giovedì 29 ottobre 2026

Targhe personalizzate

 

Dopo oltre vent’anni di promesse rimaste su carta, l’Italia compie un passo concreto verso le targhe auto su misura. Con le recenti disposizioni introdotte dal Governo e inserite nella riforma del Codice della Strada, viene finalmente fissata la cornice operativa e, soprattutto, il listino prezzi per chi desidera distinguersi nel traffico.

​Come funziona e quanto costa

​La novità prevede la facoltà di richiedere una specifica combinazione alfanumerica a fronte di una tariffa dedicata:

  • ​Auto (coppia di targhe): costo fissato a 600 euro, ripartiti tra i 500 euro spettanti all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per la produzione e 100 euro (maggiorazione del 20%) destinati al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
  • ​Moto (singola targa): tariffa complessiva di 360 euro.

​La targa resterà vincolata al telaio del veicolo immatricolato (non potrà quindi essere "portata via" su una nuova auto in caso di vendita) e il servizio diverrà pienamente operativo con i successivi decreti attuativi e l'aggiornamento dei sistemi della Motorizzazione.

​Nonostante il costo non indifferente, la personalizzazione italiana non ricalcherà la totale libertà all'americana o di altri Paesi europei. Lo schema ministeriale impone infatti il rigido rispetto della sintassi standard: due lettere, tre numeri e due lettere (es. AA 000 AA).

​Questo significa che la parte centrale deve essere tassativamente numerica, escludendo a priori sequenze che prevedono lettere nel blocco di mezzo come 20 VER 09.

​Visto che non è possibile collocare lettere nella sezione centrale per comporre l'agognato "VER", l'ambizione cede il passo al pragmatismo: i 600 euro rimarranno comodamente in tasca.


Helloween - Master Of The Rings

 

Artista: Helloween
Anno: 1994
Tracce: 11
Formato: CD
Acquista su Amazon


Con gli Helloween avevo già fatto i conti con i Blind Guardian e il power metal tedesco in generale, e prima o poi bisognava affrontare anche questa pietra miliare del genere. Master of the Rings è il disco della rinascita (per me della nascita, perché non li conoscevo prima) , e già questo lo rende interessante prima ancora di ascoltarlo.

La storia che precede il disco è quella di una band che era quasi implosa. Dopo i due Keeper of the Seven Keys degli anni Ottanta, considerati il vertice assoluto del power metal europeo, gli Helloween avevano attraversato due anni difficilissimi: Pink Bubbles Go Ape e Chameleon, i due dischi precedenti, avevano deluso i fan con una svolta stilistica non voluta, e nel mezzo erano arrivate le uscite di Michael Kiske e del batterista storico Ingo Schwichtenberg (probabilmente per il nome difficile da pronunciare e soprattutto scrivere) , quest'ultimo in gravi difficoltà personali (morirà tragicamente nel 1995). La band era allo sbando. Invece di chiudersi, scelsero di ripartire con una formazione nuova: Andi Deris alla voce, proveniente dai Pink Cream 69, band tedesca con influenze glam, e Uli Kusch alla batteria, in seguito noto per i Masterplan. Due ingressi che sembravano rischiosi, e che invece funzionarono.

Il confronto con Kiske è inevitabile e in parte ingeneroso. Deris ha un timbro completamente diverso: più scuro, più aspro, con una vena hard rock che si distanzia dal falsetto cristallino del predecessore. Non è peggio, è diverso, e col tempo quella differenza è diventata un valore aggiunto. Su Master of the Rings si sente una band che ha recuperato motivazione e direzione, con un suono più muscolare e meno levigato rispetto ai Keeper. Where the Rain Grows è il brano che meglio incarna questa rinascita: power metal diretto, ritornello potente, Deris in stato di grazia. Sole Survivor ha un'energia quasi aggressiva che gli Helloween degli anni Ottanta non avevano sempre. Perfect Gentleman è il momento più accessibile e radiofonico, quasi una concessione al mainstream che però funziona. Still We Go chiude il disco come un inno di rientro, un manifesto della band che riprende in mano la propria storia.

