mercoledì 12 agosto 2026

Las Tres Cascadas e Mirador Cerler, Pirenei

 

Altro giro, altra corsa, anzi altro trekking. Oggi, pur essendo tecnicamente più semplice di quello di ieri, ho alzato l'asticella sulla distanza, oltre ventidue chilometri e quasi 1.300 metri di dislivello complessivo. Anche stanotte ha piovuto un po' e stamattina, quando parto da Benasque, ci sono quindici gradi piacevolissimi, la stessa aria fresca e pulita che mi ha accompagnato ieri all'alba. La salita è costante, senza veri strappi, sia nel primo tratto da Benasque verso Cerler, passando dal Mirador del Tozal, sia proseguendo da Cerler verso le cascate.

Cerler è il paese più alto dei Pirenei aragonesi ed è il primo punto fermo della giornata, prima di dirigermi verso le Tres Cascadas, la Mascarada, l'Ardonés e la del Bom, un percorso molto turistico e ben segnato. Fortunatamente anche oggi, , non trovo la calca che spesso caratterizza questo tratto, ma becco fiumi di persone al mio ritorno, che come al solito salgono mentre io scendo. Da qui decido di allungare ulteriormente il percorso rispetto alla traccia originale che avevo preso come riferimento, spingendomi fino al Mirador de Cerler, e qui la salita si fa più ripida perché seguo la strada dritta per dritta sotto la funicolare, una vera direttissima che ripaga la fatica con una vista che vale ogni passo in più. Peccato che al rifugio abbiano solo limonata in lattina (Fanta per giunta). 

Il ritorno segue il camino di Anciles attraverso il bosco, partendo dal parcheggio del Molino, quello della stazione sciistica, più o meno parallelo al torrente Remáscaro. Si entra ad Anciles da sud est (lo so perché era scritto sulla mappa, non sono americano) , attraversando brevemente il centro storico prima di uscire verso la strada che lo collega a Benasque. 

Una giornata lunga ma di quelle che si affrontano bene, tra paesi di quota, cascate e un allungo finale fino al mirador che non era in programma ma che alla fine si è rivelato uno dei momenti migliori di tutto il percorso. La gamba c'è!

Album fotografico Las Tres Cascadas e Mirador Cerler 

martedì 11 agosto 2026

Circular Estós, Pirenei

 


Quarto giorno, e il fulcro di oggi è un trekking vero, il "circular" Estós, Ibonet de Batisielles, Ibón Grande de Batisielles, Ibón de Escarpinosa (da pronunciare come una cantilena in processione) , circa sedici chilometri con mille metri di dislivello. Ieri sera un temporale ha spazzato via un po' di afa e questa mattina, quando parto dal parcheggio di Estós, il termometro segna 13 gradi. Una vera goduria. Affronto la prima parte del percorso, lungo il fiume Estós e poi su tra i boschi verso il Ibonet, con la felpa tecnica a maniche lunghe addosso, e mi godo davvero ogni passo di questa salita iniziale, fresca e regolare. Poi il sentiero cambia carattere e diventa più rognoso, quindi meno godibile, eh eh eh.

Arrivato al primo laghetto, il piccolo Ibonet de Batisielles, incastonato tra prati verdi sotto le pareti delle Agujas de Perramó, decido di percorrere l'anello in senso antiorario seguendo le indicazioni della traccia. Salgo così fino all'Ibón Grande de Batisielles, dove arrivo davvero in solitaria. Non c'è un'anima. Solo io, i monti che circondano il lago e un silenzio di tomba. Qui il turismo è prevalentemente spagnolo, quindi mentre io scendo, loro salgono, e ci si incrocia appena a fine (mia) giornata. 

A proposito di discesa, quella che porta dal Ibón Grande all'Ibón de Escarpinosa è davvero tosta ed epica, soprattutto nel lunghissimo tratto di sfasciume, sassaia e pietrame. Non c'è più una traccia segnata, se non gli omini di pietra che devi individuare o intuire di tanto in tanto, ma tra gruppi di sassi sui sassi non è che aiutino granché a orientarsi. Scendere è reso complicato dal terreno instabile e dal caldo che nel frattempo è tornato a farsi sentire. Se qualcuno arriva su questa traccia da Wikiloc con in programma questa discesa in caso di pioggia o brutto tempo, ci pensi dieci volte prima di affrontarla. All'Ibón de Escarpinosa si arriva anche dall'altro lato, in salita, ed è probabilmente l'opzione più sensata per chi non vuole rischiare sulla pietraia. Anche questo lago merita davvero, con le sue acque che riflettono il Pico Perdiguero e i boschi di pino nero tutt'intorno.

