Il contesto lo spiega in parte. Zooropa nasce come EP durante una pausa del tour. Nel corso delle sessioni la band decide di allungarlo fino a farne un album vero, e si sente: c'è qualcosa di incompiuto e frammentario in questo disco, come se non avesse mai deciso del tutto cosa voleva essere. È figlio di una direzione sperimentale, di un interesse per l'elettronica, la sovrasnaturazione mediatica, il rumore del presente, ma senza la coerenza e la forza di altri album.
La title track apre il disco con un'atmosfera sospesa e quasi ipnotica che funziona. Numb è curiosa con la recita di un elenco di divieti su un loop elettronico quasi industrial, con Bono ai cori , ma più come esperimento che come canzone. Lemon è il momento più riuscito del disco, con quel falsetto di Bono che si muove su un tappeto funk-elettronico in modo inaspettato. Stay (Faraway, So Close!) è la ballata più accessibile, quella che si salva meglio nel tempo. Il finale con The Wanderer cantato con Johnny Cash, voce inconfondibile su un paesaggio quasi apocalittico è il momento più memorabile del disco, e arriva quando è già quasi finito.
Troppo poco per un album intero. Zooropa è il disco degli U2 che ha pagato il prezzo di essere nato di fretta, in mezzo a qualcos'altro. Non è un brutto disco però è un disco a metà, e per chi come me non era ancora dentro la loro fase più sperimentale, non era il punto di ingresso migliore.
