Vomito Ergo Rum
Non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto
domenica 24 maggio 2026
Torino 2 - Juventus 2
Clelia Farris - Nessun Uomo E' Mio Fratello
Al centro del libro c'è un tema classico e universale, quello del legame distorto tra vittime e carnefici, una base che di per sé potrebbe non sembrare rivoluzionaria. Tuttavia, Farris ha il grande merito di declinare questo spunto attraverso un'ambientazione e un protagonista decisamente inusuali. Non siamo davanti alla solita space opera o ai paesaggi post-apocalittici standard; l'autrice sarda costruisce un contesto sporco, bizzarro e profondamente originale, dove le dinamiche di potere si riflettono nell'architettura stessa e nelle abitudini dei personaggi. In questo scenario si muove una figura centrale lontana da ogni stereotipo, le cui scelte e la cui psicologia deviano costantemente dai binari della fantascienza più commerciale.
A guardare bene, si ha quasi l'impressione che la trama e gli eventi in sé siano quasi un pretesto, una scusa narrativa che l'autrice utilizza per esplorare e descrivere un contesto sociale e antropologico affascinante. La storia non cerca a tutti i costi l'azione avvincente, la svolta epica o l'evoluzione eroica del protagonista; preferisce invece concentrarsi sulle sfumature, sulle atmosfere e sulla coerenza interna di un mondo claustrofobico e disturbante. È proprio questa scelta a rendere il romanzo un'esperienza di lettura matura. Pur non partendo con il piede giusto, alla fine lascia addosso una sensazione di profonda soddisfazione, confermando la capacità dell'autrice di creare una fantascienza italiana dal respiro internazionale e dall'identità fortissima.
sabato 23 maggio 2026
Black Box - La Scatola Nera (2021)
Il film segue il percorso ossessivo del protagonista, un analista acustico dal talento straordinario ma dalla personalità apparentemente fragile, che si ritrova a dover decifrare i suoni e i rumori registrati negli ultimi istanti prima dello schianto di un nuovissimo aereo di linea. È proprio questo minimalismo tecnico a fare la fortuna del ritmo narrativo. Lo spettatore viene letteralmente risucchiato in un vortice di ascolti ripetuti, frequenze isolate, respiri e impercettibili alterazioni metalliche, trasformando un lavoro apparentemente statico e d'ufficio in un'indagine sul filo del rasoio.
La sceneggiatura gioca molto bene la carta del complotto aziendale e geopolitico, dosando gli ingredienti con notevole intelligenza. Non si scivola mai nelle esagerazioni grottesche o nei colpi di scena inverosimili tipici del cinema d'azione hollywoodiano di consumo; al contrario, il dubbio e la paranoia crescono in modo realistico, insinuandosi tra le pieghe di interessi economici miliardari, coperture istituzionali e l'errore umano. Pur non essendo un'opera d'essai sofisticata o rivoluzionaria, il film fa esattamente quello che un thriller di razza dovrebbe fare: mantiene la promessa di intrattenere con intelligenza, lasciando incollati alla sedia fino all'ultimo secondo utile per sbrogliare la matassa.
Soundgarden - Superunknown
Superunknown è il disco che me li rappresenta meglio (l'unico che conosco in realtà), il loro quarto album Qui i Soundgarden si aprono su territori più ampi rispetto ad un semplice grunge o rock alternativo: ci sono contaminazioni psichedeliche, influenze orientali con Half, affidata alla voce di Ben Shepherd, con basso, viola e violoncello, sembra arrivare da un altro continente e persino echi dei Beatles in certi arrangiamenti. Non è un disco che rinuncia alla potenza, ma è un disco che sa usare la potenza in modo più consapevole.
Cornell è il centro di tutto. Vocalmente è in uno stato di grazia difficile da descrivere che passa dal sussurro all'urlo con una naturalezza che pochi possono permettersi, e su brani come The Day I Tried to Live e Fell on Black Days costruisce qualcosa di emotivamente devastante. Black Hole Sun è il singolo che li ha resi famosi al grande pubblico ed ovviamente a me: ipnotica, psichedelica, con quel videoclip disturbante che è rimasto nell'immaginario collettivo. Spoonman decisamente originale e alternativa, funziona meglio di quanto il concetto faccia pensare. Like Suicide chiude il disco con una claustrofobia che, sapendo la fine che ha fatto Cornell, si ascolta oggi con una malinconia diversa.
Quindici brani, settanta minuti, forse qualcosa di troppo, e il disco lo si sente ogni tanto. Ma è un eccesso che si perdona volentieri, perché quando i Soundgarden funzionano funzionano davvero. Una meteora luminosa, appunto. Ha gasato allora, e gasa ancora.
venerdì 22 maggio 2026
Deftones - White Pony
Il nu metal, come sa chiunque mi conosca, non è esattamente il mio territorio naturale. Con i Korn avevo fatto un'eccezione ragionata e reggeva. I Deftones sono un caso diverso: White Pony è il disco in cui la band di Sacramento decide esplicitamente di allontanarsi dall'etichetta nu metal, e in parte ci riesce. Le influenze quasi rap, il trip-hop notturno di certi passaggi, i silenzi usati come strumento... Tutto questo mette il disco in una categoria a parte rispetto ai colleghi di scena. Chino Moreno alla voce sa alternare l'urlo al sussurro in modo che pochi altri sanno fare, e su certi brani tipo Digital Bath, Passenger con la voce ospite di Maynard James Keenan dei Tool il risultato è davvero suggestivo.
