lunedì 2 novembre 2026

Testaroli e testi

 

Novembre, pieno autunno, e sembra arrivato anche qui. Di solito lo associo alle castagne, di cui però non vado matto, e ultimamente anche alle zucche, più che altro per un discorso folkloristico. Oggi invece mi sono venuti in mente in maniera piuttosto decisa i testaroli, tipici della Lunigiana. Magari non c'entrano granché con l'autunno e vanno bene in ogni stagione. Mia mamma li conosce da tempo, ce li portavano degli amici di famiglia, già prima che si trovassero nei reparti forno della Coop o della Conad, e ovviamente li condiva col pesto. Una volta, durante uno dei miei weekend sui monti in Lunigiana, ho avuto anche il piacere di mangiarne di appena fatti in casa, cotti nel tipico testo in ghisa. Lascio adesso la parola a VIKI per saperne di più su storia, ingredienti, preparazione e sui testi in ghisa.

... Eccomi, e grazie per la parola. Parto dalla storia, che è un po' una nebbia: l'origine è incerta, si dice che i testaroli risalgano all'epoca romana, quando probabilmente al posto del grano si usava il farro. Qualcuno li considera addirittura la pasta più antica che esista, e circola anche la leggenda di una nobildonna romana che li fece servire a un banchetto di beneficenza. Sul fatto che siano un piatto povero e contadino, invece, ci sono pochi dubbi. Oggi sono presidio Slow Food (quello del testarolo artigianale di Pontremoli) e a Pontremoli e a Bagnone si contendono ancora il primato, con ogni paese della Lunigiana che giura di avere la versione giusta.

Gli ingredienti sono quasi offensivi da quanto sono pochi: farina di grano, acqua e sale. Si fa una pastella fluida, senza grumi, e la si lascia riposare un poco. Poi arriva la parte bella. La pastella si cola sul testo rovente, dove nella ricetta tradizionale si butta prima una manciata di sale grosso, si copre con il coperchio e si lascia cuocere pochi minuti. Ne esce un disco sottile, grande più o meno quanto un piatto da pizza, anzi un po' di più (quelli artigianali vanno dai 35 ai 45 centimetri), con una consistenza tra la crêpe e la spugna.

Ma non è finita lì, perché il disco va tagliato a rombi, o losanghe se preferite fare i fini, e rinvenuto in acqua salata molto calda per due o tre minuti. Il consiglio che ho trovato in giro è di spegnere il fuoco appena l'acqua sobbolle, perché se bolle forte i rombi si rompono. Poi si scolano piano e si condiscono. Il pesto alla ligure è la scelta moderna e più diffusa, ma quello di un tempo era più semplice: formaggio (parmigiano o pecorino), basilico tritato finissimo e olio. Va benissimo anche solo olio buono e formaggio, oppure la salsa di noci, che a quanto dicono i puristi non vuole la panna.

Sapete poi cosa ho scoperto? Quelli che si trovano nei supermercati sono spesso cotti su lastre di acciaio senza coperchio, mentre quelli artigianali cuociono davvero nel testo. E qui vengo al protagonista. Il testo è una specie di forno portatile in due pezzi, il sottano che sta sotto e il soprano che fa da coperchio. Un tempo era di terracotta, oggi di ghisa. Si scalda sul fuoco di legna, si cola la pastella nel sottano, si copre con il soprano e a volte ci si mette sopra anche la brace. Ci si cuociono anche altre cose, come la torta d'erbi e l'agnello con le patate, e per non far attaccare la torta c'era chi usava le foglie di castagno al posto della carta da forno. Le castagne alla fine tornano comunque fuori.

Riguardo ai testi metto il link del primo produttore che mi è uscito su Google (ce ne sono altri, non me ne vogliano): Lumachelli Pietro e Figli 

Veniamo alla domanda pratica: dentro o fuori? Il camino è proprio il suo ambiente d'origine, quindi se ne avete uno che tira bene e un bel letto di brace, è il posto più tradizionale che ci sia. Il barbecue a carbonella, all'aperto, funziona con la stessa logica (fuoco sotto e brace sopra), basta sistemarlo su un appoggio stabile. Quello che invece non farei mai è accendere la carbonella dentro casa, per il monossido di carbonio, e il fatto che il testo sia tradizionale non cambia niente. Sul piano a induzione la ghisa in teoria funziona perché è ferromagnetica, ma un testo vero è grosso e pesante e non l'ho trovato indicato in nessuna fonte per quell'uso, quindi lì non mi fiderei. Che sia sul camino o sulla brace, serve comunque un bel paio di guanti spessi, perché pesa e scotta parecchio. E poi, come ogni ghisa, va asciugata bene e unta leggermente dopo l'uso.