Non è i Keeper, e non cerca di esserlo. È un disco che riconosce il cambio di guardia senza nasconderlo, che costruisce qualcosa di diverso invece di imitare il passato. Considerato che la band era sull'orlo del collasso, è già un risultato notevole. Il resto è power metal solido, ben suonato, con una voce che ci vuole qualche ascolto per entrare ma che poi difficilmente lasci andare.

mercoledì 28 ottobre 2026

Genoa 2 - Juventus 0

 
Non è che basta vincerne una per essere tranquilli. Qui c'è da lavorare ancora tanto. La formazione cambia ancora e già nei primi dieci minuti abbiamo un atteggiamento passivo ed il Genoa passa in vantaggio al primo tiro in porta. Ancora una volta. La reazione, se c'è, è debole e confusionaria. Tanto che il nostro unico tiro in porta del primo tempo arriva al minuto 22. E poi nuovamente il buio appena cinque minuti dopo con il raddoppio dei rossoblu. Atteggiamento vomitevole e mancanze tecniche veramente preoccupanti. Nella ripresa continua la sagra dell'errore e degli orrori, sia individuali che in ogni reparto possibile. Solo nel recupero un minimo di verve. Che non può bastare. Forse sufficiente per il premio di peggior partita della stagione. 

K-PAX - Da Un Altro Mondo (2001)

 
 Regia: Iain Softley
Anno: 2001
Titolo originale: K-PAX
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon 
 Iscriviti a Prime Video
Resta aggiornato sul canale Telegram  VERonTelegram


Questo è decisamente più nelle mie corde. K-PAX l'avevo già visto in passato, e a 25 anni dall'uscita l'ho riguardato davvero volentieri. È uno di quei film che invecchiano bene, e non è un'impressione dettata dalla nostalgia. Ha ancora oggi una freschezza che molti film più recenti si sognano.

Ci sono quei film che sai già come finiscono e li rivedi lo stesso, perché non è la destinazione a contare ma il modo in cui ci arrivi. Questo è esattamente uno di quelli. Rischio di fare spoiler, lo so, ma mi sembra impossibile parlarne senza dire che la sua forza sta tutta nell'equilibrio. Il film sta in bilico tra un thriller drammatico, con tanto di psichiatra che cerca di capire chi sia davvero il suo paziente, e una favola di fantascienza che ti fa venire voglia di credere alla storia più improbabile. Non si decide mai fino in fondo da che parte stare, e proprio per questo funziona, come un gioiello che cambia colore a seconda di come lo giri alla luce.

Il merito )oltre che del soggetto ovviamente) è in gran parte di Kevin Spacey, che nei panni di Prot è calmo, gentile, spiazzante e per niente banale. È sempre stato un attore straordinario, e a me manca davvero nel cinema moderno. Gli sta accanto Jeff Bridges, che nei panni del dottor Powell fa il lavoro meno appariscente ma altrettanto difficile, quello di tenere il film coi piedi per terra mentre tutto intorno si mette a svolazzare. Funzionano bene insieme, perché i loro scambi sono il vero cuore del film. 

C'è poi un aspetto che mi ha sempre colpito. Il film sa essere commovente senza strafare, e sa essere filosofico senza prendersi troppo sul serio. Parla di cosa significhi sentirsi estranei in un mondo che non capisce chi è diverso, e lo fa con una delicatezza che non è affatto scontata. Poesia.

martedì 27 ottobre 2026

Harry, Ti Presento Sally (1989)

 
Regia: Rob Reiner
Anno: 1989
Titolo originale: When Harry Met Sally...
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
 Iscriviti a Prime Video
Resta aggiornato sul canale Telegram  VERonTelegram

 

Colpevole vostro onore. Con un ritardo di qualche secolo, ho finalmente visto Harry ti presento Sally. Prima che qualcuno mi lanci addosso una forma di pastrami, preciso a mia discolpa che il film lo conoscevo eccome, senza averlo mai visto davvero. Ne avevo sentito parlare mille volte e soprattutto conoscevo la scena, perché quella di Meg Ryan che simula l'orgasmo al ristorante è talmente epica da essere entrata nel patrimonio genetico di tutti, anche di chi non ha mai acceso un film di Rob Reiner in vita sua.