Però. Le sonorità nu metal non spariscono del tutto, e nei momenti in cui riemergono come la ferocia grezza di Elite, certi passaggi più pesanti e diretti, il disco mi prende meno. Non è un problema di qualità oggettiva: è semplicemente che quel tipo di aggressività non mi entra dentro in modo naturale, e non è bastato White Pony a cambiare le cose.
È un buon album, probabilmente il migliore che quel movimento abbia prodotto. Capisco perché il mio coinquilino ci fosse andato in fissa. Ma rimane uno di quei dischi che apprezzo senza amare, rispettato a distanza, come si fa con certi vicini di casa educati con cui non diventi mai amico.
giovedì 21 maggio 2026
The Boys [Stagione 5]
Con la conclusione della quinta stagione di The Boys (stagione 1, 2, 3 e 4), cala definitivamente il sipario su una delle produzioni più iconiche, dissacranti e di successo di Amazon Prime Video. Sapere in anticipo che questo capitolo sarebbe stato l'ultimo aveva acceso nei fan, e in chi vi scrive, un’aspettativa altissima, la promessa di una resa dei conti finale epica, studiata nei minimi dettagli per far esplodere tutte le tensioni accumulate negli anni. Purtroppo, la realtà dello schermo si è rivelata profondamente diversa, trasformando quello che doveva essere il coronamento di un viaggio straordinario nella stagione più deludente in senso assoluto, un passo falso così evidente da riuscire persino nell'impresa di ridimensionare il valore emotivo e l'importanza dei capitoli precedenti.
Guardando indietro, i limiti della sceneggiatura, che prima venivano camuffati dal ritmo e dal carisma dei personaggi, sono emersi in tutta la loro spietata chiarezza. Ci si rende conto, con un pizzico di amaro in bocca, che lo show è rimasto intrappolato per anni in un loop narrativo tanto ridondante quanto frustrante, con il gruppo di Butcher costantemente impegnato a tessere piani per abbattere un Patriota apparentemente intoccabile, fallendo puntualmente a ogni tentativo. Se questo schema ripetitivo poteva essere accettato e persino apprezzato nelle prime quattro stagioni, sorretto com'era da una reale e profonda evoluzione psicologica dei protagonisti, nell'atto finale questa giustificazione viene del tutto a mancare. La quinta stagione soffre di una scrittura pigra, costellata da buchi di trama enormi e da una costante, fastidiosa sensazione di "filler", di riempitivo purissimo creato solo per allungare il brodo e raggiungere il minutaggio stabilito, quando l'unica cosa che sarebbe servita era un'accelerazione brutale verso l'epilogo.
A peggiorare le cose si aggiunge una gestione dei tempi e dei legami con l'universo espanso che lascia molto a desiderare. Chi ha amato e seguito con interesse lo spin-off Gen V (stagione 1 e stagione 2) si è ritrovato di fronte a una gestione frettolosa dei suoi elementi, liquidati troppo rapidamente per fare spazio a un'operazione commerciale fin troppo trasparente. La sensazione diffusa, condivisa anche da gran parte delle recensioni lette in questi giorni, è che l'attenzione degli sceneggiatori fosse tragicamente divisa tra la necessità di chiudere la storia principale e l'obbligo aziendale di inserire personaggi ed elementi utili solo a sponsorizzare e lanciare i futuri spin-off del franchise. Questa commercializzazione forzata ha sottratto spazio vitale al cuore drammatico della serie, disperdendo l'energia proprio quando la tensione avrebbe dovuto essere al culmine.
Il paradosso più grande si consuma proprio nel tanto atteso scontro finale con Patriota. Quel momento rappresenta indubbiamente il punto più alto e memorabile dell'intera stagione, regalandoci l'immagine potentissima di un superuomo privato del suo potere divino, trasformato improvvisamente in un essere umano umile, vulnerabile e divorato dalla paura. Una scelta narrativa straordinaria, che mette a nudo l'essenza stessa della nemesi di Butcher e che avrebbe meritato di essere sviscerata, sofferta e dilatata. Invece, tutto si consuma in un lampo, una risoluzione velocissima che lascia quasi storditi per la sua rapidità e che non rende giustizia ad anni di attesa. Viene quasi da chiedersi se il tempo perso in sotto-trame inutili non potesse essere investito proprio qui, regalando una degna celebrazione a una delle figure più complesse della televisione recente. Il bilancio finale è quindi segnato dal rimpianto. Resta la gratitudine per il divertimento, la satira feroce e la straordinaria compagnia che questa serie ci ha garantito per anni, ma è impossibile non guardare a quest'ultima stagione come a un epilogo indegno, un finale sbrigativo che ha spento con troppa fretta un fuoco che avrebbe dovuto bruciare tutto.