Io intanto una cosa l'ho capita: dopo tutta questa storia, anche a me sarebbe venuta voglia di un piatto di testaroli al pesto. Torno a te, Jack.

domenica 1 novembre 2026

Juventus 2 - Napoli 0

 
Almeno con il Napoli di Allegri... Se non ricordo male per un paio di anni sono stati nostri antagonisti per la corsa Scudetto, mentre oggi faticano, anche se non come noi visto che facciamo più schifo. Ad ogni modo partiamo un po' più aggressivi, prendiamo pure un palo, ma non mancano le azioni pericolose del Napoli. Ai punti nel primo tempo vinciamo noi, ma a calcio i punti non esistono. Nel secondo tempo sembra che le cose peggiorino, anche se il Giostraio di Sarajevo tira fuori dal cilindro un tiro incredibile per la rete del vantaggio. Ed il raddoppio arriva, simile per bellezza, con il suo sostituito Boga. 

Monte Fiocca, Alpi Apuane

 
Generalmente e ciclicamente il Monte Fiocca, per un motivo o per l'altro, mi era sempre rimasto indietro. Dietro al Macina, davanti al Sumbra e sulla via del Sella, non c'era mai stato verso di affrontarlo. Oggi è stato il giorno però, ci son voluti Tutti i Santi, anche se ci son messe di mezzo le intemperie di ogni tipo: pioggia, vento, neve e grandine. A un certo punto è uscito pure il sole, ma in maniera troppo timida per essere ringtazuato. Comunque partiamo da Arni, frazione che non nutre le mie simpatie, salendo per la monorotaia verso il rifugio Puliti (loro invece sono simpatici). Da qui, come se la pettata iniziale fosse solo uno spuntino, iniziamo l'ascesa nel bosco verso lo Schienale dell'Asino. Sebbene lo abbia già fatto più volte è una cresta che presenta molte insidie e non va mai sottovalutata, soprattutto anche quando ci si sente esperti. Inoltre il forte vento che ci spingeva verso l'esterno era da tenere sempre in considerazione. Ci dirigiamo poi verso Passo Sella, dove riposiamo e da qui inizia l'avvicinamento alla vetta del Fiocca facendo la cresta integrale. La definirei abbastanza impegnativa e tecnica in almeno tre passeggi. Qui ci hanno dato il benvenuto diverse raffiche di neve e nevischio, che però di positivo hanno che non bagnano la roccia come la pioggia. Scendiamo poi seguendo la cresta opposta ed entriamo nel suggestivo bosco del Fato Nero, con un color ruggine autunnale veramente splendido. Le difficoltà non terminano qui per ci ritroviamo nuovamente esposti a pioggia, neve e grandine che si alternano per la discesa veramente ripida che in oltre un'ora ci riporta ad Arni. Giornata campale.

Album fotografico Monte Fiocca, Alpi Apuane 

sabato 31 ottobre 2026

Old (2021)

