C'è una cosa curiosa nel modo in cui viviamo il tempo libero: sembra che non siamo più capaci di limitarci a godercelo. Dobbiamo riempirlo, organizzarlo, ottimizzarlo e, possibilmente, dimostrare di aver fatto qualcosa di interessante. Anche quando smettiamo di lavorare, insomma, rischiamo di continuare a comportarci come se fossimo in ufficio.
Prendiamo un fine settimana qualsiasi. Una passeggiata diventa un trekking da programmare con tanto di traccia GPS, dislivello, chilometri e tempi di percorrenza. Una visita a una città si trasforma in una lista di monumenti da spuntare. Un film non è più soltanto un film, ma qualcosa da vedere, giudicare, recensire e magari inserire in qualche classifica personale. Persino la lettura può diventare una gara contro il numero di libri dell'anno precedente.
Non c'è niente di male in tutto questo. Anzi, pianificare le proprie passioni può essere divertente e permette spesso di ottenere molto di più da una giornata. Il problema nasce quando l'organizzazione prende il posto del piacere e ogni attività sembra avere bisogno di una giustificazione.
Abbiamo davvero bisogno di tornare da un viaggio con la sensazione di aver visto tutto? È indispensabile raggiungere una vetta per poter dire di aver fatto una bella escursione? E se una domenica pomeriggio trascorsa a casa, magari leggendo qualche pagina o guardando un vecchio film, fosse semplicemente una domenica ben spesa?
Il sospetto è che una parte della questione abbia a che fare con il modo in cui oggi raccontiamo le nostre vite. I social network hanno trasformato molte esperienze in occasioni per produrre immagini e contenuti. Non basta più andare in un posto: sembra quasi necessario dimostrare di esserci stati. Il panorama diventa una fotografia, il concerto una sequenza di video sul telefono, la cena un piccolo servizio fotografico prima ancora di assaggiare quello che abbiamo nel piatto.
Naturalmente non è una novità assoluta. Anche prima di Internet le persone scattavano fotografie, collezionavano ricordi e raccontavano le proprie avventure. La differenza è che oggi possiamo farlo continuamente, raggiungendo un pubblico potenzialmente enorme e confrontando le nostre giornate con quelle, accuratamente selezionate, degli altri.
E così il tempo libero rischia di diventare una specie di curriculum personale. Bisogna essere sportivi, curiosi, viaggiatori, lettori, appassionati di cinema, frequentatori di mostre e possibilmente anche ottimi cuochi. Tutto contemporaneamente, perché altrimenti sembra di stare sprecando qualche opportunità.
La cosa paradossale è che spesso abbiamo organizzato le nostre passioni proprio per sfuggire alla routine quotidiana. Poi, però, finiamo per costruirne una nuova, con obiettivi, scadenze e risultati da raggiungere. Cambiano le attività, ma la mentalità rimane la stessa.
Forse la soluzione non consiste nel rinunciare a programmare, né nel fingere che vivere alla giornata sia sempre possibile. Chi ha un lavoro, impegni familiari e un budget da rispettare sa benissimo che un minimo di organizzazione è indispensabile. Si tratta piuttosto di ricordarsi perché facciamo determinate cose.
Camminare in montagna dovrebbe essere un piacere, non soltanto un numero da aggiungere al contatore dei chilometri. Leggere un libro non dovrebbe diventare una competizione con se stessi. Visitare una mostra non richiede necessariamente di conoscere ogni dettaglio dell'artista. E non c'è nulla di male nel trascorrere un pomeriggio senza produrre assolutamente niente di utile, interessante o raccontabile.
Anche annoiarsi, ogni tanto, potrebbe essere una buona abitudine. Non quella noia disperata che ci fa guardare l'orologio ogni trenta secondi, ma uno spazio vuoto nel quale non dobbiamo necessariamente decidere cosa fare dopo. Un tempo che non ha bisogno di essere riempito immediatamente da notifiche, video o programmi per il fine settimana successivo.
In fondo, il tempo libero dovrebbe essere proprio questo: tempo nel quale possiamo scegliere, anche di non scegliere niente.
Non è necessario trasformare ogni giornata in un'esperienza memorabile. Non tutte le domeniche devono diventare un'avventura, non tutte le serate meritano una fotografia e non tutti i momenti devono lasciare qualcosa da raccontare.
A volte una giornata è riuscita semplicemente perché siamo stati bene. Senza aver conquistato una vetta, visitato cinque musei o raggiunto un nuovo record personale sui 7km.
E forse il vero lusso, oggi, non è avere più tempo libero. È riuscire a viverlo senza sentirsi in dovere di dimostrare di averlo utilizzato nel modo migliore.
Se anche il divertimento comincia a sembrarci un impegno da portare a termine, forse è arrivato il momento di fermarci un attimo. Non per pianificare meglio la prossima giornata, ma per ricordarci che, qualche volta, non fare niente è già un ottimo programma. Maremma cane, come sono saggio.