lunedì 30 marzo 2026

Queens Of The Stone Age - Songs For The Deaf

 
Artista: Queens Of The Sone Age
Anno: 2002
Tracce: 14
Formato CD
Acquista su Amazon


 
 
 
Con i Queens of the Stone Age sono arrivato per curiosità più che per passione. Il gancio era chiaro: Dave Grohl alla batteria: (in)direttamente dai Nirvana, uno dei miei punti di riferimento. Volevo sentire cosa succedeva quando uno come lui si metteva al servizio di un progetto così diverso. E poi c'era la questione della completezza: Songs for the Deaf  era considerato uno di quei dischi che fanno parte della storia del rock moderno, e ignorarlo sarebbe stato come lasciare un buco.

Il disco è strutturato come una sorta di viaggio radiofonico attraverso il deserto californiano: tra un brano e l'altro (non sempre, ma spesso) si inserisce un finto speaker che annuncia il pezzo successivo, creando un filo conduttore che rende tutto più coeso di quanto sembri. Lo stoner rock di Josh Homme è ruvido, valvolare, volutamente grezzo, con suoni che sembrano usciti dagli anni Settanta pur essendo del tutto contemporanei. Le voci di Homme, di Nick Oliveri e di Mark Lanegan , tre timbri completamente diversi, si alternano e si intrecciano in modo che funziona meglio di quanto ci si aspetti.

Grohl fa il suo lavoro nel modo in cui sa farlo: potente, preciso, con una solidità ritmica che tiene tutto in piedi. Su Song for the Dead e Go with the Flow si sente eccome la sua presenza. No One Knows è il brano più immediato, quello che resta più in testa. Ma devo essere onesto: il disco non mi ha preso subito. Non rientra nelle mie corde in modo naturale poichè quello stoner desertico è un mondo che mi affascina da lontano più che coinvolgermi visceralmente.

L'ho preso e ascoltato per quello che è: un pezzo importante della storia musicale di quegli anni, un disco che chiunque ami il rock dovrebbe conoscere. Non è detto che debba necessariamente amarlo.

domenica 29 marzo 2026

Rivalto e le cascate nascoste

 
Nuovo trekking per questa ultima domenica di marzo. Il luogo di ritrovo è Rivalto, frazioncina di Chianni in provincia di Pisa. Da qui un comodo anello per andare a scovare numerose cascatelle nascoste che risultano davvero fotogeniche e suggestive. Immerse tra i boschi delle colline pisane, seguiamo i torrenti, non facendoci mancare innumerevoli guadi per poi collezionarle di tanto in tanto. Fitta e lussureggiante vegetazione e troviamo pure un paio di salamandre. Un angolo di mondo che sembra lontano da tutto e che riserva innumerevoli scoperte.
 
Album fotografico Le cascate di Rivalto 

sabato 28 marzo 2026

Una Scomoda Circostanza - Caught Stealing (2025)

 
Regia: Darren Aronofsky
Anno: 2025
Titolo originale: Caught Stealing
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.8)
 Pagina di I Check Movies
 Iscriviti a Prime Video   


 

Se state cercando un thriller che sappia di asfalto, sudore e nostalgia sporca, fermatevi qui. Disponibile su Prime Video , Caught Stealing ci riporta dritti nel 1998, in una New York che sembra quasi un personaggio a sé stante: caotica, pericolosa e terribilmente affascinante. Il protagonista è Hank Thompson, interpretato da un magnetico Austin Butler . Il ragazzo è un ex promessa del baseball la cui carriera è finita prima di iniziare; ora serve drink in un bar del Lower East Side e tiene un profilo basso, perchè di più non può La sua vita tranquilla va in pezzi quando il suo vicino di casa sparisce nel nulla, lasciandogli in custodia un gatto . Da quel momento, Hank diventa il bersaglio di mezza malavita di New York, inclusa una spietata mafia russa che non si fa troppi problemi a usare le maniere forti. Darren Aronofsky ricostruisce NYC ed il 1998 in modo magistrale. Niente filtri patinati, solo il realismo crudo di fine millennio. Butler dal canto suoriesce a trasmettere perfettamente il senso di smarrimento di un uomo comune che viene picchiato, rincorso e messo alle strette, ma che ritrova la grinta del battitore quando serve. È un thriller che non ti lascia respirare. Ogni volta che pensi che Hank sia al sicuro, spunta un nuovo problema (o un nuovo sicario). Come film spiazza un po' perchè molta violenza (forse gratuita) e questa c'è anche nelle occasioni che non ti aspetti. Inizialmente ero molto dubbioso, anche per questo aspetto, ma andando avanti ho capito che non era poi così male. 


venerdì 27 marzo 2026

Judas Priest - Screaming For Vengeance

 
Artista: Judas Priest
Anno: 1982
Tracce: 10
Formato: CD
Acquista su Amazon 


 
 
I Judas Priest sono una di quelle band che appartengono alla storia dell'heavy metal nel senso più letterale del termine: senza di loro, buona parte di quello che è venuto dopo semplicemente non esisterebbe. Screaming for Vengeance del 1982 è il disco che forse più di tutti lo dimostra: uno dei più venduti nella storia del genere, e ancora oggi sorprendentemente fresco dopo quarant'anni e passa. 

