mercoledì 29 aprile 2026

Jeffery Deaver, Isabella Maldonado - Fatal Intrusion

 
Autore: Jeffery Deaver, Isabella Maldonado
Anno: 2024
Titolo originale. Fatal Intrusion
Pagine: 510
Voto e recensione: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
 Carmen Sanchez è un’agente dell’FBI che rispetta le regole, è ligia al distintivo e serve il Paese con coraggio e senso della giustizia. Ma quando sua sorella subisce un’aggressione da cui riesce a sfuggire per pura fortuna, Sanchez capisce di trovarsi davanti a un mostro inafferrabile, che non riuscirà a incastrare con un’indagine tradizionale. Il killer, infatti, oltre a essere spietato, è troppo bravo a nascondersi, troppo bravo a colpire al momento giusto, troppo abile a sfuggire alla polizia… E se lei vuole impedire che altro sangue venga versato nelle strade della California meridionale dovrà rinunciare ai protocolli e tentare il tutto per tutto.
La necessità di trovare risposte in fretta la costringe a rivolgersi al professor Jake Heron, brillante ed eccentrico esperto di sicurezza privata per cui le regole sono solo suggerimenti. Li lega un passato difficile e i loro rapporti sono ancora tesi, ma Heron non ha scelta: deve aiutarla a capire chi è il killer.
Nelle settantadue ore che seguono, Sanchez ed Heron si ritrovano a giocare una partita a scacchi con l’assassino, cercando di fermare la carneficina. Ma la ragnatela del killer è più intricata di quanto potessero pensare, e rischia di intrappolare anche loro…
 
Commento personale e recensione:
Ho letto molto di Jeffery Deaver, quasi tutto a dire il vero. E ci sono molto legato, sebbene molti suoi romanzi siano stati una vera e propria delusione. Però repentinamente, se mi capita l'occasione ci riprovo. Passando dalla libreria ho notato che veniva pubblicizzato il suo ultimo romanzo, in collaborazione con Isabella Maldonado, e mi è ha acceso nuovamente la curiosità. Ho scoperto che si trattava del secondo libro di una nuova saga (e te pareva!) con inserti informatici e molto moderno. Approvato! Soprattutto perchè tra i suoi lavori che preferisco c'è Profondo Blu. Purtroppo, mi aspettavo qualcosa di molto più realistico, in questo caso la visione hacker e i giochetti da poter fare sono molto hollywoodiani. Per cui il fenomeno di turno scrive a tutta velocità sulla tastiera e spegne i semafori, oppure accede a telecamere di sicurezza, sposta denaro... Senza però entrare nel merito tecnico e con neanche mezza spiegazione. Quindi ok il thriller rocambolesco con vari colpi di scena, la voglia di stupire e l'interesse per le innovazioni.... Però mi aspettavo di più. Resto ad ogni modo soddisfatto perchè è stato un piacere leggerlo.

Green Day - Dookie

 a cartoon picture of dogs throwing bombs and feces on people and buildings and a huge mushroom cloud explosion with the band's name on top of the cloud. A blimp on the left in the sky says "Bad Year" and on the right, a man sits on a cloud with a harp in hand.
Artista: Green Day
Anno: 1994
Tracce: 14
Formato: CD
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C'è stato un periodo, verso la fine degli anni Novanta, in cui il punk era la colonna sonora delle feste sulla spiaggia o nel pratone di Baratti (Pasquetta, 25 aprile, primo maggio, con tutto quello che comportavano quelle giornate). Green Day e Offspring erano i nomi che giravano di più, e in quel contesto entravano in modo perfetto: energia immediata, canzoni brevi e orecchiabili, nessuna pretesa di essere qualcosa di più di quello che erano.

