giovedì 21 maggio 2026

The Boys [Stagione 5]


 
Anno: 2026
Titolo originale: The Boys 
Numero episodi: 8
Stagione: 5
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Con la conclusione della quinta stagione di The Boys (stagione 1, 2, 3 e 4), cala definitivamente il sipario su una delle produzioni più iconiche, dissacranti e di successo di Amazon Prime Video. Sapere in anticipo che questo capitolo sarebbe stato l'ultimo aveva acceso nei fan, e in chi vi scrive, un’aspettativa altissima, la promessa di una resa dei conti finale epica, studiata nei minimi dettagli per far esplodere tutte le tensioni accumulate negli anni. Purtroppo, la realtà dello schermo si è rivelata profondamente diversa, trasformando quello che doveva essere il coronamento di un viaggio straordinario nella stagione più deludente in senso assoluto, un passo falso così evidente da riuscire persino nell'impresa di ridimensionare il valore emotivo e l'importanza dei capitoli precedenti.

​Guardando indietro, i limiti della sceneggiatura, che prima venivano camuffati dal ritmo e dal carisma dei personaggi, sono emersi in tutta la loro spietata chiarezza. Ci si rende conto, con un pizzico di amaro in bocca, che lo show è rimasto intrappolato per anni in un loop narrativo tanto ridondante quanto frustrante, con il gruppo di Butcher costantemente impegnato a tessere piani per abbattere un Patriota apparentemente intoccabile, fallendo puntualmente a ogni tentativo. Se questo schema ripetitivo poteva essere accettato e persino apprezzato nelle prime quattro stagioni, sorretto com'era da una reale e profonda evoluzione psicologica dei protagonisti, nell'atto finale questa giustificazione viene del tutto a mancare. La quinta stagione soffre di una scrittura pigra, costellata da buchi di trama enormi e da una costante, fastidiosa sensazione di "filler", di riempitivo purissimo creato solo per allungare il brodo e raggiungere il minutaggio stabilito, quando l'unica cosa che sarebbe servita era un'accelerazione brutale verso l'epilogo.

​A peggiorare le cose si aggiunge una gestione dei tempi e dei legami con l'universo espanso che lascia molto a desiderare. Chi ha amato e seguito con interesse lo spin-off Gen V (stagione 1 e stagione 2) si è ritrovato di fronte a una gestione frettolosa dei suoi elementi, liquidati troppo rapidamente per fare spazio a un'operazione commerciale fin troppo trasparente. La sensazione diffusa, condivisa anche da gran parte delle recensioni lette in questi giorni, è che l'attenzione degli sceneggiatori fosse tragicamente divisa tra la necessità di chiudere la storia principale e l'obbligo aziendale di inserire personaggi ed elementi utili solo a sponsorizzare e lanciare i futuri spin-off del franchise. Questa commercializzazione forzata ha sottratto spazio vitale al cuore drammatico della serie, disperdendo l'energia proprio quando la tensione avrebbe dovuto essere al culmine.

​Il paradosso più grande si consuma proprio nel tanto atteso scontro finale con Patriota. Quel momento rappresenta indubbiamente il punto più alto e memorabile dell'intera stagione, regalandoci l'immagine potentissima di un superuomo privato del suo potere divino, trasformato improvvisamente in un essere umano umile, vulnerabile e divorato dalla paura. Una scelta narrativa straordinaria, che mette a nudo l'essenza stessa della nemesi di Butcher e che avrebbe meritato di essere sviscerata, sofferta e dilatata. Invece, tutto si consuma in un lampo, una risoluzione velocissima che lascia quasi storditi per la sua rapidità e che non rende giustizia ad anni di attesa. Viene quasi da chiedersi se il tempo perso in sotto-trame inutili non potesse essere investito proprio qui, regalando una degna celebrazione a una delle figure più complesse della televisione recente. Il bilancio finale è quindi segnato dal rimpianto. Resta la gratitudine per il divertimento, la satira feroce e la straordinaria compagnia che questa serie ci ha garantito per anni, ma è impossibile non guardare a quest'ultima stagione come a un epilogo indegno, un finale sbrigativo che ha spento con troppa fretta un fuoco che avrebbe dovuto bruciare tutto.