 "Theatrical release poster": A young woman at the beach, sitting close to the shore, touches her wrinkly left leg, peeling off the skin to reveal a decomposing skeleton. Underneath her is the tagline: "It's only a matter of time".
Regia: M. Night Shyamalan
Anno: 2021
Titolo originale: Old
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (5.8)
Pagina di I Check Movies
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C'è una spiaggia dove il tempo sembra aver deciso di recuperare tutto quello che ci siamo persi. Un luogo isolato, circondato da pareti rocciose, dove il mare è tranquillo e il sole illumina una giornata apparentemente perfetta. Ma basta poco perché quella che doveva essere una piacevole vacanza si trasformi in qualcosa di decisamente più inquietante. Perché su quella spiaggia il tempo scorre in maniera diversa. E quando te ne accorgi, potrebbe essere già troppo tardi. 
Con Old, M. Night Shyamalan parte da un'idea intrigante, di quelle che riescono a catturare immediatamente l'attenzione. L'invecchiamento accelerato è un concetto che si presta a parecchie riflessioni, oltre che a situazioni potenzialmente terrificanti. Il regista costruisce un'atmosfera misteriosa, quasi claustrofobica, nonostante l'ambientazione sia una spiaggia aperta e apparentemente paradisiaca. E proprio questo contrasto funziona piuttosto bene. La sensazione di essere intrappolati in un luogo dal quale non si può fuggire, mentre il proprio corpo corre incontro alla vecchiaia, è qualcosa che mette a disagio. 
L'ambientazione mi ha ricordato anche un po' Lost. Non tanto per una vera e propria somiglianza narrativa, quanto per quella sensazione di trovarsi in un luogo isolato, dove le regole sembrano essere diverse da quelle del mondo conosciuto e ogni tentativo di capire cosa stia succedendo porta ad altre domande. Un mistero che, almeno inizialmente, riesce a mantenere alta la curiosità. Il problema, però, è che l'idea di partenza non viene sviluppata con un equilibrio altrettanto convincente. Il concetto dell'invecchiamento accelerato mi sembra gestito in maniera piuttosto discontinua. Nei bambini il fenomeno appare immediatamente accentuato, con cambiamenti fisici e comportamentali che si susseguono a una velocità impressionante. Negli adulti, invece, sembra quasi che il processo venga messo da parte per buona parte del film, salvo poi recuperare terreno soprattutto nella fase finale. Una differenza che rende meno credibile il meccanismo complessivo, anche all'interno delle regole che il film stesso si è dato. E poi c'è una questione ancora più problematica: gli atteggiamenti dei bambini. Se pensiamo che sulla spiaggia trascorre soltanto una giornata, alcuni comportamenti risultano davvero difficili da accettare. Non si tratta soltanto di quanto velocemente crescano fisicamente o mentalmente, ma anche di come possano acquisire determinate consapevolezze e reagire a situazioni tanto estreme. L'esperienza non si accumula semplicemente perché il corpo o il cervello invecchiano. Eppure, in certi momenti, sembra che i personaggi abbiano vissuto anni di esperienze che in realtà non hanno avuto il tempo di maturare. 
La seconda parte è quella che mi convince meno. Alcune teorie e spiegazioni vengono introdotte con una certa fretta, quasi fossero necessarie per far avanzare la storia, ma senza essere realmente approfondite. Capisco che la durata di una pellicola imponga dei limiti e che non tutto possa essere spiegato nel dettaglio. Tuttavia, su una spiaggia neanche tanto grande, accadono davvero troppe cose. Gli eventi si accumulano, le situazioni si susseguono e il film sembra perdere progressivamente quella capacità di costruire il mistero con calma che aveva caratterizzato l'inizio. Il finale, tutto sommato, ci può stare. Shyamalan prova a dare una spiegazione a quanto accaduto, inserendo una sorta di chiave di lettura che permette di ricomporre almeno una parte del puzzle. Non è una soluzione che mi dispiace, e apprezzo il tentativo di dare un senso agli eventi. Peccato che, arrivati a quel punto, restino diversi passaggi della trama che avrebbero meritato maggiore attenzione. Alcuni sono semplicemente troppo leggeri per reggere il peso di una storia che vorrebbe essere tanto complessa. Old resta quindi un film con una buona idea e un'ambientazione decisamente riuscita, capace di creare curiosità e inquietudine. Ma una buona premessa non basta sempre a sostenere un'intera pellicola. La prima parte funziona, il mistero incuriosisce e il finale prova a chiudere il cerchio. Nel mezzo, però, lo sviluppo perde equilibrio, lasciando parecchie perplessità. Una di quelle occasioni in cui si esce dal film pensando che, con una sceneggiatura più solida e qualche passaggio sviluppato meglio, si sarebbe potuto ottenere qualcosa di decisamente più interessante. 

giovedì 29 ottobre 2026

Targhe personalizzate

 

Dopo oltre vent’anni di promesse rimaste su carta, l’Italia compie un passo concreto verso le targhe auto su misura. Con le recenti disposizioni introdotte dal Governo e inserite nella riforma del Codice della Strada, viene finalmente fissata la cornice operativa e, soprattutto, il listino prezzi per chi desidera distinguersi nel traffico.

