venerdì 24 aprile 2026

Ascesa del Monte Olimpo

 
Dopo due giorni di pioggia e nuvole basse, che mi hanno costretto a esplorare le gole di Enipeas sotto un cielo plumbeo ma incredibilmente scenografico, finalmente oggi il sole ha deciso di farsi vedere. È il segnale che aspettavo. Salgo in auto fino a Prionia, a circa 1100 metri, dove il sentiero si stacca dalla civiltà per puntare dritto alla dimora degli dei. Il Monte Olimpo, dopotutto, non è solo una montagna: è un colosso che si alza quasi direttamente dal mare fino ai 2918 metri della vetta del Mytikas. È un ecosistema unico, Riserva della Biosfera, dove la vegetazione cambia drasticamente man mano che si sale, passando dai boschi fitti ai paesaggi lunari della cima.
​Zaino in spalla, inizio la lunga ascesa verso il "fin dove posso". Quel limite, oggi, si è palesato a quota 1906 metri. Oltre quella soglia, la neve e il ghiaccio sono diventati troppo consistenti e traditori per le mie scarpe e, onestamente, per la mia esperienza in solitaria. Il Rifugio Spilios Agapitos, che svetta poco più su a 2100 metri, rimarrà un miraggio per questa volta, ma va bene così: la montagna insegna soprattutto a capire quando è il momento di ringraziare e tornare indietro.
​A differenza della solitudine quasi totale dei giorni scorsi, oggi il sentiero era vivo. Ho scambiato qualche chiacchiera con quattro ragazzi polacchi proprio nel punto in cui ho deciso di fermarmi; un classico momento da escursionisti: due di loro, più temerari, hanno deciso di sfidare il ghiaccio e proseguire, mentre gli altri due si sono saggiamente accampati lì ad aspettarli. Ma il momento più curioso è stato l'incontro, durante la discesa, con una coppia di tedeschi. Tra un commento sul meteo e uno sul panorama, è saltato fuori che sono stati in vacanza in Italia e conoscevano Piombino! 
​Torno a valle con le gambe stanche ma il cuore leggero. Non avrò toccato il trono di Zeus, ma l'Olimpo mi ha regalato esattamente quello che cercavo: aria pura, panorami immensi e la giusta dose di rispetto per la natura selvaggia. Domani si riparte, ma con un po' di quella polvere greca rimasta incastrata per sempre tra le suole degli scarponi.

Album fotografico Ascesa del Monte Olimpo 

giovedì 23 aprile 2026

Secondo giorno sul Monte Olimpo

 
Ci sono diversi tipi di avventure. Oggi rientra a pieno titolo tra le epiche. E si può vedere sul mio volto la fierezza. Indomito come Eracle insomma. Oggi mi dedico alle gole di Enipeas e tutto ciò che le riguarda, dal bosco al torrente, dalle cascate alle pareti rocciose e pure i ponti franati. Nonostante la mia app per il meteo mettesse sole, la mattina è stata caratterizzata da continue piogge, ma alle 8.00 in punto parto ugualmente per non perdere altro tempo. Oggi la salita è più immediata e costante, ma con l'uso di entrambi i bastoncini raggiungo velocità che Valentino spostati e mi godo il silenzio assoluto nei boschi colorati di un verde acceso. Sono già due giorni che non incontro anima viva sui sentieri, se non uccellini e una bella salamandra pezzata (tipo la nostra apuana). La signora della casa diceva il vero: i ponti non sono agibili (uno fa schifo ma si passa con qualche scricchiolio). In un tratto riesco a fare comunque il guado, ma in quello successivo non è proprio possibile. Mi tolgo anche le scarpe e tiro su i pantaloni, ma (a parte l'acqua che è diaccia marmata) la corrente è forte, il letto profondo e troppo largo per farlo in fretta. Così penso che siccome ho del sale in zucca, non mi va di ritrovarmi a valle. Nonostante non abbia internet per caricare altre mappe della zona, e non volendo (assolutamente) tornare indietro sui miei passi, mi muovo un po' a sentimento. Un sentiero qua e uno là, raggiungo il Monastero di Dionisio (prima però la grotta sacra, non facile da raggiungere) da cui mi ricollego all'asfalto. Allungo quindi di altri sei o sette km di strada per poi ricollegarmi ai sentieri che a troncamacchia ridiscendono verso Litóchoron. Intanto spunta anche il sole e mi riscaldo un po', terminando questo trekking di 25km (contro i 16 previsti).