Dookie  è il disco che ricordo di più di quel periodo. Era il terzo album dei Green Day, il primo pubblicato con una major, cosa che all'epoca aveva fatto storcere il naso ai puristi della scena punk californiana, ma magari io neanche avrei saputo che esistessero altrimenti. Ma la formula era rimasta praticamente la stessa: tre accordi, ritmo sostenuto, testi scritti principalmente da Billie Joe Armstrong su ansia, noia, consapevolezza sessuale, attacchi di panico. Temi adolescenziali raccontati senza filtri, con un'ironia leggera che li rendeva universali.

Basket Case è il brano che li ha resi famosi nel mondo, con quel ritornello che si pianta in testa e non se ne va più. Longview apre con un giro di basso scritto da Mike Dirnt (leggendariamente) sotto l'effetto dell'LSD, e diventato uno dei riff più riconoscibili del genere. When I Come Around è il momento più pop del disco, meno punk e più melodico, quello che funzionava anche su chi il punk non lo ascoltava. 

Non è il tipo di musica che ascolto abitualmente, e non lo era già allora nel senso delle mie priorità musicali. Ma certe canzoni restano attaccate ai ricordi in modo indipendente dai propri gusti, e Dookie è uno di quei dischi. Lo sento ancora e ripenso al pratone di Baratti o alla spiaggia di Cavo.

martedì 28 aprile 2026

Nightwish - Oceanborn

 

Artista: Nightwish
Anno: 1998
Tracce: 10 + 5
Formato: CD 
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Parlando dei Therion e di Theli mi è tornato in mente un altro disco che avevo preso nello stesso periodo di curiosità verso il symphonic metal: Oceanborn (di un paio di anni dopo) dei Nightwish. Due dischi diversi nello spirito  (Theli è oscuro, quasi operistico nel senso più teatrale del termine; Oceanborn è più luminoso, più diretto, con un piede fermo nel power metal), ma entrambi figli di quella stessa stagione in cui il metal europeo stava costruendo qualcosa di nuovo.

I Nightwish nel 1998 erano ancora una band giovane e senza i mezzi di produzione hollywoodiani che avrebbero caratterizzato i dischi successivi. E si sente, ma in senso positivo. C'è una freschezza in questo disco, una creatività un po' senza freni, che nei lavori più rifiniti della band è andata in parte perduta (ascoltati soprattutto su RockTV e simili) . Tuomas Holopainen alle tastiere costruisce arrangiamenti che mescolano power metal e strumenti classici come viola, violino, violoncello, flauto senza che nulla suoni forzato o posticcio. E poi c'è Tarja Turunen: voce soprano, potente e lirica, che è il vero centro del disco e che qui suona libera, senza ancora il peso che la notorietà avrebbe poi messo sulle sue spalle.

Stargazers apre con un intro velocissimo e di grande impatto. Gethsemane porta dentro un simbolismo religioso che funziona meglio di quanto ci si aspetti. Swanheart è la ballata più riuscita, con la voce di Tarja lasciata quasi sola dagli strumenti. The Riddler è forse il brano più rappresentativo del disco con ritmo, melodia, voce al massimo, tutto al posto giusto. E Sleeping Sun, aggiunta in seguito per celebrare l'eclissi solare del 1999, è una di quelle canzoni che restano.

Non è diventato un genere di riferimento neanche questo, ma Oceanborn è uno di quei dischi che si riascoltano volentieri. Più accessibile di Theli, meno pretenzioso di quanto i Nightwish sarebbero diventati. Un buon ricordo di una stagione di ascolti curiosi.

Therion - Theli

 
Artista: Therion
Anno: 1996
Tracce: 10
Formato: CD
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 Con il symphonic metal ho sempre avuto un rapporto curioso ma distante. Mi attira l'idea della simil fusione tra metal e orchestra, chitarre e cori lirici, ma nella pratica non è mai diventato un genere a cui tornare spesso. Theli di metà anni novanta dei Therion è stato il mio tentativo di esplorare quel territorio, e devo dire che il tentativo non è andato male.

