Piccolo manuale dell’alchimista da salotto: come fabbricare un gin su misura (e fare bella figura)
C’è stato un momento preciso nella storia recente in cui regalare una bottiglia di vino ha smesso di essere originale, la borra ha iniziato a divenire troppo dozzinale e altri prodotti alcolici, troppo casuali. Per evitare questa tragica deriva esistenziale con un’amica, ho deciso di scavalcare la mediazione commerciale e improvvisarmi maestro distillatore grazie ai prodigi dell'internet e di piattaforme come Iltuogin.
Il risultato? Una pozione alcolica su misura con un profilo aromatico che punta dritto a spezie decise, sferzate agrumate e un tocco balsamico di sottobosco. Niente fronzoli floreali o dolcezze stucchevoli: roba per palati svegli.
Se per puro spirito d’avventura voleste replicare la formula tra le mura domestiche tramite macerazione (compound gin, o per gli amici: "alcol da farmacia e botaniche a mollo"), ecco il grimorio botanico, le proporzioni e le fonti di approvvigionamento per 1 litro di spirito.
La Dispensa Botanica: Cosa, Quanto e Dove
- Ginepro comune (Juniperus communis) – 30 g La base indiscutibile. Senza di lui non è gin, è solo un intruglio alcolico dal destino incerto. È un arbusto sempreverde spontaneo delle nostre zone mediterranee e delle scarpate assolate; in alternativa, si recupera in qualunque erboristeria ben fornita. Servono le galbule (le tipiche "bacche" blu-violacee), leggermente schiacciate per liberare la carica resinosa e balsamica.
- Limone (Citrus limon) – 4-5 g (solo scorza essiccata, rigorosamente senza albedo bianco) La lama agrumata. Albero da frutto coltivato ovunque batta il sole (specie al Sud e lungo le coste). Basta un agrume biologico non trattato, un pelapatate affilato e zero parte bianca interna, altrimenti l'amaro prende il sopravvento e addio freschezza.
- Chinotto (Citrus myrtifolia) – 2,5 g (scorza essiccata) L'amaro nobile. Piccolo albero da frutto tipico della riviera ligure (Savona docet) e del Sud Italia. Reperibile essiccato online o presso speziali specializzati. Dà quella nota agrumata complessa, a metà strada tra l'arancia amara e il retrogusto di una gassosa d'altri tempi.
- Coriandolo (Coriandrum sativum) – 8 g (semi essiccati) Il pilastro speziato. Pianta erbacea annuale originaria del bacino del Mediterraneo. I semi tondi si trovano facilmente in erboristeria, nei negozi etnici o nella corsia spezie di un supermercato degno di questo nome. Non temete il famigerato "sapore di sapone" delle foglie fresche: i semi essiccati rilasciano note calde, legnose e sorprendentemente agrumate.
- Pepe nero (Piper nigrum) – 1,5 g (grani interi, appena pestati) Il graffio sul fondo. Pianta rampicante originaria dell'India, reperibile ovunque. Basta non esagerare: un grano di troppo e il gin passa da "distillato raffinato" a "marinatura per una fiorentina".
- Timo (Thymus vulgaris) – 0,5 g (foglioline essiccate) Il soffio balsamico. Piccolo arbusto perenne aromatico diffusissimo nella macchia mediterranea, tra rocce e sentieri aridi, oppure comodamente coltivabile in vaso sul balcone. Una presenza discreta, appena sussurrata, per legare il ginepro e chiudere il cerchio erbaceo.
La Formula (ovvero: Come non avvelenare gli ospiti)
- La base alcolica: Procuratevi 1 litro di alcol buongusto a 95° o, per fare prima senza calcoli da chimico per la diluizione, una vodka neutra da grano di buona qualità (40-43% vol.).
- Il primo turno (24 ore): Mettete in infusione in un vaso di vetro a chiusura ermetica l’alcol e il ginepro leggermente pestato. Lasciate riposare al buio.
- Il secondo turno (12-18 ore): Aggiungete tutte le altre botaniche (coriandolo, scorze di limone e chinotto, pepe nero e timo). Non prolungate oltre questo tempo: le scorze e le spezie rilasciano aromi molto in fretta e rischiano di coprire tutto.
- Il filtraggio: Filtrate prima con un colino a maglie fitte e poi con un filtro di carta da caffè per eliminare ogni residuo e torbidità.
- Il riposo: Se avete usato alcol puro, diluite con acqua oligominerale a basso residuo fisso fino a scendere intorno ai 42-43° vol. Fate riposare la bottiglia sigillata per un paio di settimane prima di servirla.
Se poi preferite evitare di trasformare la cucina in un laboratorio clandestino del Proibizionismo, far fare il lavoro sporco ai distillatori professionisti resta una mossa di insospettabile saggezza diplomatica. Il regalo è fatto, la faccia è salva e il bicchiere è pieno. Avendo tutti i prodotti in orto, giardino, serra e balcone, ovviamente ho fatto da me. L'etichetta invece l'ho fatta disegnare a VIKI