Spoilerino:
A me sarebbe piaciuto che, esattamente ricalcando e prendendo spunto dall'iconica scena iniziale, quando Hughie tiene le mani di Starlight, lei venga travolta (magari non uccisa, ma menomata) da un altro super fuori controllo. 
Senza che questa cosa segnasse una nuova futura stagione, ma fosse comunque realistica con il fatto che il problema non era solo Patriota... 

mercoledì 20 maggio 2026

The Bang Bang Club (2010)

 
Regia: Steven Silver
Anno: 2010
Titolo originale: The Bng Bang Club
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.9)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon 
 
Film:
Con The Bang Bang Club siamo su un terreno decisamente drammatico e concreto, toccando una pagina di storia recente complessa e dolorosa come la fine dell'apartheid in Sudafrica nei primi anni novanta. Il film sceglie di raccontare quelle violenze brutali attraverso gli occhi e gli obiettivi di quattro fotoreporter realmente esistiti, la cui missione quotidiana era documentare una realtà che il mondo non poteva e non doveva ignorare. Il contesto storico è ricostruito con grande impatto visivo, e la pellicola riesce a trasmettere tutta la tensione e il pericolo costante di un paese sull'orlo di una guerra civile interna. I protagonisti però spiegano sommariamente cosa sta succedendo, quindi se si è dei poveri ignoranti europei, bisogna fare qualche sforzo per comprendere chi è contro chi è perchè.
​Il vero fulcro dell'opera, però, non è solo la cronaca politica, ma il dilemma etico profondo che logora i protagonisti dal di dentro. Il contrasto tra l'adrenalina dello scatto perfetto e l'orrore della sofferenza umana che si consuma a pochi centimetri dall'obiettivo è il tema più forte e riuscito del film. C'è una domanda morale costante che fluttua tra un fotogramma e l'altro: fino a che punto è lecito spingersi per documentare la storia? Quando il dovere di testimoniare deve cedere il passo all'empatia e all'intervento umano? Questa dinamica psicologica, unita al peso  emotivo che i protagonisti si portano dietro, rappresenta la parte migliore della pellicola.
​Tuttavia, nonostante l'intensità delle tematiche e la bravura del cast nel restituire il senso di cameratismo e autodistruzione di questo gruppo di amici, il film soffre a tratti di una narrazione un po' convenzionale. A volte la sceneggiatura cede alla tentazione di spettacolarizzare il dolore o di scivolare nei cliché del dramma biografico, smussando quegli angoli più complessi e sporchi che una storia del genere avrebbe meritato. Resta comunque un'opera intensa e necessaria per riflettere sul ruolo del giornalismo di guerra e sul costo umano, spesso altissimo, che si nasconde dietro a una fotografia rimasta nella storia.

Edizione: bluray
Classica amaray, traccia italiana in DTS HD MA multicanale e come extra:
  • Trailer 

Megadeth - Peace Sells... But Who's Buying?

 

Artista: Megadeth
Anno: 1986
Tracce: 8 + 4
Formato: CD 
Acquista su Amazon




Con i Megadeth il punto di partenza era stato Countdown to Extinction, il disco che me li aveva fatti conoscere e apprezzare, con quella fluidità metallica che non ti aspetti da una band con questa reputazione. Da lì, come spesso faccio, sono andato a ritroso. Peace Sells... but Who's Buying?  del 1986 è un'altra cosa rispetto a Countdown: più grezzo, più aggressivo, meno levigato, ma si capisce subito da dove venisse quella band.

Il contesto lo si conosce: Dave Mustaine era stato "cacciato" dai Metallica nel 1983, e i Megadeth erano nati in buona parte da quella rabbia. Non è un dettaglio biografico trascurabile e lo si sente nel suono, nella velocità, in un'aggressività che non fa prigionieri. Peace Sells è il secondo album, quello che li consacra definitivamente: probabilmente più maturo dell'esordio ma ancora sporco al punto giusto, con una produzione che non cerca di ammorbidire niente.

Il basso di apertura di Wake Up Dead è uno di quegli incipit che si ricordano con quattro note e il disco è già partito a velocità di crociera. The Conjuring è il brano più brutale, thrash puro e senza mediazioni. La title track Peace Sells è il pezzo che li ha resi famosi al grande pubblico grazie al riff iconico, testo politico cinico e sarcastico, un ritornello che è rimasto nella storia del metal. Devil's Island e My Last Words chiudono il disco senza abbassare mai il livello.

