martedì 17 marzo 2026

Young Sherlock [Stagione 1]

 
Anno: 2026
Titolo originale: Young Sherlock
Numero episodi: 8
Stagione: 1 
 
Su Sherlock Holmes ci saranno decine di romanzi apocrifi e pure film o serie TV, perchè è innegabilmente un personaggio che funziona. A questo giro ci riprova anche Guy Ritchie ben sapendo che Sherlock è uno di quei personaggi che resiste a qualsiasi riadattamento, qualsiasi epoca, qualsiasi formato e la versione giovane non fa eccezione. Hero Fiennes Tiffin nei panni di un Holmes diciannovenne, grezzo, ancora lontano dal detective metodico che diventerà, ha il suo fascino. Il personaggio regge. Il problema è quasi tutto il resto.

La serie è diretta e prodotta da Guy Ritchie, alla sua terza incursione nel mondo di Holmes dopo i due film con Robert Downey Jr. E si sente: c'è la sua firma ovunque, nel ritmo frenetico, nelle sequenze d'azione ogni quindici minuti, nella colonna sonora rock che non ha niente di vittoriano. L'ambientazione è Oxford del 1871, ma l'atmosfera è più quella di un film d'azione moderno travestito da periodo storico. La serie si sposta da Oxford a Parigi a Costantinopoli con una velocità che non lascia mai respirare niente: né i personaggi né la trama.

Ed è proprio qui il problema. La trama è la parte più debole di tutto. Le intuizioni di Sherlock, quegli sprazzi di deduzione che dovrebbero essere il cuore del personaggio  ci sono, ma sono poche, inserite quasi di passaggio, insufficienti a sostenere otto episodi di complotto globale. La base narrativa è talmente fragile che le svolte si succedono senza che niente sembri davvero costruito. Si passa da un colpo di scena all'altro senza che nessuno abbia il tempo di diventare credibile. Il risultato è una serie che in potenza avrebbe molto da offrire, il cast non è male, Moriarty nelle mani di Dónal Finn funziona benissimo, Colin Firth è Colin Firth, ma che nel complesso resta su un livello decisamente infantile, più vicino a un teen drama d'avventura che a un vero mystery.

Vale la visione? Sì, con aspettative calibrate. Se cerchi un Sherlock Holmes che ragiona, deduce e ti tiene sulle spine con la testa, guardati la BBC. Se vuoi otto episodi scorrevolissimi con qualche momento divertente e un protagonista che ha il potenziale per crescere, Young Sherlock ci sta. Ma la sensazione, alla fine, è quella di una serie che poteva essere molto di più.

Queen - A Kind Of Magic

 

Artista: Queen
Anno: 1986
Tracce: 9
Formato: CD 
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C'è un modo insolito di arrivare a un disco, ed è attraverso un film. Ne avevo già parlato quando ho recensito Highlander: la colonna sonora dei Queen è una di quelle cose che ti restano in testa prima ancora di sapere da dove vengono. Sono cresciuto con quel film, l'ho rivisto più volte, e ogni volta che partiva la musica c'era qualcosa che andava oltre la semplice associazione visiva. Solo dopo, con calma, mi sono messo ad ascoltare A Kind of Magic come disco vero e proprio  e l'ho fatto con la gioia di chi sa già che troverà qualcosa di buono.

L'album esce nel 1986 (ma io lo avrò negli anni novanta) e nasce in modo piuttosto insolito per i Queen: una buona parte dei brani viene scritta appositamente per Highlander, e poi riorganizzata in un lavoro che ha una sua coerenza autonoma. Non è una semplice raccolta di brani per la colonna sonora, è un disco che usa quella materia prima e ci costruisce intorno qualcosa di più compiuto. La title track A Kind of Magic, ad esempio, parte da un riff scarabocchiato da Roger Taylor durante le riprese del film e viene poi trasformata da Mercury e May in qualcosa di molto più elaborato. Anche Who Wants to Live Forever, forse il brano più intenso del disco, nasce direttamente da una scena del film, quella in cui Connor MacLeod perde la donna che ama, condannato com'è a sopravvivere a tutto e a tutti.

