venerdì 31 luglio 2026

The Handmaid's Tale [Stagione 3]

  

Titolo originale: The Handmaid's Tale
Anno: 2019
Episodi: 13
Stagione: 3
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Finita anche la terza stagione di The Handmaid's Tale, e ormai devo ammetterlo: ci sono rimasto sotto. Non riesco più a farne a meno, e ogni volta che chiudo un episodio mi ritrovo già a pensare al prossimo. È evidente che June resti in scena (o meglio in Gilead) per pura volontà di sceneggiatura, per allungare la storia oltre i confini naturali che il romanzo le aveva dato, eppure nonostante questa consapevolezza tutto prende una piega talmente accattivante da farmi passare sopra volentieri all'espediente narrativo.

Non si abbassa affatto l'asticella della pesantezza. Le violenze fisiche e psicologiche continuano a scorrere senza sconti, così come il senso di oppressione claustrofobica generato dal regime teocratico. Se nelle prime due stagioni c'era ancora spazio per un minimo di respiro tra un episodio e l'altro, qui la tensione resta costante, quasi soffocante, e proprio per questo funziona: non permette mai allo spettatore di abituarsi troppo a Gilead, di considerarlo normale.

Per mio puro piacere personale, quello di scoprire pian piano sempre più dettagli sul mondo che circonda la vicenda, questa stagione è stata generosa. Emergono nuovi indizi su Gilead, sul Canada che accoglie i profughi e fa da base per la resistenza, e persino su cosa resti effettivamente degli Stati Uniti dopo il collasso. Ho pure fatto una foto a una cartina geopolitica visibile per pochi secondi durante una scena, di quelle immagini che se ti distrai un attimo ti perdi per sempre. E in effetti non sono l'unico ad averla notata: la produzione stessa, proprio in coincidenza con questa terza stagione, aveva condiviso una mappa ufficiale dei territori contesi di Gilead, la stessa che si può intravedere fuori fuoco anche in una scena  nello studio di un Comandante. Serve proprio a dare finalmente una collocazione più precisa a questo mondo, con la parte orientale degli Stati Uniti sotto il controllo diretto di Gilead, ampie zone del Midwest e del Sud ancora terreno di scontro attivo tra le forze del regime e quel che resta dell'esercito americano, e sacche di resistenza organizzata nel New England, oltre naturalmente al governo legittimo rifugiato in Alaska.

La figura di June mi piace, anche se percepisco che stia evolvendo forse un po' troppo nella direzione dell'eroina, quasi un simbolo vivente della resistenza più che una donna reale alle prese con scelte impossibili. Ma può darsi che quello che leggo come spavalderia sia in realtà dettato da pura disperazione, dal non avere più nulla da perdere dopo tutto quello che le è stato tolto. È una lettura che mi convince più della prima, a pensarci bene: chi ha visto morire davanti a sé le persone che ama e ha perso ogni certezza sul futuro delle proprie figlie smette a un certo punto di calcolare il rischio nel modo in cui lo farebbe una persona con ancora qualcosa da salvaguardare. Nonostante appunto una spinta nel rimanere sia dettata dalla volontà (disperata) di portare via anche Annah.. 



giovedì 30 luglio 2026

I Dominatori Dell'Universo (1987)

 

Regia. Gary Goddard
Anno: 1987
Titolo originale: Masters Of The Universe
Voto e recensione: 3/10
Pagina di IMDB (5.4)
Pagina di I Check Movies
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Mi sono finalmente visto quello "originale" del 1987. Non mi ci ero mai avvicinato, meno male perché probabilmente mi avrebbe traumatizzato la crescita, e ne ho approfittato adesso perché su Prime Video lo tolgono dal catalogo proprio domani sera. Decisamente indegno rispetto a quello del 2026 di cui ho scritto qualche giorno fa, che come sappiamo non è certo un capolavoro. Ma il suo lo fa. Questo del 1987 invece risente troppo di un budget inadeguato, ventidue milioni di dollari che al botteghino ne sono tornati indietro appena diciassette, e di una produzione fin troppo casereccia, diretta da Gary Goddard con Dolph Lundgren nei panni di He-Man e Frank Langella sotto la maschera di Skeletor.

La sceneggiatura non risulta per niente vicina ai personaggi; sono davvero pochi quelli della linea Mattel messi in scena, con una serie di libertà esagerate. He-Man usa più i fucili laser che la spada, quasi tutto si svolge sulla Terra invece che su Eternia, molte situazioni sembrano scopiazzate addirittura da Star Wars, i dialoghi fanno pena. Anche Courteney Cox, anni prima di diventare Monica di Friends, non riesce a salvare granché in un ruolo così scritto male.

