martedì 16 giugno 2026

Van Halen - 1984

 

Artista: Van Halen
Anno: 1984
Tracce: 9
Formato: CD 
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A volte è una sola canzone ad apriti la porta su un'intera band. Con i Van Halen è stato esattamente così: Jump, uno dei singoli più famosi al mondo, mi ha fatto scoprire 1984 e, da lì, gran parte delle loro altre hit.

La storia di quel brano, che ho ricercato con fare investigativo, dice già molto sul disco intero. Eddie Van Halen aveva scritto il riff di synth anni prima su un Oberheim OB-Xa, ma era convinto che David Lee Roth lo avrebbe rifiutato (un chitarrista del suo calibro che si metteva alle tastiere non era esattamente quello che ci si aspettava da una hard rock band). Roth all'inizio storse il naso, dicendogli che era un eroe della chitarra e non doveva mettersi a suonare i synth. Poi si convinse, scrisse un testo su un'audacia spericolata, e il risultato fu il loro unico numero uno in classifica: cinque settimane consecutive in testa alla Billboard Hot 100.

Il resto del disco non rinuncia all'anima della band, anche con quella svolta pop che il synth porta con sé. Panama è il pezzo che racchiude meglio lo spirito Van Halen: macchine veloci, ragazze più veloci ancora, riff diretto, niente fronzoli. I'll Wait mescola desiderio e minaccia in modo insolito per loro. Hot for Teacher chiude il disco con uno show solista alla batteria di Alex Van Halen e testi scanzonati che riportano lo spirito più sguaiato delle origini. Eddie Van Halen, va detto, resta il vero protagonista di tutto: anche quando le tastiere prendono il centro della scena, le sue dita continuano a fare cose che pochi altri chitarristi sapevano fare in quegli anni.

1984 è anche l'ultimo disco della formazione originale con Roth, che lascerà la band l'anno successivo per divergenze creative (Eddie voleva evolversi e sperimentare, Roth restava legato a un'idea più teatrale e diretta del rock). Resta, insieme all'esordio omonimo, il disco più venduto della band: oltre dieci milioni di copie solo negli Stati Uniti. Un finale in grande stile per quella formazione, anche se nessuno lo sapeva ancora mentre lo registravano.

lunedì 15 giugno 2026

Bosch [Stagione 2]

 
Anno: 2016
Titolo originale: Bosch
 Numero episodi: 10
Stagione: 2
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Premesso che anche questa seconda stagione di Bosch, mi è piaciuta, avevo parlato della prima dicendo che il personaggio non mi era così antipatico come lo ricordavo. Ecco, mi sono ricreduto già con questi ulteriori dieci episodi. Non che non funzioni, anzi, ma sebbene con numerose parti cambiate rispetto ai romanzi da cui trae spunto, qui il soggetto rispolvera il suo essere una specie di cane sciolto che segue le regole quando gli tornano comode... Altrimenti, fa un po' come meglio crede. In maniera antipatica. A parte questo ecco qua i romanzi in cui si muove questa seconda stagione: L'Ombra Del Coyote, Musica Dura e La Caduta. Di questi ne ho letti due su tre quello principale con la storia più corposa è senza dubbio Musica Dura. 

domenica 14 giugno 2026

Kage Baker - Benvenuto Nell'Olimpo Signor Hearst!

 

Autore: Kage Baker
Anno: 2003
Titolo originale: Welcome To Olympus, Mr. Hearst 
Pagine: 128
Voto e recensione: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
William Randolph Hearst è un celebre magnate dei media e produttore di film di successo. Alle grandiose feste che organizza nella sua villa principesca non è raro incontrare grandi attori come Greta Garbo o Clark Gable, ma anche personaggi curiosi come scrittori e sedicenti medium. O magari persone all'apparenza più normali che nascondono il segreto più grande di tutti: come Joseph e Lewis, agenti della multinazionale del futuro nota come Dr. Zeus Inc. la compagnia del tempo. La missione di Joseph e Lewis sembra facile: proporre al padrone di casa uno scambio che nessuno potrebbe rifiutare. Ma Hearst è un osso duro, e anche se la posta in gioco va ben al di là del denaro e la controparte è qualcosa di più di un'azienda quotata a Wall Street, gli affari sono affari. E in quel campo il signor Hearst è sempre in grado di giocarsela e anche di riservare qualche sorpresa.