Il disco è figlio del suo tempo nel suono: tastiere, produzione lucida, quell'estetica anni Ottanta che nei Queen non suona mai completamente fuori posto perché la grandiosità è nel loro DNA da sempre. Ma ha anche dei picchi memorabili. One Vision apre con una cattiveria insolita per la band, quasi arena rock spinto. Friends Will Be Friends è il classico inno da stadio, il tipo di brano che i Queen sapevano scrivere meglio di chiunque altro: semplice, diretto, impossibile da dimenticare. E poi c'è Who Wants to Live Forever, che è una di quelle canzoni difficili da ascoltare con distacco: Mercury la canta come se sapesse già qualcosa, anche se all'epoca ufficialmente non lo sapeva ancora.

Non è il Queen più celebrato dalla critica, e probabilmente non è nemmeno il più rappresentativo della loro carriera nel senso stretto. Ma per me ha un valore aggiunto che va oltre la qualità intrinseca dei brani: è il disco che mi ha fatto capire che quella musica che amavo su Highlander non era solo colonna sonora, era Queen. E quella scoperta, quando arriva con gioia, vale quanto un capolavoro.

domenica 15 marzo 2026

Le orchidee di San Carlo

 
Dopo una breve ricerca sugli eventi da poter fare in zona, ho incocciato questo che si sarebbe svolto a San Carlo, quartiere di San Vincenzo. Inoltro a Zizzi già sapendo che ne sarebbe stata entusiasta e mettiamo nel cassettino delle cose da fare. Oggi, giorno dell'inaugurazione, ci siamo così recati al parco pubblico della Solvay per questo evento promosso dal Comune di San Vincenzo e la Pro Loco. L'intento è quello di valorizzare questo patrimonio botanico decisamente sui generis con ben 12 specie di orchidee spontanee che spuntano qua e là. Inizialmente invisibili, poi ci si fa l'occhio e si nota che sono davvero tante e di forme e varietà diverse. Alcune sono pure già sbocciate. C'è da fare un po' di attenzione perchè sono organismi molto fragili che fanno parte della biodiversità locale e vanno tutelate. Il primo passo infatti è quello della salvaguardia, seguito dalla diffusione della conoscenza. Grazie ad alcuni studiosi e volontari abbiamo appreso molte nozioni a riguardo e ci siamo goduti questo angolo davvero particolare ed inaspettato. Terminata la visita abbiamo optato per una bella passeggiata al mare, visto che il vento si era calmato ed in serata ho dato prova delle mie doti di barman confezionando due negroni speciali con il Senti Bono di Diadema,  Martini Rosso e Tanqueray.
 
Album fotografico Le Orchidee di San Carlo. 

Udinese 0 - Juventus 1


 

Anche oggi articolo al volo sul risultato ottenuto ad Udine. La partita l'ho vista quasi tutta, ma in differita e conoscendo già il punteggio, anche se non il minuto del vantaggio. Bella Juventus, solida, non sempre pulita in attacco, infatti il risultato ci va parecchio stretto. Una sbavatura difensiva che poteva costarci qualcosa in più, ma anche in quel caso avremmo avuto a disposizione molto tempo per eventualmente ribaltare. Boga si ritrova ad essere oggi un elemento importante della rosa e speriamo che continui ad esserlo. Purtroppo Koop, nonostante la doppietta in Champions non sembra essersi mai ripreso dall'indossare la nostra maglia. Importante vittoria comunque che attualmente ci porta ancora dentro alla lotta per il quarto posto. 

sabato 14 marzo 2026

Ken Follett - Per Niente Al Mondo

 Per niente al mondo
Autore. Ken Follett
Anno: 2021
Titolo originale: Never
Pagine. 732
Voto e recensione: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
Il nuovo romanzo di Ken Follett costituirà una sorpresa per i suoi milioni di lettori. "Per niente al mondo" segna un cambio di rotta rispetto ai suoi romanzi storici. Ambientato ai giorni nostri narra di una crisi globale che minaccia di sfociare nella terza guerra mondiale, lasciando il lettore nell'incertezza fino all'ultima pagina. Più di un thriller, "Per niente al mondo" è un romanzo ricco di dettagli reali che si muove tra il cuore rovente del deserto del Sahara e le stanze inaccessibili del potere delle grandi capitali del mondo. 
 
