai fino in fondo, e va benissimo così. C'è poi il collega Takashi, sempre in affanno tra debiti e conquiste mancate, che funziona da contraltare comico e un po' patetico alla saggezza silenziosa di Hirayama, e c'è Mama, la gestrice del piccolo bar dove lui va a bere qualcosa, che canta in giapponese "The House of the Rising Sun" in una delle scene più delicate del film.

 Hirayama fotografa ogni giorno lo stesso gioco di luce sugli stessi alberi con una vecchia macchina analogica, consapevole che non sarà mai identico a se stesso, e in questo gesto ripetuto c'è tutta la filosofia del film, l'idea che la bellezza non stia nel nuovo ma nella capacità di guardare con attenzione ciò che già c'è. Wenders, che di documentari su Ozu se ne intende avendone girato uno lui stesso anni fa, prende in prestito da quel cinema la stessa fiducia nei silenzi e negli spazi vuoti, la stessa idea che l'inquadratura fissa su un dettaglio quotidiano possa dire più di un dialogo.

Il finale, con il primo piano di Hirayama in auto mentre sul volto gli passano in sequenza gioia e malinconia, mentre in sottofondo canta Nina Simone, è uno di quei momenti in cui il cinema riesce a farti sentire qualcosa senza dirti esattamente cosa provare. Non è un film per tutti, lo confermo, ma se vi mettete comodi e accettate il suo ritmo, Perfect Days è un piccolo gioiello sulla dignità del poco e sulla possibilità di essere in pace con la propria vita anche quando agli occhi degli altri sembra la più piccola e insignificante del mondo.

sabato 29 agosto 2026

Juventus 2 - Parma 0

 
Dopo la prova vincente, ma poco convincente a Frosinone, ecco la prima in casa contro il Parma. Un inizio buono, quello dei primi minuti, ma nel complesso risulta sterile nel lungo periodo. Continuano a mancare riferimenti pesanti in attacco. C'è il palo da fuori del nostro Conceicao. Il Parma è chiuso bene e ci limitiamo a fare cross in area, spesso prevedibili. Più arrembante ad inizio ripresa e con Gonzalez al posto di David la musica cambia decisamente. In cinque minuti tira al volo in porta (bella parata), poi calcia dalla lunga distanza e colpisce il palo, ed insiste sulla ribattuta calciando ancora. Rete con deviazione, ma ci porta in vantaggio. Vicario subito dopo impedisce il pareggio. Comunque in alcune occasioni ci rilassiamo troppo, ma siamo furbi ad approfittarne quando succede a loro ed arriva anche la rete, bella, di Koop! 

Eric Flint - Isole

 

Autore: Eric Flint
Anno: 2002
Titolo originale: Islands
Pagine: 88
Voto e recensione: 3/5

Trama del libro e quarta di copertina:
Pensavate che il generale Belisarius fosse un duro? Fate ora conoscenza con la moglie di uno dei suoi ufficiali, decisa a raggiungere il marito ferito... Anche a costo di passare suo corpi sembrati dei nemici, se dovesse essere necessario. 

Commento personale e recensione:
Il secondo romanzo contenuto ne "I signori della guerra" è "Isole" di Eric Flint, e devo dire che mi ha incuriosito molto , al punto da spingermi a cercare qualche informazione in più sull'universo in cui è ambientato. Si tratta infatti di un tassello della più ampia Belisarius Saga, scritta da Flint insieme a David Drake, che in Italia sembra essere arrivata giusto con questo assaggio.

La premessa dell'intera saga è di quelle che fanno venire voglia di saperne di più: nel futuro remoto, due fazioni post umane in lotta tra loro decidono di intervenire sul passato per plasmare la storia a proprio favore. Da una parte i cosiddetti Nuovi Dei, che puntano tutto sull'Impero Malwa, in India, dotandolo di armi da fuoco e di una guida praticamente onnisciente, un'intelligenza cyborg chiamata Link, con l'obiettivo di soggiogare il resto del mondo, a partire dall'Impero Bizantino e dall'Impero Sasanide di Persia, per poi puntare dritti alla Cina. Dall'altra parte, entità cristalline provenienti da un futuro ancora più lontano scelgono come proprio strumento il generale bizantino Flavio Belisario, guidato da un gioiello senziente di nome Aide, capace di mostrargli in anticipo gli sviluppi di questo futuro nefasto.

"Isole" si inserisce in questo scenario da un'angolazione diversa e più intima rispetto al grande scontro tra imperi: segue la moglie di uno degli ufficiali di Belisario, decisa a raggiungere il marito rimasto cieco, mostrandosi disposta a tutto pur di riuscirci, è divenendo una sorta di leggenda vivente durante il suo viaggio. Rispetto al filone principale della saga, qui il taglio è più personale, quasi un racconto laterale che permette di respirare l'atmosfera di questo mondo alternativo senza il peso della grande strategia militare che invece dovrebbe essere alla base dei romanzi. 

Si tratta quindi di un prequel e anche spinoff, ambientato prima degli eventi narrati nei romanzi principali della saga, che comprende titoli come "An Oblique Approach", "In the Heart of Darkness" e altri, fino alla conclusione con "The Tide of Victory" e "The Dance of Time". Un'ucronia storico militare che mescola Roma, Persia e India con tecnologie fuori tempo massimo, mitragliatrici , telegrafo e chissà cos'altro, e che dopo questo assaggio mi ha lasciato la curiosità di scoprire se, prima o poi, arriverà qualcos'altro anche da noi.