Insomma davvero evitabile, se non fosse per la curiosità storica  e per il fascino un po' involontario di certe scelte tanto naif quanto sincere. Ma tra i due film, se dovessi consigliarne uno solo, la scelta è scontata.

mercoledì 29 luglio 2026

Masters Of The Universe (2026)

 

Regia: Travis Knight
Anno: 2026
Titolo originale: Masters Of The Universe
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.6)
Pagina di I Check Movies
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Sono un figlio degli anni Ottanta, quindi per me gli Imén, mica li chiamavo Masters, erano un vero cult. Avevo quasi tutti i personaggi in action figure, castello di Grayskull compreso (ne avevo pure parlato tempo fa in un articolo sui giochi dell'infanzia). Guardavo i cartoni e leggevo i mini fumetti a corredo delle confezioni. I miei preferiti erano sempre i cattivi, anche se poi nei giochi di fantasia in camera mia non c'erano vere fazioni, tutti quanti, Skeletor compreso lottavano per un unico obiettivo: farmi divertire per un pomeriggio intero.

Torniamo al film però. Ho passato abbondantemente i quaranta, quindi non mi è venuta voglia di gridare "per il potere di Grayskuuuull" davanti allo schermo, ma la visione è stata comunque piacevole. L'effetto nostalgia ha avuto la meglio sugli aspetti negativi che un film del genere può portarsi dietro. 

È una boiata? Senza dubbio. Ma fatta bene. Simpatica, forse un po' troppo calcata in alcune gag, ma strizza l'occhio a una trama volutamente puerile in cui puoi riconoscere praticamente tutti i personaggi della serie originale. Qui He-Man è un po' troppo legato al lato bonaccione di Adam, però ci sta che si sia voluto sviluppare un solo protagonista invece di disperdersi su due identità. Un po' dubbioso sulle parti ambientate nel mondo reale, che fortunatamente sono poche, mentre ho apprezzato il bombardamento di CGI nella parte fantasy e fantascientifica di Eternia. Anche i costumi sono coerenti e pure come vengono rappresentati i vari coprotagonisti. Secondo me il lavoro è stato abbastanza epico su questo lato, cattivi in primis.

Colonna sonora cool, che sa quando calcare la mano epica e quando lasciar respirare le scene più leggere. E che altro dire: lo consiglio a chi vuole sorridere per due ore con la piena consapevolezza di guardare un film che probabilmente non dirà ai quattro venti di aver apprezzato.

martedì 28 luglio 2026

Marilyn Manson - Smells Like Children

 

Artista: Marilyn Manson
Anno: 1995
Tracce: 16
Formato: CD 
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Con Marilyn Manson ero parecchio titubante. Il personaggio, ancora prima della musica, era costruito apposta per spaventare: il nome che unisce quello di due icone americane agli antipodi, il trucco pesante, le provocazioni continue, le accuse di ogni tipo che gli piovevano addosso dai benpensanti americani, figuriamoci nella piccola Italia. Non era esattamente il tipo di artista che uno come me, abituato al metal classico e all'hard rock, avrebbe cercato spontaneamente.

Poi arrivò Sweet Dreams in televisione, alla radio, ovunque , e la storia cambiò. Il video, , era disturbante nel modo giusto: quella melodia degli Eurythmics del 1983 trasformata in qualcosa di più lento, più cupo, più minaccioso. Manson ha raccontato che l'idea di coverizzarla gli era venuta durante il suo primo trip acido; il risultato è uno di quei casi in cui la versione cover supera quasi l'originale, o quantomeno la affianca con dignità piena. C'è una cura nella costruzione del suono che va ben oltre il semplice arrangiamento heavy.

Quello che tecnicamente ho tra le mani è un EP, non un album vero e proprio: Smells Like Children è una raccolta di cover, remix e qualche originale, pubblicata tra il debut Portrait of an American Family e il successivo Antichrist Superstar. Oltre a Sweet Dreams ci sono una versione di I Put a Spell on You di Screamin' Jay Hawkins (trasformata in un incubo lisergico e poi finita nella colonna sonora di Lost Highway di Lynch) e qualche remix e brano sperimentale di diverso livello. Non tutto funziona allo stesso modo: alcune tracce sono più esperimenti di studio che canzoni vere, e certe scelte sono chiaramente fatte per provocare più che per convincere musicalmente.