Commento personale e recensione
Era una vita che non leggevo un romanzo di Ken Follett ed ho ripreso con questo suo romanzo un po' atipico nel genere. E' infatti concentrato sulla geopolitica ai giorni d'oggi e leggerlo proprio in questo periodo (ma se ci pensiamo ogni altro periodo che conosciamo è "particolare") in cui la Russia sta continuando la propria guerra d'invasione e sterminio contro l'Ucraina e l'asse USA - Israele ha attaccato pochi giorni fa l'Iran, lo fa essere terribilmente attuale. Follett forse non si trova però troppo a suo agio con i tempi moderni, per questo il libro funziona solo in parte a mio avviso, con le pagine migliori dedicate all'azione, mentre un po' semplicistiche quelle (moltissime) che si occupano proprio di geopolitica. In realtà l'autore fa di tutto per evidenziare che da piccole scaramucce o scelte sbagliate si possano causare guerre nucleari. Questo lo fa bene, anche se ogni decisione sembra un po' tirata per i capelli ed i disastri che ne comporta avverranno in maniera esponenziale con velocità disarmante. Non è il miglior romanzo dello scrittore ovviamente, ma i punti per riflettere sono innumerevoli, anche se tra azione e fantapolitica lo vediamo più a suo agio con la prima. La cosa buffa è che probabilmente però la seconda risulta oggi più realistica. Ci sono infatti varie storie che si intrecciano e le mie preferite restano quelle di Abdul, agente della CIA in missione in Africa, e Kiah, giovane ragazza ciadiana che cerca di emigrare illegalmente in Europa. Le altre storie sono più politiche e se da una parte sembra che tutti lavorino per non arrivare all'escalation atomica, dall'altra sembra che tutto risulta inevitabile ed alla fine non è colpa di nessuno (o di tutti). 

venerdì 13 marzo 2026

Savatage - The Wake Of Magellan

 

Artista: Savatage
Anno: 1997
Tracce: 13 + 2
Formato: CD 
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Con i Savatage il percorso nella loro discografia è uno di quelli che non si fanno per obbligo ma per piacere, e The Wake of Magellan è uno di quei punti di arrivo che aspetti con curiosità crescente. Dopo la crudezza emotiva di Handful of Rain, il 1997 porta un concept album costruito intorno a un'idea precisa: una nave senza nome che solca mari sconosciuti, un equipaggio che potrebbe essere l'umanità intera, un viaggio verso qualcosa che non viene mai definito completamente. È il tipo di concept che funziona proprio perché non spiega troppo, lascia che la musica colmi gli spazi.

Jon Oliva aveva già dimostrato con i dischi precedenti di saper pensare in grande, ma qui si percepisce una maturità compositiva ulteriore. Il disco è orchestrale senza essere pesante, drammatico senza essere retorico: un equilibrio che non è per niente scontato nel metal sinfonico di quegli anni. Zak Stevens alla voce è in splendida forma: sa quando spingere e quando trattenersi, e nei momenti più intensi del disco quella sua capacità di stare sul limite senza cadere dall'altra parte è uno degli elementi che tiene tutto in piedi.

I brani che restano di più sono quelli che sanno mescolare il peso epico con qualcosa di più intimo. The Wake of Magellan   stabilisce  le coordinate del viaggio con una tensione che non allenta mai del tutto. Another Way ha quella melodia che si deposita dentro e non se ne va. E poi c'è Anymore, il brano che più degli altri mostra la capacità dei Savatage di scrivere ballad che non scadono nel facile sentimentalismo ma mantengono una loro dignità emotiva.