Il ritorno al parcheggio, lungo la discesa normale che ripercorre il valico di Estós, è stato invece riposante, quasi una passeggiata dopo la sassaia. Una giornata di quelle che restano impresse, tra freddo mattutino, solitudine in quota e un po' di sana adrenalina da orientamento.

Album fotografico Circular Estós, Pirenei 

lunedì 10 agosto 2026

Castejon de Sos, Pirenei

 

Terzo giorno, terza avventura, e anche stavolta il viaggio è lungo: da Gréoux-les-Bains a Castejón de Sos si attraversa mezza Francia, ma il vantaggio è che si arriva dritti nei Pirenei senza troppi giri. Superata Tolosa il paesaggio si distende e diventa rilassante, tra colline morbide e un traffico finalmente civile dopo il delirio ligure di due giorni fa. Non faccio fatica ad attraversare il confine, facendo il portoghese: le guardie spagnole credono al mio travestimento e mi lasciano passare. Obrigado. Jack 1 - Sanchez e Meloni 0

Ho scelto Castejón de Sos come base perché costa  meno di Benasque e per i trekking che ho in programma non cambia praticamente nulla in termini di distanza. Il paese in sé non ha niente di particolare, lo giri tutto a piedi in cinque minuti, una specie di Canazei dei Pirenei, ma è conosciuto in tutta la Spagna come la culla del parapendio, con la prima scuola fondata qui nel 1985 e da allora meta di campionati nazionali e internazionali, grazie alla posizione nella valle dell'Esera e alla vicinanza con vette come l'Aneto, che con i suoi 3.404 metri è la cima più alta dei Pirenei. Quelli che credevo fossero storni, son quindi umani che volano. 

Nonostante le oltre sette ore di auto, decido di fare una breve escursione fuori programma andando a esplorare i boschi e la Roqueta, l'eremo che domina il paese da un promontorio roccioso. Praticamente nessun dislivello, e seguo per un tratto il Camino del Esera, che non ho idea di cosa sia ma era ben segnato, giusto per sgranchire le gambe, e faccio otto chilometri. Seguo in parte il percorso del fiume, ammiro i crinali che mi sovrastano e mi spavento quando un lupo mi osserva dalla collinetta. Poco dopo sento fischiare il padrone e capisco che è solo un cane.

Torno con calma al mio Hotel Pirineos, semplice, ma confortevole come un van super accessoriato.

Album fotografico Castejon de Sos, Pirenei 

10 Agosto #12

 


E siamo ancora qui, a ricordarti in questo giorno di stelle che cadono e segnano i cieli. Questa volta ne son successe davvero tante dall'ultima chiamata ufficiale che ci siamo fatti, ma so che le sai tutte e che ti sei goduto dall'alto. Sicuramente hai anche scosso il capo o avresti voluto abbracciarmi per consolarmi o stringermi per esultare. E tranchisi, ti sentivo. 

domenica 9 agosto 2026

Gole del Verdon dall'alto e Moustiers-Sainte-Marie

 

Secondo giorno, e anche stavolta la sveglia suona presto come ieri. Il nemico di oggi non sono le code ma il sole, con circa 800 metri di dislivello da smaltire e la certezza che dopo le dieci il caldo sarebbe diventato un problema serio. Quindi il mio terrore era quello di arrivare troppo tardi e beccarmi tutto il sole. Arrivo al parcheggio di Félines, deserto, che sono ancora le 7.30 del mattino, e la scelta si rivela subito quella giusta: il sole resta nascosto dietro il Col de l'Âne per tutta la salita, un regalo che a quest'ora e con queste temperature vale più di qualsiasi panorama.

Imbocco l'anello del sentiero numero 5 in senso orario, così da affrontare la salita più dolce all'andata e lasciarmi la discesa più ripida per il ritorno, quando le gambe sono già calde. Si sale tra i boschi di Félines, si tocca il Col de l'Âne a poco più di 1.090 metri, e poi si prosegue sulla cresta verso il Col de Plein Voir, oltre i 1.160 metri. Qui il sole inizia a farsi sentire, ma la vegetazione che accompagna il tratto di cresta fa ancora da schermo naturale, e io ne approfitto senza lamentarmi. La discesa verso valle si rivela più impegnativa di quanto avessi previsto, tra tratti ripidi e sassosi, ma ricompensa ogni passo con scorci sulle gole del Verdon che meritano davvero la fatica.