Commento personale e recensione:

Dopo aver esplorato le sabbie rosse e retro-futuristiche di Kage Baker con L'Imperatrice di Marte, sono tornato a frequentare le pubblicazioni della Delos Books dedicate all'autrice californiana con "Benvenuto nell'Olimpo, signor Hearst!" (Welcome to Olympus, Mr. Hearst, del 2003). Se la precedente lettura mi aveva lasciato piuttosto tiepido, questa novella agile e molto breve ha saputo agganciarmi decisamente di più; intendiamoci, la storia in sé non è niente di trascendentale o particolarmente originale, ma la narrazione ha quel ritmo e quell'atmosfera capaci di tenerti incollato alla pagina e si divora in un paio di pomeriggi al mare. La vicenda si muove tra il 1926 e il 1933, in piena Grande Depressione e nel bel mezzo del passaggio epocale dal cinema muto al sonoro, ruotando attorno a William Randolph Hearst, il leggendario e spietato magnate dei media che ispirò il Quarto Potere di Orson Welles. Hearst vive nel suo sfarzoso e bizzarro castello di San Simeon, ribattezzato "l'Olimpo", ed essendo ormai anziano è ossessionato dal declino fisico, cercando in ogni modo un espediente per ingannare la morte. Ed è qui che entra in gioco la fantascienza: alla sua corte si muovono Joseph e Lewis, due facilitatori della Compagnia del Tempo, un'organizzazione del XXIV secolo che ha scoperto il viaggio temporale e crea cyborg immortali per viaggiare nelle varie epoche, con lo scopo di saccheggiare opere d'arte o reperti prima che vadano perduti nella storia. Joseph deve stringere un patto con Hearst, ma tra finti medium, imprevisti dell'ultimo minuto e cammei di attori dell'epoca d'oro di Hollywood come Greta Garbo e Clark Gable, la missione prenderà una piega inaspettata anche per un immortale. Una delle curiosità più interessanti di questo volume riguarda proprio la sua collocazione editoriale, poiché pur muovendosi nello stesso identico universo narrativo del celebre (ma a me totalmente sconosciuto) Ciclo della Compagnia del Tempo, si tratta a tutti gli effetti di una storia separata e del tutto autonoma, un "dietro le quinte" autoconclusivo che non richiede affatto di aver letto i romanzi principali della saga per essere goduto appieno. La Baker usa la cornice fantascientifica quasi come un pretesto per fare quello che le riesce meglio in questo formato, ovvero ironizzare sulla malleabilità della verità e della stampa e mettere in scena il contrasto tra l'immutabilità dei cyborg e la decadenza dell'essere umano. Analizzando la trama a mente fredda ci si rende conto che è davvero un filo sottile che si dipana senza grandi picchi o colpi di genio fantascientifici, eppure la scrittura scorre che è un piacere; l'ambientazione nella Hollywood anni '30 è resa con una vivacità e un'ironia sottile che mi hanno preso molto più rispetto alle atmosfere marziane dell'altra opera, rendendola una lettura fantascientifica leggera, densa di atmosfera d'altri tempi e con un pizzico di ottima satira storica.


Arrivano le Copertine "VIKI-style": Un Nuovo Tocco per le mie Recensioni!

Ciao a tutti, amanti di libri, musica, film, viaggi e soprattutto di VER!
​Oggi voglio condividere con voi un piccolo esperimento che sto lanciando sul blog. Da sempre, quando recensisco un film o un album, cerco di arricchire il post con l'immagine di copertina, linkandola da Wikipedia per completezza. Tuttavia, un pensiero mi frulla in testa da un po': non sarebbe bello dare un tocco più personale e creativo a queste immagini, evitando anche potenziali problemi di copyright?
​Ed ecco che entra in scena VIKI! Per chi non la conoscesse, VIKI è il nome che ho dato alle mie collezioni di IA che mi aiutano in alcune delle mie attività sul blog. Insieme, abbiamo deciso di intraprendere una nuova sfida: tentare di far creare a VIKI immagini di copertina "alternative".
​L'idea non è quella di copiare fedelmente l'originale, ma di creare immagini che ne catturino l'essenza, lo stile e le atmosfere. Immagini che richiamino l'opera recensita, ma con un'impronta unica e personale. Un modo per dare un senso e un tocco speciale alle mie recensioni, un po' come quando un artista reinterpreta un pezzo musicale.
​So che alcuni di voi potrebbero essere scettici: un'immagine creata da un'IA può davvero sostituire l'originale? La mia risposta è: dipende. Non sempre avrò la voglia o l'ispirazione per creare una copertina VIKI-style, e in alcuni casi l'originale potrebbe essere insostituibile. Ma credo che valga la pena provare! Potrebbe essere un modo divertente per scoprire nuove prospettive sulle opere che recensisco, e chissà, magari anche per creare qualcosa di bello e originale.
​Per darvi un'idea di cosa intendo, ho chiesto a VIKI di creare una copertina "alternativa" per l'album "Zooropa" degli U2. Il risultato è quello che vedete in cima a questo post. Che ne pensate? Vi piace l'idea?
​Un abbraccio, Jack