La sorpresa, comunque, è stata che Manson non mi sembrava poi così estremo. Non conoscendo bene l'inglese i testi non arrivavano a colpirmi nel modo in cui probabilmente erano pensati; e musicalmente, per qualcuno che aveva già digerito metal classico, hard rock pesante e qualche incursione nel nu metal, non era esattamente roba da tapparsi le orecchie. Più industrial e più elettronico di quello a cui ero abituato, certo, ma non il muro invalicabile che il personaggio lasciava immaginare. Quasi una delusione, in senso positivo.

lunedì 27 luglio 2026

Marcello Simoni - L'Isola Dei Monaci Senza Nome

 

Autore: Marcello Simoni
Anno: 2013
Titolo originale: L'Isola Dei Monaci Senza Nome
Voto e recensione: 3/5
Pagine: 390
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Trama del libro e quarta di copertina:
Il 2 luglio 1544 l’armata del corsaro ottomano Khayr al-Din Barbarossa mette sotto assedio le coste dell’isola d’Elba.
Lo scopo è liberare il figlio di Sinan il Giudeo, suo generale delle galee, tenuto in ostaggio dal principe di Piombino. Il vero interesse del corsaro non è però il giovane, bensì il terribile segreto che egli custodisce. Il figlio di Sinan è infatti l’ultimo depositario di un mistero risalente ai tempi di Gesù e in grado di minare le basi della fede cattolica. Ma il Rex Deus è stato occultato per oltre quindici secoli ed entrarne in possesso sarà tutt’altro che semplice. Il giovane dovrà seguire un’antica pista di indizi lasciata da un monaco templare, destreggiandosi tra rivalità di corsari, intrighi di corte e battaglie navali. E dovrà anche sventare il complotto della Loggia dei Nascosti, intenzionata a mettere le mani su quell’antico segreto…

Commento personale e recensione:
Sono arrivato a "L'isola dei monaci senza nome" di Marcello Simoni in un modo un po' curioso: Zizzi mi ha chiesto se conoscessi questo autore, noto per i suoi romanzi di avventura storica, e così mi sono messo a cercare un suo titolo che non facesse parte di una delle tante saghe che ha scritto nel corso degli anni. La scelta è caduta su questo, e la sorpresa più grande è arrivata fin dalle prime pagine, quando ho scoperto che le vicende si svolgono proprio nei nostri mari e sulle nostre coste: Piombino, Portoferraio, Rio Elba, il Volterraio, Castiglione della Pescaia, Talamone, il Giglio e, naturalmente, Montecristo.

La storia parte da un fatto storico reale, l'assedio dell'isola d'Elba del luglio 1544 da parte del corsaro ottomano Khayr al-Din Barbarossa, che aveva come obiettivo la liberazione del figlio di Sinan il Giudeo, suo generale delle galee, tenuto in ostaggio dal principe di Piombino. Da qui Simoni costruisce una trama avventurosa che segue il giovane, in bilico tra le sue origini cristiane e quelle musulmane del padre, alla ricerca di un segreto antichissimo custodito da un misterioso ordine templare, tra rivalità di corsari, intrighi di corte e battaglie navali.

Come romanzo d'avventura funziona bene: si vede la mano di chi sa gestire ritmo e ambientazione storica, e l'uso di personaggi e avvenimenti realmente accaduti aggiunge un buon livello di credibilità a tutto l'impianto narrativo. Il mistero alla base della vicenda, però, il famoso segreto che tutti cercano, non mi ha lasciato quello stupore o quella curiosità che avrei sperato: resta più che altro un pretesto per far muovere i personaggi lungo la trama, senza avere davvero la forza di sorprendere il lettore.

Nel complesso resta comunque un buon romanzo di intrattenimento, capace di intrattenere piacevolmente grazie soprattutto al fascino di ritrovare luoghi che conosco bene trasformati in scenario di un'avventura del sedicesimo secolo.

domenica 26 luglio 2026

Tramonto a Roccatederighi

 

Allerta meteo arancione in tutta la Toscana... Così ci avevano raccontato, ma almeno da noi ha fatto 3,14 gocce e un po' di vento che cambia direzione con regolarità. Mare mosso un po' ovunque, quindi dopo aver osservato e scartato qualche spiaggia si opta per Salivoli. Giusto per fare come i vecchi che guardano al passato e si lamentano di come fosse prima.. Ovviamente meglio e più bella. Per il pomeriggio però accetto l'invito gradito per una mini escursione al tramonto ai massi di Roccatederighi. Non è dietro l'angolo, ma il viaggio in Maremma vale la candela. Piccolo giro al paese vecchio, che è decisamente vivo e con molti tedeschi e poi salita alla rocca. Ci abbarbichiamo sui massi per godere a trecentosessanta gradi del panorama sottostante. Aspettiamo che il sole cali e si nasconda con uno spumante Ribolla Gialla proprio estratto a km 0 e ci godiamo il nuovo spettacolo.

Album fotografico Tramonto a Roccatederighi