mercoledì 22 aprile 2026

Primo giorno sul Monte Olimpo

 
Eh lo so, poca roba a livello fotografico. Non ci posso fare niente, oggi pioggia tutto il santo giorno. Senza via di scampo. Decido però di seguire uno dei tanti sentieri che mi portano verso l'alto, alla ricerca, se non degli déi, quantomeno di Pollon. Escludo quindi la salita più ripida che porta ai rifugi, ma escludo anche le gole e i guadi. Già il fatto che l'acqua venga dall'alto mi sembra abbastanza e non sono di quelli che se le vanno a cercare. Così tocco una delle cime più basse del massiccio tale Γκόλνα (che non so come si pronunci o scriva in caratteri latini). Comunque siamo a solo un terzo circa delle vette più imponenti, arrivando solo a 1034 metri. Il dislivello di 750 non è però una bazzecola anche se devo dire che se le pendenze saranno sempre queste, in condizioni meteo favorevoli posso raddoppiare senza problemi. Anche le discese, nonostante il fango mi sembrano accettabili ed il bosco copre per la maggior parte del tracciato i sentieri. Intanto continua a piovere, ma io sono pratico, logico e ottimista e so che sopra le nuvole c'è il sole.

martedì 21 aprile 2026

Palaios Panteleomas, Platamonas e Agia Kori

 
Se Larisa mi aveva stupito per la sua vitalità, la serata di ieri mi ha definitivamente conquistato con i suoi prezzi bislacchi: ho pagato un’intera cena quanto un singolo cocktail. Rigenerato, stamattina mi sono messo in viaggio verso nuove avventure, puntando la bussola ancora più a nord.
​La prima tappa è stata il paesino di Palaios Panteleimonas, una vera gemma di pietra arroccata nel tempo. Passeggiare tra le sue viuzze strette è stato come entrare in una cartolina (si dice così, no?): da una parte la vista si perdeva verso il Mar Egeo, oggi velato da una saracinesca di foschia, mentre dall'altra svettava, imponente e ancora innevato, il Monte Olimpo. È lui il fulcro dei miei prossimi giorni, ed era lì a guardarmi mentre facevo colazione con un caffè e una fetta di torta tipica locale, di quelle che non ricordi il nome ma di cui non dimentichi il sapore. Sulla strada, una sosta veloce per ammirare dall'esterno l'imponente Castello di Platamonas, una sentinella medievale che domina la costa.
​Ma la vera chicca della giornata è arrivata poco dopo: le cascate di Agia Kori, vicino a Vrontou. Per arrivarci ho seguito un breve trekking nel bosco che definire rigenerante è poco. La combinazione tra il verde intenso degli alberi, il rumore dell'acqua e la piccola chiesetta nascosta rende il posto incredibilmente suggestivo. Un momento di pace pura prima di raggiungere Litóchoron, la mia base per le prossime sfide.
​Litóchoron è una sorpresa. Nonostante si trovi a una quota molto bassa, proprio alle pendici dell'Olimpo, l'atmosfera che si respira è quella di un borgo della Val di Fassa: estremamente curato, pulito e con quell'aria di montagna che ti fa venire voglia di stringere i lacci degli scarponi e partire subito. Ma è troppo tardi, così corro a fare check-in. Qui ho il privilegio di dormire nella casa più antica del paese, un luogo che trasuda storia, ma la vera fortuna è stata incontrare Anna, la padrona di casa. Di origini teutonico-greche e grande appassionata di montagna, si è rivelata una miniera d'oro di informazioni. Mi ha fatto un briefing degno di una guida alpina su cosa aspettarmi nei prossimi giorni: ghiaccio, neve in quota, guadi e ponti che potrebbero aver visto giorni migliori. Mi ha persino prestato i suoi bastoncini, che domani saranno i miei migliori amici. L'Olimpo mi aspetta, anche se ora ha iniziato a piovere come Zeus la manda.