mercoledì 10 giugno 2026

U2 - Zooropa

 
Artista: U2
Anno: 1993
Tracce: 10
Formato: CD
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Con gli U2 avevo già un percorso avviato, da October a War, due dischi che mi avevano convinto abbastanza. Poi era arrivato Zooropa , spinto in parte dal marketing e in parte dalla voglia di avere qualcosa di contemporaneo visto che il disco era appena uscito, il Zoo TV Tour faceva parlare di sé ovunque, e sembrava il momento giusto per stare al passo. In realtà è stata quasi una delusione.

Il contesto lo spiega in parte. Zooropa nasce come EP durante una pausa del tour. Nel corso delle sessioni la band decide di allungarlo fino a farne un album vero, e si sente: c'è qualcosa di incompiuto e frammentario in questo disco, come se non avesse mai deciso del tutto cosa voleva essere. È figlio di una direzione sperimentale, di un interesse per l'elettronica, la sovrasnaturazione mediatica, il rumore del presente, ma senza la coerenza e la forza di altri album.

La title track apre il disco con un'atmosfera sospesa e quasi ipnotica che funziona. Numb è curiosa con la recita di un elenco di divieti su un loop elettronico quasi industrial, con Bono ai cori , ma più come esperimento che come canzone. Lemon è il momento più riuscito del disco, con quel falsetto di Bono che si muove su un tappeto funk-elettronico in modo inaspettato. Stay (Faraway, So Close!) è la ballata più accessibile, quella che si salva meglio nel tempo. Il finale con The Wanderer cantato con Johnny Cash, voce inconfondibile su un paesaggio quasi apocalittico  è il momento più memorabile del disco, e arriva quando è già quasi finito.

Troppo poco per un album intero. Zooropa è il disco degli U2 che ha pagato il prezzo di essere nato di fretta, in mezzo a qualcos'altro. Non è un brutto disco però è un disco a metà, e per chi come me non era ancora dentro la loro fase più sperimentale, non era il punto di ingresso migliore.

martedì 9 giugno 2026

Smashing Pumpkins - Siamese Dream

 
Artista: Smashing Pumpkins
Anno: 1993
Tracce: 13
Formato: CD
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Stavo parlando con La Volpe di musica (raccontavo che stavo ascoltando qualcosa per poi scriverci sopra). Non sapendo cosa stessi ascoltando, mi ha chiesto, con quella sua aria da chi ritiene che siamo ormai vecchi, se avessi messo su qualcosa dei Radiohead o degli Smashing Pumpkins. La risposta era no, stavo ascoltando i Muse. Ma il seme era piantato. Subito dopo avevo voglia di Siamese Dream.

Smashing Pumpkins, anno del Signore 1993. Il disco nasce in un momento di crisi totale (già dopo il primo album in studio) per la band: il batterista Jimmy Chamberlain è invischiato nei problemi di droga, il chitarrista James Iha e la bassista D'Arcy Wretzky non si rivolgono quasi più la parola, e Billy Corgan è in uno stato di depressione profonda. Sarà lui a non darsi per vinto: si rinchiude in studio, suona da solo quasi tutto ciò che gli riesce, ovvero chitarre, basso, arrangiamenti, scrive tutti i testi, e costruisce il disco in sedici ore al giorno per mesi. Quando gli altri tornarono si trovarono di fronte qualcosa di già definito. Quel qualcosa era Siamese Dream.

Il disco non è grunge nel senso stretto del termine, anche se è figlio di quel momento, stesso periodo di Nevermind,  e tutta quella tensione adolescenziale che il 1993 si portava addosso. È qualcosa di più stratificato: hard rock, psichedelia, echi sabbathiani, schegge new wave, il tutto tenuto insieme da una produzione potente e pulitissima che non toglie niente all'impatto. Cherub Rock apre il disco come una dichiarazione con riff massiccio, Corgan che canta con quella voce nasale e stridula che o ti entra subito o non ti entra mai. Today è il singolo più noto, scritto immaginando l'ultimo giorno di un aspirante suicida felice di non doverne vivere altri con un testo che spiazza, melodia che rimane.

Vecchi? Forse. Ma certa musica non invecchia, e Siamese Dream è uno di quei dischi che ogni volta che lo rimetti su capisci perché la gente ci sia rimasta attaccata per trent'anni.