Mustaine alla chitarra è in stato di grazia, davvero tecnico, veloce, con quel gusto per le melodie acide che è il suo marchio di fabbrica. Rispetto a Countdown to Extinction manca la fluidità cinematografica che mi aveva colpito di più, ma c'è qualcosa di più diretto e viscerale che funziona a modo suo. Un passo indietro nel tempo necessario per capire meglio da dove venissero.

domenica 17 maggio 2026

Monte Macina dal Rifugio Puliti

 
Il Monte Macina dallo schienale dell'Asino è una delle escursioni top sulle Alpi Apuane. Perchè le rifaccio anche se le ho già fatte? Non c'è una risposta semplice, o forse è talmente semplice, che non necessita di spiegazioni. E' come quando si va al mare più volte a settimana o ordiniamo più volte la pizza con il salamino, anche se la alterniamo ad altri cibi. Lo facciamo perchè ci piace, ci ispira, non è mai la stessa cosa che si ripete. E' sempre una novità, una sfida, un'apertura sull'orizzonte, un guardare oltre nuvole, un godere nuovo di emozioni ed adrenalina. Non sempre si riesce ad esprimerle bene, ma ci sono. Anche se dentro ad una parete di roccia. Oggi partiamo dal Rifugio Puliti, dopo un'ottima cena ed aver dormito tutti insieme nella camerata comune. Colazione e partenza subito con la classica pettata. Poi tratti esposti, roccia, il vuoto a destra, a sinistra, sotto. Infine la risalita verso la cima, avvolti dalle nuvole che subentrano al sole caldo della giornata. La discesa verso  il Passo Sella ed il ritorno alla base, per un'ennesima escursione che ti riempie. 
 

sabato 16 maggio 2026

Monte Altissimo da Arni

 
Andare sul Monte Altissimo è praticamente un mio marchio di fabbrica. In ogni situazione meteo, in ogni periodo dell'anno con ogni meteo, da più vie. Ma ogni volta mi riempie lo sguardo. È tra le escursioni Apuane più complete. Tutto racchiuso in pochi chilometri: dislivello panorami, roccia, bosco, tecnica e discesa. Così quando si è presentata l'opportunità di partire da Arni, con addirittura notte al rifugio Puliti e secondo giorno con nuova escursione, non ho battuto ciglio. C'era poi la possibilità di staccare un attimo e salire sui miei monti. Tutto perfetto. 

Album fotografico Monte Altissimo da Arni 

giovedì 14 maggio 2026

976 - Chiamata Per Il Diavolo (1988)

 
Regia: Robert Englund
Anno: 1988
Titolo originale: 976-EVIL
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (5.1)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon 
 
Film:
 ​Il termine cult viene spesso usato come un paracadute di salvataggio per nobilitare pellicole horror datate o di bassa lega, quasi a voler giustificare con la nostalgia dei difetti altrimenti imperdonabili. Tuttavia, nel caso di 976 - Chiamata per il diavolo, l'etichetta sembra davvero fuori luogo. Ci troviamo davanti a un classico horror adolescenziale di serie B che non riesce mai a decollare, nonostante un'idea di partenza che poteva anche prestarsi a qualche spunto interessante legato alla tecnologia del tempo. Il film fa acqua praticamente da ogni lato: la recitazione è piatta, il ritmo è incerto e la tensione, che dovrebbe essere l’anima di un'opera del genere, è quasi del tutto assente.
​L’unica vera ragione per cui oggi si continua a citare questo titolo è legata esclusivamente al nome dietro la macchina da presa, ovvero Robert Englund. È stato il suo esordio alla regia e, di fatto, è rimasto il suo unico vero tentativo in questo senso, se si esclude qualche piccola incursione televisiva. Viene naturale pensare che ci sia un motivo preciso per questa carriera mai decollata dietro le quinte. Nonostante Englund sia un'icona assoluta del genere grazie al suo leggendario Freddy Krueger, dirigere un film richiede una visione d'insieme che qui sembra mancare del tutto. Se da un lato l'esperienza sul set di Nightmare gli ha dato dimestichezza con gli effetti speciali e le atmosfere cupe, dall'altro non è bastata a dare sostanza a una sceneggiatura debole che si perde in stereotipi e situazioni poco coinvolgenti. Alla fine della visione, resta la sensazione di un prodotto nato sull'onda del successo dell'horror anni Ottanta, ma privo di quella scintilla o di quel guizzo artistico necessari per farlo uscire dal dimenticatoio, se non come curiosità per i completisti della filmografia di Englund.
 
Edizione: DVD 
Qui abbiamo la traccia audio italiana in multicanale e come extra:
  • Versione estesa (1 ora e 40 minuti vs 1  e 28 minuti della standard)
  • Trailer