
Regia: Hideo Nakata
Anno: 1999
Titolo originale: Ringu 2 (リング2)
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies (5.9)
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Quando si parla di The Ring 2, la maggior parte delle persone pensa immediatamente al film del 2005 diretto da Hideo Nakata, sequel del remake americano. Ma prima di tutto questo, Nakata aveva già diretto un The Ring 2 nel 1999, seguito diretto del cult horror giapponese Ringu (1998). E se il primo film aveva ridefinito l’horror giapponese per il pubblico mondiale, questo sequel cerca di espandere il mito di Sadako Yamamura con risultati meno incisivi, ma comunque interessanti. A differenza del romanzo di Kōji Suzuki (Spiral), da cui in teoria il sequel doveva prendere spunto, The Ring 2 (1999) sceglie una strada diversa e più cinematografica. Il film riprende gli eventi immediatamente dopo la fine di Ringu: la giornalista Reiko Asakawa e suo figlio Yoichi sono scomparsi, mentre la polizia indaga sulla strana serie di morti collegate alla videocassetta maledetta. La protagonista diventa Mai Takano (Miki Nakatani), l’ex studentessa del professor Ryuji Takayama, che cerca di scoprire la verità sulla maledizione e su Sadako. Se il primo film si muoveva su atmosfere di crescente tensione e paura del non visto, questo sequel vira più verso il dramma paranormale, introducendo elementi di psico-cinema e esperimenti scientifici per spiegare i poteri di Sadako. La narrazione perde un po’ dell’aura di mistero che rendeva Ringu così inquietante, ma guadagna un’interessante esplorazione delle capacità psichiche di Yoichi, che sembra aver ereditato il potere della vendetta di Sadako. Uno degli aspetti più discussi di The Ring 2 è il modo in cui Sadako viene trattata. Se nel primo film la sua presenza era quasi tutta suggerita, qui le sue manifestazioni sono più esplicite: apparizioni, telecinesi, e momenti in cui l’horror si avvicina al J-Horror più tradizionale con fantasmi che si materializzano davanti ai protagonisti. Questo toglie parte dell’ambiguità che rendeva il primo film così disturbante, ma aggiunge una dimensione più dinamica e spettacolare che personalmente non ho apprezzato. Anche se la scena nella vasca di deprivazione sensoriale, in particolare, è uno dei momenti più riusciti del film: un mix di horror psicologico e body horror che riesce ancora oggi a risultare efficace. Tuttavia, rispetto al primo Ringu, manca quel senso di ineluttabilità che rendeva la maledizione così terrificante. Qui c’è più azione e meno angoscia, e nonostante questo la pellicola risulta lenta. The Ring 2 (1999) è un sequel che cerca di espandere il mito di Sadako, ma nel farlo perde parte del minimalismo e della tensione che avevano reso Ringu così iconico. Hideo Nakata dimostra ancora una volta di saper costruire atmosfere inquietanti, ma l’eccessiva esposizione del sovrannaturale e l’approccio più fantascientifico possono risultare meno efficaci rispetto alla pura paura dell’ignoto del primo capitolo.
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Cofanetto steelbook contenente i tre film giapponesi, di cui parlerò in apposito articolo
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