Il segreto è nell'equilibrio. Non è un disco solo pesante, non è solo melodico: è entrambe le cose insieme, e la coppia di chitarre Tipton/Downing è il meccanismo che tiene tutto in piedi. Riff che pesano e melodie che volano, assoli che si intrecciano senza perdere mai il controllo. Già dall'apertura strumentale di The Hellion seguita dall'esplosione di Electric Eye (con il suo testo di denuncia contro la sorveglianza tecnologica, tema che non ha perso un grammo di attualità) il disco dichiara cosa vuole essere.

Rob Halford è il centro di tutto. Non solo per gli acuti stratosferici, ma per come sa essere teatrale senza mai diventare caricaturale. Sulla title track canta come se stesse trascinando qualcuno in guerra, su You've Got Another Thing Comin' costruisce uno dei ritornelli più immediati e riconoscibili del metal anni Ottanta, e su Devil's Child chiude il disco con una performance vocale che da sola vale l'ascolto.

Non è il disco più complesso dei Priest, né il più ambizioso. Ma è probabilmente il più efficace, quello in cui tutto funziona senza sforzo apparente. Per chi, come me, li segue più per completezza e rispetto storico che per passione viscerale, è comunque il disco da cui partire.

giovedì 26 marzo 2026

Tool - Lateralus

 

Artista: Tool
Anno: 2001
Tracce: 13
Formato: CD 
Acquista su Amazon


I Tool sono una di quelle band che non si ascoltano distrattamente tanto sono difficili. Lateralus  lo si deve capire da soli nei primi minuti: o sei disposto a metterti dentro, o il disco ti scivola addosso senza lasciare niente. È un lavoro che chiede tempo, attenzione, e una certa predisposizione a lasciarsi portare in giro senza sapere sempre dove si sta andando.

Il disco è costruito su ritmi dispari, tempi che cambiano continuamente, strutture che si aggrovigliano e si sciolgono senza mai risolversi nel modo che ti aspetti. Danny Carey alla batteria è il vero architetto di tutto questo: su Ticks & Leeches costruisce un muro ritmico di rara potenza, ed è suo il disco forse più di chiunque altro. La voce di Maynard James Keenan si muove su questo impianto in modo quasi impossibile da categorizzare, urla per trenta secondi in The Grudge, sussurra come un monaco in Parabol, e in entrambi i casi suona autentico.

C'è poi quella cosa della spirale di Fibonacci che vale la pena citare: le sillabe della title track sono scandite esattamente secondo la sequenza matematica (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13...) e la spirale ti entra dentro appena lo sai, ma inconsciamente fa già parte di te. Non è un vezzo intellettuale fine a se stesso: è il modo in cui i Tool costruiscono tutto, con una logica interna che non ti viene spiegata ma che si sente, anche quando non la capisci.

Schism è il brano più noto, e lo è a ragione, dal giro di basso iniziale in 5/4 fino alla chitarra in delay finale, è un pezzo che non si dimentica. Ma il disco vive soprattutto nei momenti più lunghi e stratificati: The Patient, Reflection, la stessa title track. Pezzi che non esplodono ma si espandono, che non concludono ma collassano su se stessi.

Non è un disco facile, e non pretende di esserlo. Ma è uno di quelli che, se gli dai il tempo che chiede, restituisce qualcosa di difficile da trovare altrove.

mercoledì 25 marzo 2026

Korn - Issues

 

Artista: Korn
Anno: 1999
Tracce: 16
Formato: CD 
Acquista su Amazon


Con i Korn avevo stabilito un certo tipo di aspettativa: quella voce spezzata di Davis, i riff ossessivi, quel disagio viscerale che li rendeva difficili da avvicinare ma impossibili da ignorare. Follow the Leader aveva ampliato il suono, Life Is Peachy era stato il disco più grezzo e nervoso. Issues  fa qualcosa di diverso da entrambi, e per questo mi ha preso in modo inaspettato.

È un disco che si allontana dalla formula. C'è ancora la cattiveria, ci sono ancora i riff pesanti e la voce di Davis che si muove tra l'urlo e il sussurro, ma tutto viene avvolto in un'atmosfera più densa, più oscura, quasi cinematografica. Le tastiere e le orchestrazioni entrano in modo più sistematico rispetto al passato, e invece di alleggerire il suono lo appesantiscono ulteriormente  in senso buono. Il risultato è un disco che respira in modo diverso dagli altri, con spazi e silenzi che i Korn prima non si concedevano.

Falling Away from Me è probabilmente il brano più rappresentativo di questa svolta: melodia potente, ritornello che resta addosso, una costruzione che si apre progressivamente senza mai perdere il peso. Make Me Bad mescola l'elettronico con il metal in modo che all'epoca sembrava insolito e che ancora oggi suona coerente. E poi c'è Somebody Someone, quasi una ballata per i canoni Korn, con una vulnerabilità esplicita che in altri loro dischi restava più nascosta.

È il disco che più di tutti dimostra che i Korn non erano solo nu metal, erano qualcosa di più sfumato e meno categorizzabile di quanto l'etichetta facesse pensare. Non lo avrei scommesso partendo dal primo album, ma Issues mi ha convinto che la band sapeva dove stava andando, anche quando cambiava strada.