​Come funziona e quanto costa

​La novità prevede la facoltà di richiedere una specifica combinazione alfanumerica a fronte di una tariffa dedicata:

  • ​Auto (coppia di targhe): costo fissato a 600 euro, ripartiti tra i 500 euro spettanti all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per la produzione e 100 euro (maggiorazione del 20%) destinati al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
  • ​Moto (singola targa): tariffa complessiva di 360 euro.

​La targa resterà vincolata al telaio del veicolo immatricolato (non potrà quindi essere "portata via" su una nuova auto in caso di vendita) e il servizio diverrà pienamente operativo con i successivi decreti attuativi e l'aggiornamento dei sistemi della Motorizzazione.

​Nonostante il costo non indifferente, la personalizzazione italiana non ricalcherà la totale libertà all'americana o di altri Paesi europei. Lo schema ministeriale impone infatti il rigido rispetto della sintassi standard: due lettere, tre numeri e due lettere (es. AA 000 AA).

​Questo significa che la parte centrale deve essere tassativamente numerica, escludendo a priori sequenze che prevedono lettere nel blocco di mezzo come 20 VER 09.

​Visto che non è possibile collocare lettere nella sezione centrale per comporre l'agognato "VER", l'ambizione cede il passo al pragmatismo: i 600 euro rimarranno comodamente in tasca.


Helloween - Master Of The Rings

 

Artista: Helloween
Anno: 1994
Tracce: 11
Formato: CD
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Con gli Helloween avevo già fatto i conti con i Blind Guardian e il power metal tedesco in generale, e prima o poi bisognava affrontare anche questa pietra miliare del genere. Master of the Rings è il disco della rinascita (per me della nascita, perché non li conoscevo prima) , e già questo lo rende interessante prima ancora di ascoltarlo.

La storia che precede il disco è quella di una band che era quasi implosa. Dopo i due Keeper of the Seven Keys degli anni Ottanta, considerati il vertice assoluto del power metal europeo, gli Helloween avevano attraversato due anni difficilissimi: Pink Bubbles Go Ape e Chameleon, i due dischi precedenti, avevano deluso i fan con una svolta stilistica non voluta, e nel mezzo erano arrivate le uscite di Michael Kiske e del batterista storico Ingo Schwichtenberg (probabilmente per il nome difficile da pronunciare e soprattutto scrivere) , quest'ultimo in gravi difficoltà personali (morirà tragicamente nel 1995). La band era allo sbando. Invece di chiudersi, scelsero di ripartire con una formazione nuova: Andi Deris alla voce, proveniente dai Pink Cream 69, band tedesca con influenze glam, e Uli Kusch alla batteria, in seguito noto per i Masterplan. Due ingressi che sembravano rischiosi, e che invece funzionarono.

Il confronto con Kiske è inevitabile e in parte ingeneroso. Deris ha un timbro completamente diverso: più scuro, più aspro, con una vena hard rock che si distanzia dal falsetto cristallino del predecessore. Non è peggio, è diverso, e col tempo quella differenza è diventata un valore aggiunto. Su Master of the Rings si sente una band che ha recuperato motivazione e direzione, con un suono più muscolare e meno levigato rispetto ai Keeper. Where the Rain Grows è il brano che meglio incarna questa rinascita: power metal diretto, ritornello potente, Deris in stato di grazia. Sole Survivor ha un'energia quasi aggressiva che gli Helloween degli anni Ottanta non avevano sempre. Perfect Gentleman è il momento più accessibile e radiofonico, quasi una concessione al mainstream che però funziona. Still We Go chiude il disco come un inno di rientro, un manifesto della band che riprende in mano la propria storia.

Non è i Keeper, e non cerca di esserlo. È un disco che riconosce il cambio di guardia senza nasconderlo, che costruisce qualcosa di diverso invece di imitare il passato. Considerato che la band era sull'orlo del collasso, è già un risultato notevole. Il resto è power metal solido, ben suonato, con una voce che ci vuole qualche ascolto per entrare ma che poi difficilmente lasci andare.