Torno al parcheggio dopo circa quattro ore di cammino e non lo riconosco più: da deserto che era all'alba si è riempito di auto di gente diretta al lago, anche se per un attimo mi è scappato di pensare "al mare". Mi concedo una pausa, poi risalgo su Suzukina e punto verso Moustiers-Sainte-Marie, che non è famoso per il gemellaggio con Montelupo Fiorentino  ma ha ben altri motivi: è un borgo che sembra incastrato dentro la roccia. Le gambe avrebbero anche diritto al riposo, ma non resisto e mi faccio un'altra piccola camminata fino alla terrazza panoramica, per poi salire fino alla cappella di Notre-Dame de Beauvoir, arroccata in alto sopra il paese fin dal dodicesimo secolo, da cui il borgo si vede tutto raccolto ai piedi delle rocce, con quello strapiombo che gli dà il carattere che ha reso Moustiers uno dei villaggi più fotografati della zona.

Limonata d'obbligo per rinfrescarmi, poi si riparte verso Valensole, anche se ormai la fioritura della lavanda è finita da qualche giorno e i campi che avrei voluto vedere viola sono già stati raccolti. Pazienza, resta comunque un paesaggio che vale la deviazione.

Album fotografico Gole del Verdon dall'alto e Moustiers-Sainte-Marie 

sabato 8 agosto 2026

Arrivo a Gréoux-les-Bains

 

:Sabato 8 agosto, giornata da bollino nero per chi si mette in viaggio, e infatti io sono parte in causa non possedendo ancora il modulo per il teletrasporto . Sveglia alle 6.30, direzione Provenza, con la consolazione che almeno l'orario mi avrebbe risparmiato il grosso del delirio autostradale. Fino a Genova tutto tranquillo, quasi sospetto. Poi la temperatura ha iniziato a salire e con lei, in maniera perfettamente proporzionale, le code. La Liguria mi ha regalato ore di fila che definire epiche è poco: se Nolan cercava un'ambientazione più moderna per la sua Odissea poteva prendere spunto  tra i caselli liguri d'agosto.

Sono comunque sopravvissuto e arrivato nel primo pomeriggio a Esparron de Verdon, un paesino arroccato che si affaccia su un lago turchese incastonato tra calanchi e boschi, uno di quei laghi artificiali nati negli anni Sessanta dallo sbarramento del Verdon, ma con un pedigree ben più antico alle spalle:  in centro si trovano ancora resti medievali, tra cui un castello. Peccato che io ci sia rimasto giusto il tempo di due foto, perché con 38 gradi reali e temperatura percepita da fusione nucleare non c'era verso di fermarsi più di dieci minuti senza sciogliersi sull'asfalto.

Da lì è stato un attimo arrivare a Gréoux-les-Bains, dove dormirò le prossime due notti e che ho iniziato a girare in lungo e in largo, cotto come un uovo al tegamino ma con la curiosità intatta. È  l'oasi romantica del Verdon, e passeggiando tra le viuzze del centro storico, con le case dalle porte colorate e i passaggi a volte, l'immagine calza bene. Sopra il paese domina quel che resta del castello dei Templari. 

La Provenza di agosto non è quella patinata delle cartoline con i campi di lavanda in fiore, quella stagione è già passata anche se da poco , ma il paesaggio rurale resta comunque il vero protagonista: colline pettinate da ulivi e vigne, boschi che d'improvviso lasciano il posto a pareti calcaree, un'agricoltura che qui convive da sempre con l'attività termale e che ha fatto di questa zona un riferimento per olio, vino e allevamento ovino. Il Verdon, che dà il nome a mezza regione, è il grande filo conduttore di questi giorni, tra laghi color turchese nati da dighe e gole scavate nel calcare del Giurassico, ma di quello che farò domani non dico ancora niente, perché non ho deciso con precisione quale sentiero prendere e mi piace lasciarmi ancora un margine di improvvisazione.

Dopo un buon sorbetto con limoni di Mentone e vaniglia aromatizzata a lavanda, per cena ho optato per un caratteristico Broufado de bœuf.. Ma mi hanno portato un'insalata... 

Album fotografico Arrivo a Gréoux-les-Bains