domenica 15 marzo 2026

Le orchidee di San Carlo

 
Dopo una breve ricerca sugli eventi da poter fare in zona, ho incocciato questo che si sarebbe svolto a San Carlo, quartiere di San Vincenzo. Inoltro a Zizzi già sapendo che ne sarebbe stata entusiasta e mettiamo nel cassettino delle cose da fare. Oggi, giorno dell'inaugurazione, ci siamo così recati al parco pubblico della Solvay per questo evento promosso dal Comune di San Vincenzo e la Pro Loco. L'intento è quello di valorizzare questo patrimonio botanico decisamente sui generis con ben 12 specie di orchidee spontanee che spuntano qua e là. Inizialmente invisibili, poi ci si fa l'occhio e si nota che sono davvero tante e di forme e varietà diverse. Alcune sono pure già sbocciate. C'è da fare un po' di attenzione perchè sono organismi molto fragili che fanno parte della biodiversità locale e vanno tutelate. Il primo passo infatti è quello della salvaguardia, seguito dalla diffusione della conoscenza. Grazie ad alcuni studiosi e volontari abbiamo appreso molte nozioni a riguardo e ci siamo goduti questo angolo davvero particolare ed inaspettato. Terminata la visita abbiamo optato per una bella passeggiata al mare, visto che il vento si era calmato ed in serata ho dato prova delle mie doti di barman confezionando due negroni speciali con il Senti Bono di Diadema,  Martini Rosso e Tanqueray.
 
Album fotografico Le Orchidee di San Carlo. 

Udinese 0 - Juventus 1


 

Anche oggi articolo al volo sul risultato ottenuto ad Udine. La partita l'ho vista quasi tutta, ma in differita e conoscendo già il punteggio, anche se non il minuto del vantaggio. Bella Juventus, solida, non sempre pulita in attacco, infatti il risultato ci va parecchio stretto. Una sbavatura difensiva che poteva costarci qualcosa in più, ma anche in quel caso avremmo avuto a disposizione molto tempo per eventualmente ribaltare. Boga si ritrova ad essere oggi un elemento importante della rosa e speriamo che continui ad esserlo. Purtroppo Koop, nonostante la doppietta in Champions non sembra essersi mai ripreso dall'indossare la nostra maglia. Importante vittoria comunque che attualmente ci porta ancora dentro alla lotta per il quarto posto. 

sabato 14 marzo 2026

Ken Follett - Per Niente Al Mondo

 Per niente al mondo
Autore. Ken Follett
Anno: 2021
Titolo originale: Never
Pagine. 732
Voto e recensione: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
Il nuovo romanzo di Ken Follett costituirà una sorpresa per i suoi milioni di lettori. "Per niente al mondo" segna un cambio di rotta rispetto ai suoi romanzi storici. Ambientato ai giorni nostri narra di una crisi globale che minaccia di sfociare nella terza guerra mondiale, lasciando il lettore nell'incertezza fino all'ultima pagina. Più di un thriller, "Per niente al mondo" è un romanzo ricco di dettagli reali che si muove tra il cuore rovente del deserto del Sahara e le stanze inaccessibili del potere delle grandi capitali del mondo. 
 
Commento personale e recensione
Era una vita che non leggevo un romanzo di Ken Follett ed ho ripreso con questo suo romanzo un po' atipico nel genere. E' infatti concentrato sulla geopolitica ai giorni d'oggi e leggerlo proprio in questo periodo (ma se ci pensiamo ogni altro periodo che conosciamo è "particolare") in cui la Russia sta continuando la propria guerra d'invasione e sterminio contro l'Ucraina e l'asse USA - Israele ha attaccato pochi giorni fa l'Iran, lo fa essere terribilmente attuale. Follett forse non si trova però troppo a suo agio con i tempi moderni, per questo il libro funziona solo in parte a mio avviso, con le pagine migliori dedicate all'azione, mentre un po' semplicistiche quelle (moltissime) che si occupano proprio di geopolitica. In realtà l'autore fa di tutto per evidenziare che da piccole scaramucce o scelte sbagliate si possano causare guerre nucleari. Questo lo fa bene, anche se ogni decisione sembra un po' tirata per i capelli ed i disastri che ne comporta avverranno in maniera esponenziale con velocità disarmante. Non è il miglior romanzo dello scrittore ovviamente, ma i punti per riflettere sono innumerevoli, anche se tra azione e fantapolitica lo vediamo più a suo agio con la prima. La cosa buffa è che probabilmente però la seconda risulta oggi più realistica. Ci sono infatti varie storie che si intrecciano e le mie preferite restano quelle di Abdul, agente della CIA in missione in Africa, e Kiah, giovane ragazza ciadiana che cerca di emigrare illegalmente in Europa. Le altre storie sono più politiche e se da una parte sembra che tutti lavorino per non arrivare all'escalation atomica, dall'altra sembra che tutto risulta inevitabile ed alla fine non è colpa di nessuno (o di tutti). 

venerdì 13 marzo 2026

Savatage - The Wake Of Magellan

 

Artista: Savatage
Anno: 1997
Tracce: 13 + 2
Formato: CD 
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Con i Savatage il percorso nella loro discografia è uno di quelli che non si fanno per obbligo ma per piacere, e The Wake of Magellan è uno di quei punti di arrivo che aspetti con curiosità crescente. Dopo la crudezza emotiva di Handful of Rain, il 1997 porta un concept album costruito intorno a un'idea precisa: una nave senza nome che solca mari sconosciuti, un equipaggio che potrebbe essere l'umanità intera, un viaggio verso qualcosa che non viene mai definito completamente. È il tipo di concept che funziona proprio perché non spiega troppo, lascia che la musica colmi gli spazi.

