- Versione estesa (1 ora e 40 minuti vs 1 e 28 minuti della standard)
- Trailer
Vomito Ergo Rum
Non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto
giovedì 14 maggio 2026
976 - Chiamata Per Il Diavolo (1988)
mercoledì 13 maggio 2026
Suburbicon (2017)
Il problema principale della pellicola risiede proprio nella sua natura altalenante. Clooney tenta di far convivere due film diversi: da un lato c'è la commedia nerissima e grottesca tipica dei Coen, con Matt Damon nei panni di un padre di famiglia mediocre che sprofonda in un vortice di crimini maldestri; dall'altro c'è una denuncia politica sul razzismo sistemico dell'epoca, rappresentata dall'assedio che l'intera comunità riserva a una famiglia afroamericana appena trasferitasi nel quartiere.
Sebbene le interpretazioni siano di alto livello con un Damon viscido al punto giusto e una Julianne Moore glaciale nel suo doppio ruolo, la regia non riesce a legare questi due binari in modo armonioso. Il tono passa dal satirico al tragico senza soluzione di continuità, lasciando lo spettatore con la sensazione di assistere a due storie che corrono parallele senza mai influenzarsi davvero. Alla fine, pur apprezzando la confezione tecnica e l'ironia pungente di alcuni scambi, resta l'amaro in bocca per un’occasione mancata. È un film che si lascia guardare, ma che manca di quell'anima coesa che avrebbe potuto trasformare un interessante esperimento in un grande classico del genere.
Metallica - Ride the Lightning
È il secondo album, registrato in tre settimane a Copenaghen negli Sweet Silence Studios con il produttore Flemming Rasmussen, lo stesso che avrebbe lavorato poi con i Blind Guardian. Le condizioni non erano esattamente di lusso: dormivano di giorno negli spazi dello studio e registravano di notte, dopo che parte dell'attrezzatura era stata rubata tre settimane prima di partire. Si sente, in senso positivo: c'è un'urgenza in questo disco che difficilmente si riproduce in condizioni comode.
Qui la velocità lascia spazio alla potenza ed i brani diventano più articolati, più pesanti, meno grezzi di quanto ci si possa aspettare da una band nata da poco. Il merito è in larga parte di Cliff Burton, il bassista, che introduce il gruppo alla teoria musicale e contribuisce alla composizione in modo determinante. Si sente su For Whom the Bell Tolls con quel riff di basso in apertura è diventato uno dei più riconoscibili della storia del metal e ancora di più su The Call of Ktulu, quasi nove minuti strumentali ispirati a Lovecraft, con una costruzione che cresce lentamente fino a diventare qualcosa di quasi ipnotico.
Fade to Black è l'altra grande sorpresa del disco: la prima ballata dei Metallica, con un intro acustico che si apre progressivamente in un finale catartico, e un testo che all'epoca fece storcere il naso ai fan della prima ora già pronti a gridare alla commercializzazione. Creeping Death è il brano thrash più riuscito del disco, con riff monumentali e uno stacco centrale che diventerà un classico dei live. Qualcosa di meno convincente, come Trapped Under Ice ed Escape, c'è ma sono peccati veniali in un contesto di livello generale molto alto.
martedì 12 maggio 2026
Trans-Siberian Orchestra - Christmas Eve And Other Stories
La premessa è già di per sé insolita. Un'orchestra di sessanta elementi e coro completo uniti a una rock band, per raccontare la storia di un giovane che la vigilia di Natale entra in un bar e incontra un vecchio misterioso che gli narra come il Natale abbia il potere di cambiare gli esseri umani. Un concept natalizio, dunque, ma niente di convenzionale: i TSO prendono melodie classiche e le reinventano con arrangiamenti che mescolano progressive rock, metal sinfonico e Broadway, con un risultato che non assomiglia a nient'altro.
Christmas Eve/Sarajevo 12/24 è il brano che già conoscevo da Savatage, e qui torna in versione strumentale con le melodie natalizie trasfigurate da chitarre e orchestra in qualcosa di maestoso e malinconico che regge benissimo anche fuori dal contesto del disco originale. A Mad Russian's Christmas è forse il pezzo più spettacolare dal punto di vista tecnico, con il tema di Čajkovskij (così mi dice Viki) riletto in chiave metal con una velocità e una precisione che lasciano senza fiato. Old City Bar è il momento più intimo e narrativo del disco, quasi una ballata da musical. This Christmas Day porta Zak Stevens alla voce, lo stesso dei Savatage, e chiude il cerchio tra i due progetti.
È un disco sperimentale e originale nel senso più letterale: non ha un genere preciso, non ha un pubblico predefinito, e probabilmente non si sarebbe potuto realizzare senza la libertà creativa che O'Neill aveva conquistato con i Savatage. Non è qualcosa che metto su spesso, e per certi versi resta un oggetto curioso più che un ascolto quotidiano. Ma come esperimento è riuscito e come punto di arrivo naturale di tutto il percorso sinfonico dei Savatage, ha perfettamente senso.
domenica 10 maggio 2026
Il Diavolo Veste Prada 2 (2026)
Partiamo dall'ovvio: l'originale del 2006 lo avevo rivalutato con sorpresa, pur non essendo il mio genere. Aveva un'anima, una cattiveria, e soprattutto aveva Meryl Streep che con un sopracciglio appena alzato inceneriva chiunque le stesse di fronte. Tutto questo ritorna anche qui visto che abbiamo lo stesso regista David Frankel, stessa sceneggiatrice, stesso cast compreso Stanley Tucci e Emily Blunt , ma il problema dei sequel è che non possono essere originali per definizione, e questo non fa eccezione.
La premessa ha un senso: vent'anni dopo, il mondo dell'editoria è cambiato radicalmente. Andy Sachs è diventata una giornalista affermata, licenziata via messaggio mentre riceveva un premio (immagine abbastanza efficace del presente) e Miranda Priestly deve fare i conti con algoritmi, branded content e contenuti da scrollare mentre la gente fa pipì. C'è materiale per dire qualcosa di interessante. Ma il film lo usa a metà, perdendosi in una storia d'amore della Hathaway che occupa minuti preziosi senza aggiungere nulla di necessario, inserita evidentemente per allungare il brodo e dare una struttura romantica che il copione non richiedeva. Alcune scene sono forzate, buoniste e slegate dal contesto in modo che si sente.
Quello che funziona, come sempre, è il cast. Tucci è ancora il cuore emotivo di tutto, l'unico personaggio con un arco narrativo davvero riuscito. La Streep fa la Streep e già questo vale il biglietto. Però il suo personaggio è più debole, sterile, stanco. Ma il paradosso più grande è che il film parla di operazioni di marketing che svuotano il contenuto mentre è esso stesso una gigantesca operazione di marketing, con collaborazioni con brand, borse per popcorn a tema e ogni scena trasformata in una passerella. Lo espone quasi con compiacimento, come se l'autoconsapevolezza bastasse ad assolverlo.
Ne potevamo fare a meno? Probabilmente sì.