In The Grey (2026)

 


Regia: Guy Ritchie
Anno: 2026
Titolo originale: In The Grey
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
 Iscriviti a Prime Video


 

In the Grey, l'ultima fatica di Guy Ritchie, portava con sé la solita promessa: gente elegante che spara, borse di soldi che passano di mano, un gruppo di specialisti che deve recuperare una fortuna rubata da un tiranno di turno. Sulla carta Henry Cavill e Jake Gyllenhaal nei panni dei due mercenari, Eiza González e Rosamund Pike a completare il cast, tutta gente che con Ritchie ci ha già lavorato altre volte e che quindi dovrebbe garantire un minimo di affiatamento. E invece io l'ho trovato tendente al brutto, senza anima. Come un compitino fatto su commissione da un freelance con partita Iva.

Il problema non è la messa in scena, che resta quella patinata e un po' fighetta a cui Ritchie ci ha abituati da Snatch in poi. Il problema è la struttura della storia, che butta giù basi confusionarie, si prende tutto il tempo per spiegartele mostrandoti quanto siano complicate da risolvere, e poi le liquida con una risoluzione semplicistica. Tipo: abbiamo il cattivo che ha tutti questi ingranaggi di sicurezza ed economici, ma noi siamo più furbi e facciamo in questo modo, così lo freghiamo. Fine. Tutto qui il colpo di genio che dovrebbe reggere novanta minuti di montaggi esplicativi.

E' un film che riassume tutto come farebbe un riassunto automatico, con le fasi dell'estrazione elencate in grandi liste su schermo, ripetute fino alla nausea in montaggi che dovrebbero sembrare tecnici e finiscono per sembrare solo un modo per allungare il brodo. E il risultato, anche lì, è lo stesso: rendere tutto troppo facile per i buoni, come se il film avesse paura di davvero mettere alla prova i suoi personaggi.

Dei personaggi, va detto, resta ben poco comunque. Sono superfici, involucri con la faccia giusta e il completo giusto addosso, ma dentro non c'è nessuno. È il marchio di fabbrica di Ritchie da sempre, e chi lo segue lo sa, ma qui la cosa pesa di più perché la trama stessa chiede di stare al gioco della complessità, di credere che ci sia della sostanza dietro ai piani elaborati, e invece si scopre che è tutto scenografia. Bello da vedere, vuoto da vivere.

venerdì 28 agosto 2026

The Handmaid's Tale [Stagione 6]

 

Titolo originale: The Handmaid's Tale
Anno: 2025
Episodi: 10
Stagione: 6
Iscriviti a Prime Video

Finita anche la sesta e ultima stagione di The Handmaid's Tale, vista pure questa in tempi record, praticamente in ventiquattro ore. Non perché fosse particolarmente bella, anzi segue l'andazzo altalenante di quarta e quinta, ma perché a questo punto volevo solo arrivare dritto al punto, chiudere il cerchio dopo tutto questo tempo passato con June e con Gilead.

Il finale, devo dire, mi ha lasciato un po' deluso e con la sensazione di incompletezza. Non credo di essere l'unico ad averlo percepito così e c'è da sottolineare come la fretta abbia giocato brutti scherzi, con episodi finali di poco più di quaranta minuti che non bastano per una storia così stratificata, e con la sensazione diffusa che gli sceneggiatori abbiano scelto la strada più rassicurante per il pubblico piuttosto che quella più coerente con tutto quello che era stato costruito prima.

Di azione ce n'è, ma non troppa, e il resto è occupato da un fiume di discorsi sul senso di colpa, sul perdono, sul fare la cosa giusta, che dopo sei stagioni suonano davvero ripetitivi. Sono temi che la serie porta avanti fin dal primo episodio, per carità, ma qui si ha la sensazione che vengano ribaditi più per riempire minutaggio che per aggiungere qualcosa di nuovo alla riflessione.

Poi ci sono i dettagli che stonano, quelli che a forza di accumularsi minano la sospensione dell'incredulità anche in uno spettatore affezionato come me. Lawrence e Nick che nel giro di cinque minuti di viaggio in auto raggiungono puntualmente qualsiasi punto nevralgico della trama, come se Gilead fosse grande quanto un quartiere. Zia Lydia che non sembra mai fare davvero i conti con il fatto che per anni ha fatto stuprare e mutilare "le sue ragazze", nascondendosi dietro una parvenza di affetto materno che la assolve troppo facilmente agli occhi della narrazione. E Serena, forse il caso più fastidioso di tutti, che viene sostanzialmente perdonata da chiunque, istituzioni comprese, nonostante sia stata una delle menti fondatrici di Gilead fin dall'inizio, una delle responsabili dirette dell'ideologia che ha reso possibile tutto l'orrore che abbiamo visto per sei stagioni.

Resta comunque il fatto che The Handmaid's Tale, presa nel suo complesso, è stata una delle serie più importanti degli ultimi anni, capace di raccontare con lucidità quanto possa essere sottile il confine tra la società che conosciamo e un regime totalitario. Peccato solo che l'ultimo tratto di strada, quello che avrebbe dovuto lasciare il segno più forte, sia stato anche il più incerto.