Album fotografico Ai piedi dell'Olimpo 

lunedì 20 aprile 2026

Dalle Meteore a Larisa



Nuovo giorno, nuovo cambio di scenario. Oggi si punta verso Larisa: una città decisamente più caotica, ma vibrante e piena di vita, il che non guasta se l'idea è quella di godersi un po' di movimento serale e magari tirare tardi senza il silenzio monastico di Kastráki. Prima di salutare definitivamente le rocce giganti, però, non potevo non concedermi l'ultimo "saluto" in quota.
​Ho dedicato la mattina a un trekking più breve rispetto alla maratona di ieri, ma decisamente più tecnico e impegnativo: la salita verso la cosiddetta "Prigione dei Monaci" (Monks Prison). Non fatevi ingannare dal nome o dalla distanza ridotta, perché qui le pendenze si fanno serie e il terreno richiede attenzione. Ma l'entusiasmo è rimasto alle stelle: muoversi tra quei picchi, infilandosi nelle pieghe della roccia e scoprendo questi antichi eremi incastonati nelle cavità naturali, è un'esperienza che ti fa sentire minuscolo e fortunato allo stesso tempo.
​Sulla strada verso Larisa, ho voluto assecondare la mia anima speleo facendo una deviazione verso la Grotta di Theopetra. Devo ammetterlo, è stata un po’ una delusione, ma non potevo ignorarla sapendo che era lì, proprio sul mio tragitto. Poco male, perché il vero shock l’ho avuto una volta arrivato in città. Qui il termometro segna quasi 30°C, un anticipo d'estate in piena regola, eppure guardandomi intorno mi sento un alieno: io in maniche corte e i greci che girano tranquillamente con bomber, giubbotti e giacche di pelle. Mi chiedo se abbiamo termostati biologici tarati su pianeti diversi, ma tant’è.
​Dopo aver preso possesso del mio alloggio, l'incantevole Joanna 1 che, piccola gioia del viaggiatore, ha pure un posto auto privato in una città dove parcheggiare è un’impresa epica, mi sono buttato subito in strada. Girare sotto il sole per Larisa è una scoperta continua: tra un caffè moderno e un negozio affollato, spuntano i resti del teatro antico e siti archeologici che ti ricordano, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia profonda la storia che calpestiamo qui. Stasera niente nanna presto, Larisa chiama!

Album fotografico Dalle Meteore a Larisa 

domenica 19 aprile 2026

Meteore, sei monasteri

 
​Il secondo giorno è stato quello delle gambe forti e dei polmoni pieni. Mi sono sparato un trekking di circa venti chilometri, un anello pazzesco che mi ha permesso di toccare tutti e sei i monasteri principali, più qualche gemma nascosta che il turista "da pullman" non vedrà mai nemmeno col binocolo. Ho scelto strategicamente la domenica per essere sicuro di trovarli tutti aperti, ma c’è il rovescio della medaglia: essendo quasi tutti raggiungibili comodamente in auto, mi sono ritrovato spesso circondato dall'assalto del turismo mordi e fuggi. È un contrasto stridente: tu arrivi lì col fiato corto, il sudore sulla fronte e il ritmo lento di chi ha scalato la roccia, e ti ritrovi catapultato tra i motori accesi dei bus giganti e la folla che scende per il selfie di rito. Però, sapete che c’è? Il mondo è grande e c’è spazio per tutti, anche se io preferisco di gran lunga la soddisfazione di guardarli dal basso o dall'alto prima di conquistarli scalino dopo scalino.
​Il mio giro in senso orario è iniziato ufficialmente con il Monastero di San Nicola (Agios Nikolaos), quello che ieri avevo visto invece si chiama niente popò di meno che Exōkklḗsi Genesíou Tēs Theotókou. Da lì è stata un'ascesa e discesa continua di meraviglia. Sono passato per il maestoso Gran Meteora, che domina tutto dall'alto della sua roccia più imponente, e per il vicino Varlaam, dove il tempo sembra essersi fermato nonostante il viavai. Scendendo e risalendo lungo i sentieri, ho incrociato il profilo elegante di Rousánou, che sembra letteralmente sbocciare dalla pietra, per poi puntare verso l'estremo opposto del complesso: il monastero della Santissima Trinità (Agia Triada), forse il più iconico e faticoso da raggiungere, e infine San Stefano, che si affaccia come un balcone sulla valle sottostante.
​Ma la vera chicca del mio percorso a piedi non sono stati solo i "big six". Muovendomi lungo i sentieri interni, sono riuscito a scovare posti che profumano di eremitismo vero, come il monastero di Ipapantis, incastonato in una grotta come un segreto prezioso, e i numerosi scorci che dal bosco si affacciano sui pinnacoli. Questi angoli di silenzio, sono quelli che ti fanno capire perché i monaci abbiano scelto proprio queste vette. Torno a Kastráki comunque riposato rispetto al tragitto fatto e con gli occhi pieni di una bellezza che non si può spiegare se non la si vive passo dopo passo. E domani? Domani si replica, con un giro più corto ma altrettanto promettente.

Album fotografico Meteore, sei monasteri