Reiner poi non è certo un regista che mi è estraneo, anzi. Ho amato molto altre sue opere, in particolare le trasposizioni di King. Misery mi ha tenuto incollato alla sedia come pochi thriller sanno fare, ma soprattutto Stand by Me, che per me è su un altro piano. Parla di ragazzini, di amicizia, di un'estate che finisce e di quella malinconia che ti resta addosso per giorni. Ecco, quando vedi che dietro a un film del genere c'è la stessa persona che ha diretto una commedia sentimentale, resti un po' spiazzato, ma in senso buono, perché capisci che il mestiere ce l'aveva davvero e che sapeva muoversi su registri molto diversi tra loro.

Così, quando mi sono deciso a recuperarlo, un po' mi sentivo come uno che va a visitare il Colosseo dopo averlo visto su cartoline, magliette e calamite del frigo per quarant'anni. Sai già com'è fatto, sai già qual è il pezzo forte, ti resta solo da capire se dal vivo ti emoziona o no.

Dirò la verità, e la dico sapendo di tirarmi addosso qualche sguardo storto: a me le commedie romantiche annoiano. Non è una posizione ideologica, non c'è nessuna crociata dietro, semplicemente non riesco a farci niente. Se poi la commedia romantica è anche leggera, leggera davvero, di quelle che scivolano via senza lasciare traccia, io comincio a guardare l'orologio dopo venti minuti. Harry ti presento Sally dura appena 95 minuti, eppure mi sono accorto di averlo fatto più di una volta.

Detto questo, sarebbe ingiusto e anche un po' stupido far finta che sia un brutto film, perché non lo è affatto. La sceneggiatura è di Nora Ephron, e i dialoghi sono scritti bene, con quel ritmo da botta e risposta che fa sembrare vera anche la conversazione più improbabile. Billy Crystal e Meg Ryan funzionano, e funzionano soprattutto insieme, con quella chimica da due che si punzecchiano senza smettere mai. Nel cast c'è anche Carrie Fisher, che ho riconosciuto con un certo piacere, essendo cresciuto con ben altre galassie. Quindi sì, il film è fatto con mestiere, con intelligenza e con una leggerezza che evidentemente è tutta voluta. La scena del ristorante, quella famosa, è girata al Katz's Delicatessen di New York, che a quanto pare ancora oggi ha un cartello appeso sopra il tavolo dove i due si sono seduti. 

Il problema, ovviamente, è mio. Ho visto un film che parla di due persone che per dodici anni si girano intorno chiedendosi se un uomo e una donna possano essere solo amici, e io mi sono ritrovato a pensare ad altro, a come sarebbe stato meglio guardare qualcosa di diverso. Questo non toglie nulla al film, ma dice parecchio sui miei gusti.

Insomma, ho rimediato, ho pagato il mio debito con la cultura popolare e posso finalmente dire di aver visto Harry ti presento Sally. Mi è piaciuto abbastanza da capire perché è rimasto nella storia, e non abbastanza da volerlo rivedere. Se amate il genere probabilmente lo adorerete ancora di più, se siete come me lo guarderete con rispetto, un certo divertimento e un orecchio già puntato sulla prossima cosa da recuperare.

domenica 25 ottobre 2026

Lecce 0 - Juventus 2

 
Siamo già arrivati al punto che con il Lecce devi vincere a tutti i costi, ma hai molti dubbi. Infatti si inizia subito col brivido rischiando di prendere gol su rinvio del portiere. È comunque la Juventus che, ovviamente, fa la partita nei primi minuti e spinge. Non mancano però i pericolo ed oggettivamente non creiamo alcunché. Il vantaggio arriva da palla inattiva con un bello schema ed il texano che torna a segnare. Poi arriva finalmente anche rete, meritata, di Douglas Luiz. Secondo tempo di confusione e senza emozioni nella prima parte: siamo fermi ed il Lecce prova a rendersi pericoloso. Noia totale, ma vittoria meritata e obbligatoria.