Il disco nasce in un momento particolare per la band svedese di Christofer Johnsson: è il disco che segna il distacco definitivo dalle origini death metal, con Johnsson che alla Nuclear Blast ottiene budget, due cori, voci liriche e tutto il tempo in studio necessario per realizzare quello che aveva in testa. Lui stesso era convinto che sarebbe stato l'ultimo album dei Therion, che nessuno avrebbe voluto sentirlo. Si sbagliava di grosso e diventerà il loro disco più celebrato.

E si capisce perché. Le orchestrazioni, realizzate con tastiere e synth ma in modo talmente convincente da non farlo quasi notare, si intrecciano con i riff di chitarra senza che nessuno dei due elementi sopraffaccia l'altro. I cori, con bassi, baritoni, tenori e soprani, non sono un ornamento: sono il centro del disco. To Mega Therion è il brano che più di tutti lo dimostra, con quel vortice vocale che si apre su un tappeto metal di rara potenza. The Siren of the Woods è il momento più melodico e riflessivo, mentre Grand Finale/Postludium chiude il tutto con una grandiosità che si fa perdonare proprio perché non scade mai nel pomposo fine a se stesso.

Non è diventato un ascolto frequente, e il symphonic metal non ha poi fatto breccia in modo stabile nei miei gusti. Ma Theli è uno di quei dischi che si capisce perché esista e perché band come Nightwish  abbiano guardato da questa parte. Un'incursione in un territorio diverso che non mi ha deluso.

lunedì 27 aprile 2026

Invincible [Stagione 4]

 
Anno: 2026
Titolo originale: Invincible
Numero episodi: 8 
Stagione:  4
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Erroneamente pensavo fosse la stagione conclusiva, ma sappiate tutti che così non è. Non so neanche quando ci sarà, ma potrebbe sembrare che quando uscirà la quinta ci siano tutte le carte in regola. E me lo auguro perchè odio i polpettoni infiniti. Comunque anche in questo caso trovo davvero piacevole e ben fatta la serie, anche se ci sono alcune scene più basse rispetto ad altre. Da una parte servono per dare spessore ai personaggi, alle loro storie ed ai loro intrecci, ma dall'altra rallentano un po' troppo. Come ad esempio nell'ultimo episodio, in cui mi aspettavo una sorta di scontro finale, ma si è tirato per le lunghe. Ormai sono molto legato ai personaggi principali e non vedo l'ora di assaporare tutte le loro gesta, anche se dal punto di vista psicologico è molto più realista di quanto si pensi e sicuramente non ci sarà niente di scontato o di aggiustato. 

domenica 26 aprile 2026

Ritorno dalla Grecia

 
Articolo furbetto giusto per scrivere qualcosa e soprattutto perché ho scattato una foto fenomenale dall'aereo con l'Olimpo innevato sullo sfondo. Comunque due piccole critiche sulla mattinata dedicata al ritorno. Inizio con sveglia pre alba per consegnare la macchina a noleggio e riprendermi la caparra (350 cucuzze nonostante l'assicurazione completa). Arrivo in aeroporto e vengo "sorteggiato" per un bel controllo del bagaglio neanche fossi un trafficante di té. E va bene, questa ci può anche stare. Ma la tipa della Ryanair prima dell'imbarco insiste che il mio zaino è troppo grande nonostante le misure standard rispettate. Effettivamente era più gonfio, perché dentro ci ho infilato, per comodità, lo zaino da trekking. Basta spingere e tutto si risolve.. Ma lei no, è pagata per rompere le palle e vuole che usi entrambi gli zaini. Spazientito lo tiro fuori, fingo di darle retta e lo rimetto dove deve stare. A parte questo, volo ancora una volta (come l'andata) impeccabile che atterra prima del previsto. Così ho modo di raggiungere Zizzi al Carciofo Pride (la Festa del Carciofo) di Venturina.