Jon Oliva aveva già dimostrato con i dischi precedenti di saper pensare in grande, ma qui si percepisce una maturità compositiva ulteriore. Il disco è orchestrale senza essere pesante, drammatico senza essere retorico: un equilibrio che non è per niente scontato nel metal sinfonico di quegli anni. Zak Stevens alla voce è in splendida forma: sa quando spingere e quando trattenersi, e nei momenti più intensi del disco quella sua capacità di stare sul limite senza cadere dall'altra parte è uno degli elementi che tiene tutto in piedi.

I brani che restano di più sono quelli che sanno mescolare il peso epico con qualcosa di più intimo. The Wake of Magellan   stabilisce  le coordinate del viaggio con una tensione che non allenta mai del tutto. Another Way ha quella melodia che si deposita dentro e non se ne va. E poi c'è Anymore, il brano che più degli altri mostra la capacità dei Savatage di scrivere ballad che non scadono nel facile sentimentalismo ma mantengono una loro dignità emotiva.

giovedì 12 marzo 2026

Manowar - Hail To England

 

Artista: Manowar
Anno: 1984
Tracce: 7
Formato: CD 
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C'è una confessione da fare prima di parlare dei Manowar: non è facile ammetterlo. Sono una band sopra le righe in modo quasi imbarazzante: le pose, i testi, l'estetica tutta muscoli e spade, la retorica del metal vero contrapposto al resto del mondo. Eppure ho una buona fetta della loro discografia, e non me ne sono mai liberato. Quindi tanto vale essere onesti.

Ho scelto di iniziare da Hail to England (1984) non a caso. È uno dei loro dischi più essenziali, meno barocchi, e quello che forse meglio rappresenta il cuore di quello che i Manowar sanno fare quando smettono di posare e si mettono a suonare. Sette tracce, una mezz'ora tirata , nessun fronzolo: c'è un ritmo possente che attraversa il disco dall'inizio alla fine, un muro di suono che non cerca raffinatezza ma impatto. E l'impatto c'è, eccome.

Ross the Boss alla chitarra è preciso e tagliente, Joey DeMaio al basso costruisce un groove che è la vera spina dorsale del disco: il basso nei Manowar non è mai in secondo piano, è sempre lì a spingere, a dare peso a ogni brano. E poi c'è Eric Adams, una voce che è difficile da ignorare: potente, teatrale, capace di passare dal sussurro all'urlo con una naturalezza che in pochi possono permettersi. Su Blood of My Enemies o Each Dawn I Die fa quello che sa fare meglio: trasformare un testo che sulla carta potrebbe sembrare ridicolo in qualcosa che, mentre lo ascolti, suona sincero.

Ecco, forse è questo il punto. I Manowar funzionano perché ci credono davvero. Non c'è autoironia, non c'è distanza: quella retorica da guerrieri del metal la abitano con una convinzione totale che, paradossalmente, finisce per disarmare. È difficile ridersela sopra quando chi suona sembra davvero convinto di ogni singola nota. Hail to England è il disco che più mi ha convinto di questo: meno dilatato di altri loro lavori, più diretto, con una coerenza che regge dall'inizio alla fine.

Mi vergogno ancora un po' di ammetterlo. Ma li ascolto.

mercoledì 11 marzo 2026

Blind Guardian - The Forgotten Tales



 Artista: Blind Guardian
Anno: 1996
Tracce: 13
Formato: CD 
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Seguendo la discografia dei Blind Guardian in ordine, dopo Imaginations From The Other Side mi sono ritrovato davanti a The Forgotten Tales, e la prima reazione è stata un momento di disorientamento. Non è un album di inediti: è una raccolta di cover e brani precedentemente pubblicati solo su singoli o edizioni limitate, uscita nel 1996 come intermezzo tra due dischi importanti. Uno di quei lavori che nelle discografie occupano uno spazio strano, a metà tra il regalo ai fan e il riempitivo.

Il punto di partenza, però, era favorevole: ho sempre avuto un debole per le cover. Quando una band sceglie di reinterpretare qualcosa di altrui, si capisce molto di come pensa alla musica, cosa la muove, cosa ha ascoltato nel tempo. E i Blind Guardian in questo senso non si risparmiano: la scaletta spazia da Surfin' U.S.A. dei Beach Boys a Mr. Sandman, passando per Spread Your Wings dei Queen e The Wizard dei Black Sabbath. Già solo guardare l'elenco fa capire quanto sia volutamente spiazzante, quasi una dichiarazione d'intenti: ci piace tutto, lo facciamo a modo nostro.

E in effetti quella è la chiave per apprezzare il disco. I Blind Guardian non si limitano a eseguire le cover in modo fedele, le reinterpretano con la loro cifra stilistica, cori massicci, arrangiamenti potenti, quella teatralità che li caratterizza. Sentire Surfin' U.S.A. trasformata in power metal è un'esperienza che fa sorridere ma funziona, perché non c'è ironia gratuita: c'è genuino entusiasmo. Lo stesso vale per i brani originali inediti e le versioni alternative presenti nel disco, che mostrano la band in una veste più rilassata, meno monumentale, quasi in modalità "retroscena".

Non è il disco con cui iniziare ad ascoltare i Blind Guardian, e probabilmente nemmeno il più importante della loro carriera. Ma una volta entrati nel loro mondo (dopo Imaginations e Nightfall in Middle-Earth) ha il suo senso preciso: è la finestra sul lato più giocoso e libero di una band che di solito si muove tra epopee tolkeniane e architetture sonore elaborate. E questo, alla fine, lo rende un ascolto piacevole anche per chi, come me, si era avvicinato con qualche riserva.